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L’Ispra: “Ma è una sottostima”

di Veronica Ulivieri

Oggi le regioni con più suolo inesorabilmente occupato sono Lombardia, Veneto e Campania, con valori compresi tra il 13 e l’11 per cento di terreno impermeabilizzato, ma negli ultimi anni la colata grigia è diventata sempre più veloce soprattutto nel Nord Ovest dell’Italia.

Per quanto riguarda comuni medio-piccoli il record spetta a Casavatore (Napoli), un male che affligge anche il verde Trentino

Ogni ettaro di suolo cementificato ci costa dai 36mila ai 55mila euro all’anno. In tutto, se si considera che oggi risulta ormai occupato da condomini, strade, capannoni e centri commerciali il 7 per cento del territorio italiano, pari a 21.100 chilometri quadrati (2,1 milioni di ettari), il prezzo che paghiamo ogni anno è altissimo: almeno 538 milioni di euro, anche se i calcoli meno ottimisti arrivano a 825 milioni.

A quantificarlo è stata l’Ispra, che ha appena presentato il suo nuovo rapporto sul consumo di suolo e avverte: “Si tratta con tutta evidenza di una sottostima, a causa sia del fatto che non sono stati presi in esame tutti i servizi ecosistemici, sia per non avere considerato tutte le tipologie d’impatto legate comunque al tema dei servizi ecosistemici stessi”.

Un’espressione un po’ da addetti ai lavori per indicare gli innumerevoli benefici connessi ad avere un campo al posto di un parcheggio: dalla produzione agricola e l’impollinazione alla protezione della biodiversità, dalla naturale depurazione delle acque compiuta dalle piante e dallo stesso suolo permeabile alla capacità delle aree verdi di regolare il microclima dei territori, combattendo il fenomeno delle isole di calore urbane dovuto all’accumulo di calore superficiale. Fino all’assorbimento della CO2 alla protezione dei suoli dall’erosione.

*www.ilfattoquotidiano.it

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