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La montagna in 60 anni ha perso 900 mila abitanti

Dal dopoguerra ad oggi i territori di montagna hanno subito ''spopolamento e abbandono''.

Se la popolazione italiana negli ultimi 60 anni è cresciuta di circa 12 milioni di persone, la montagna ne ha perse circa 900 mila, con la crescita che si è concentrata in pianura (8,8 milioni di residenti) e collina (circa 4 milioni).

Questo uno dei dati che emerge dal rapporto 'La montagna perduta' realizzato da CER (Centro Europa Ricerche) e tsm-Trentino school of management, presentato ieri al Senato.

Il rapporto fa presente, tra l'altro, che ''lo spopolamento delle aree montane è un processo non uniforme, perché in due regioni, il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta, la popolazione è aumentata.

La dotazione di infrastrutture, un'accessibilità maggiore ai servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, trasporti), una qualità della vita civile elevata ne hanno determinato la crescita''.

Inoltre nel report viene evidenziato che ''la montagna non è condannata dall'orografia ma dalle politiche pubbliche.

La montagna con politiche pubbliche adeguate e favorevoli può ambire a un ruolo di primo piano nello sviluppo del Paese''.

Secondo il direttore di tsm-Trentino, Mauro Marcantoni, ''l'estinzione della montagna è un'emergenza''; che però, come dice il direttore di Cer, Stefano Fantacone, ''può riservare nuove potenzialità''.

''Se la montagna è messa nelle condizioni di attivare politiche adeguate - osserva Ugo Rossi, presidente della provincia autonoma di Trento - ciò che è problematico può trasformarsi in una spinta allo sviluppo. Solo così la montagna può raggiungere una qualità della vita civile sufficientemente elevata''.

www.ansa.it

tutti pazzi per la Civita

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