Stampa
Visite: 868

Dove sapori e colori sono più veri

di Andrea Ferraretto*

Il Parco nazionale della Majella è uno di quei luoghi capaci di far scoprire il valore della serenità e della solidità che la montagna sa dare: un territorio intriso di storia, memoria e tradizioni, legato alla Montagna Madre dell’Abruzzo dove gli eremiti hanno trovato il loro spazio naturale, fatto di pietra e silenzio, con, all’orizzonte, lo splendido isolamento che questa terra custodisce gelosamente.

Una montagna con una storia millenaria, di lupi e di boschi, della difficile convivenza tra pastorizia e un ambiente difficile, con inverni rigidi e lunghe distanze ma, anche, un territorio che ha vissuto periodi di fiorente attività economica e culturale, rappresentando il punto di contatto tra tradizioni e mondi distanti.

Vie di comunicazione e di scambi che, ancora oggi, percorrendo l’Altipiano delle Cinque miglia, ti fa sentire l’impressione di essere dentro alla storia, quando il tempo del viaggio era legato ai commerci e alla necessità di raggiungere mete lontane.

Da Napoli a Firenze, attraversando la dorsale appenninica, con Castel di Sangro, Sulmona, Popoli, L’Aquila, che svolgono la funzione di centri dove lo sviluppo è legato ai rapporti commerciali.

Il segno del tempo è rimasto impresso nei borghi e nella montagna, con ampie radure e pascoli che conservano, tuttora, i cumuli di pietre e i ripari di fortuna per pastori e viandanti: attraversare queste zone, durante le fitte nevicate doveva essere davvero un’esperienza dura e trovare rifugio nei paesi significava sopravvivere.

Oggi i paesi della Majella sono in grado di raccontare e restituirci tutto lo splendore di secoli di storia: Pescocostanzo, sul versante Sud, del Parco, è uno di questi gioielli, incastonati nella montagna, tra boschi e altopiani.

Il centro storico è di una bellezza folgorante, con le strade e i palazzi di pietra bianca, con un’ampia zona interdetta al traffico e un patrimonio storico e artistico che testimonia la ricchezza di queste zone.

Piccole botteghe artigiane dove sopravvive la tradizione dell’oreficeria e del ricamo al tombolo ma anche artigianato alimentare, con produzioni legate al territorio.

Anche per questo, seguendo le tracce legate alla cucina e alla tradizione, è stato scritto un libro, Cucina della Majella (di Lucio Biancatelli e Gino Primavera, ediz. Orme Tarka) che si legge come un romanzo dove i personaggi sono pastori e agricoltori, nonne e mamme, intenti a curare e custodire il patrimonio di conoscenze e di valori tramandati da secoli.

Un alternarsi di stagioni e di paesaggi, con la Majella a far da sfondo, immutabile, al lavoro degli uomini e al bisogno di tutelare il territorio per continuare a ottenere frutti.

Il Parco ha avviato un lavoro intenso sulla biodiversità legata all’agricoltura e alla tradizione: con il progetto “coltiviamo la diversità” al quale è legata l’idea di dar vita a una rete di ristoranti di qualità e di agriturismi, “cuciniamo la diversità” dove viene proposta l’occasione di conoscere la tradizione gastronomica abruzzese ottenuta con varietà autoctone prodotte dagli agricoltori custodi del Parco.

Paesaggi sconfinati, montagne e storia: l’occasione per vivere questo parco può essere anche quello di fare un viaggio sulla “Transiberiana d’Italia”: la linea ferroviaria SulmonaCastel di Sangro, lunga 76 km che rappresenta un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria italiana, che, in pochi giorni all’anno rivive e diventa un’attrazione turistica.

Aperta nel 1892 fino a Cansano e poi, per tappe successive, fino a Isernia, la linea subì pesanti danni durante il secondo conflitto mondiale, tanto che i lavori di ripristino si conclusero solo nel 1960.

Dai 350 metri sul livello del mare della “città dei confetti”, Sulmona, il binario si arrampica sui fianchi della montagna e conduce, con 25 Km di percorso, ai 950 metri di Cansano.

Numerosissime le opere d’arte che la qualificano come una linea ad alto valore tecnico e ferroviario, oltre che paesaggistico.

Un patrimonio turistico che bisognerebbe valorizzare e usare in modo intelligente.

Nuvole che corrono nel cielo, disegnando contorni sui campi: l’escursione sui grandi altopiani della Majella fa tornare alla mente un paesaggio selvaggio, un luogo fuori dal tempo e dal mondo, dove è l’aria fresca della montagna, la Montagna Madre, a ricordarci quanto siamo piccoli e quanto è bello sentirsi circondati dalla natura.

Ci torni mille volte e ogni volta è un’emozione che ti resta dentro e, quella montagna diventa ancora più nostra, da difendere e amare.

*www.lastampa.it