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La Riserva di Punta Aderci

L’area protetta è la prima Riserva istituita in Abruzzo nella fascia costiera e nasce dall’esigenza di conciliare l’aspetto naturalistico dell’ area con quello turistico, relativo alla fruibilità delle spiagge.

La Riserva ha una estensione di circa 285 ettari, che arrivano a 400 con l'Area di protezione esterna, e va dalla spiaggia di Punta Penna, attigua al Porto di Vasto, Punta della Lotta, alla foce fiume Sinello, confine con il comune di Casalbordino.

Nell’anno 2000, il Comune di Vasto ha adottato il Piano di Assetto Naturalistico (PAN) della Riserva Naturale Regionale Guidata di Punta Aderci, elaborato dalla Cooperativa COGECSTRE di Penne, approvato in via definitiva dal Consiglio Regionale il 25.09.2007.

Nella Riserva, la zona pianeggiante appare maggiormente antropizzata, il paesaggio agricolo è di tipo tradizionale, con ampi vigneti, oliveti e appezzamenti coltivati prevalentemente a graminacee.

L’area di maggiore interesse naturalistico è costituita dalla spiaggia di Punta Penna: un anfiteatro marino che ospita numerose essenze vegetali tipiche.

Il promontorio di Punta Aderci (26 m s.l.m.) caratterizza l’intera area offrendo una visuale a 360° su tutta la Riserva.

In alcune cavità di Punta Aderci è possibile ammirare l’Halymenia floresia, considerata l’alga rossa più bella del Mediterraneo.

Da Punta Aderci lo sguardo può spaziare sul Parco Nazionale della Maiella, del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga e dei Sibillini.

Al tramonto, con buona visibilità, si può intravedere il Parco regionale del Conero.
Per conoscere meglio la Riserva

La lunga spiaggia di sabbia di Punta Penna termina con la spiaggia di sassi dei Libertini sottostante la falesia del promontorio di Punta Aderci .

La spiaggia dei Libertini è accessibile sia dalla spiaggia di Punta Penna che, attraverso un breve sentiero di 80 gradini, che la collega alla sterrata che conduce al promontorio di Punta Aderci (26 m s.l.m.). Sull'altro lato del promontorio si trova la spiaggetta di Punta Aderci.

Da qui si prosegue per la lunga spiaggia di ciottoli di Mottagrossa.

Da questa spiaggia fino alla foce del fiume Sinello, inizia uno dei tratti di costa più solitari e di difficile accesso dell'Adriatico centrale. Sovrastante la spiaggia di Mottagrossa si percorre un panoramico percorso in quota (circa 20m s.l.m.) di circa 3 Km, (ex tracciato ferroviario) che consente, a piedi o in bike, di scoprire le pinete sul mare, valloni e tratti di macchia mediterranea.

Le pinete offrono al visitatore la possibilità di una rinfrescante sosta durante i mesi estivi.

La Riserva termina alla foce del fiume Sinello poco oltre le caratteristiche arcate in mattoni che delimitavano il vecchio tracciato ferroviario.

Proseguendo inizia il lungomare della città di Casalbordino.

Deviando a sinistra, poco prima della foce, ci si allontana dalla costa percorrendo un sentiero che costeggia il fiume Sinello e che attraversa la zona interna della Riserva.

Per le alte temperature estive e per la lunghezza del percorso, questo tratto di sentiero è preferibile visitarlo in mountain bike.

Le dune

Le dune sono strutture collinari caratteristiche dei deserti e delle coste sabbiose.

Quelle costiere si sviluppano parallelamente al litorale, sono costituite soprattutto da sedimenti fini incoerenti portati dai fiumi (origine fluviale) e dal moto ondoso (origine marina) che trasporta e rideposita i sedimenti secondo le correnti principali.

Le dune non sono strutture statiche, sono instabili, sono soggette a continui spostamenti e ridimensionamenti causati dalla direzione e dalla forza del vento.

Il vento, infatti, spinge le particelle sabbiose verso l’entroterra per trascinamento oppure a balzi creando un lato sopravento con pendenza moderata e un lato sottovento con pendenza più accentuata.

Generalmente il versante della duna esposto a mare è maggiormente colpito dall’azione erosiva del vento, mentre il versante protetto si accresce per l’accumulo dei granelli di sabbia. La sabbia inizia ad accumularsi quando incontra le rocce o le piante.La vegetazione ha quindi una fondamentale importanza per la formazione delle dune costiere, poiché crea un impedimento per l’avanzamento della sabbia verso l’entroterra.

Può iniziare così la formazione di dune embrionali che vanno sempre più accrescendosi e stabilizzandosi, fino a formare vere e proprie colline asimmetriche che possono superare i 10 metri d’altezza. Il primo cordone di dune, prospiciente al mare, è sempre più elevato rispetto ai successivi. I cordoni successivi, sono più ricchi di copertura vegetale, rappresentata da arbusti tipici della macchia mediterranea. I cordoni dunali sono ambienti molto interessanti sia dal punto di vista ecologico sia paesaggistico. Tali ecosistemi hanno un delicato equilibrio evolutivo legato alla continua trasformazione del substrato causato dall’erosione del vento e del mare, che rendono difficile l’insediamento dei vegetali e di conseguenza la loro stabilizzazione. Spesso a peggiorare la situazione vi è l’azione dell’uomo che con la costruzione di strade ed edifici lungo le coste o semplicemente, con il solo calpestio delle piante che crescono nelle dune, interferisce sull’equilibrio descritto provocando lo sventramento dei cordoni dunali. Ma uno dei danni maggiori è sicuramente dato dalla costruzione di sbarramenti artificiali a monte dei corsi d’acqua. Questi hanno determinato una drastica riduzione nel trasporto dei sedimenti sabbiosi che giungevano al mare, causando l’arretramento della spiaggia. A Vasto, tale fenomeno è in controtendenza, infatti la spiaggia è caratterizzata da una attiva dinamica di deposizione e di edificazione dunale, favorita dalla deposizione del molo a difesa del porto di Vasto.

La flora

Sparto pungente (Ammophila litoralis)
L' Ammophila litoralis o arenaria appartiene alla famiglia delle graminacee. È una pianta tipica delle dune costiere in quanto con il suo apparato radicale molto sviluppato e profondo, crea una notevole resistenza ai movimenti della massa sabbiosa, contrastando così l'azione erosiva del mare e degli agenti atmosferici perciò è comune in tutte le spiagge del mediterraneo come fìssatrice delle spiagge mobili. È una pianta erbacea con spighette grandi, con glume sterili, lunghe circa 10 mm uguali tra loro, fiori solitari, muniti di callo basale coperto di lunghi peli, con glume fertili di consistenza cartacea. È una pianta con rizoma lungamente strisciante nelle sabbie marine, con densi ciuffi basali di foglie più o meno convolute. I suoi fiori sono riuniti in pannocchie lineari e spiciformi lunghe 20-30 cm e lunghe 2-3 cm, di colore bianco-giallastro. FIORITURA: Giugno-Agosto

 

Cakile marittima (Cakile maritima) 
Della sezione delle Brassicae, della famiglia delle crucifere. È una pianta erbacea alquanto succulenta delle sabbie marittime con foglie sparse senza stipole, fiori in grappoli costituiti da un calice di quattro sepali, una corolla di quattro petali disposti diagonalmente, sei stami e ovario supero. Il suo frutto è una siliqua, cioè una capsula bicapellare che si apre sui due margini delle valve. I semi possono formare due serie parallele ed opposte sulle due placente, ma spesso sono regolarmente alternati e posti sopra una linea sola. II seme è formato da due tegumenti ed è privo di endosperma; l'embrione è provvisto di cotiledoni carnosi ed oleaginosi, ripiegati su loro stessi. FIORITURA: Aprile-Luglio


Eringio marittimo (Eryngium maritimum)

II genere Eryngium appartiene alla famiglia delle ombrellifere. È una pianta diffusa in Italia in particolare nelle zone dunali. È una pianta perenne dalle foglie spinose e coriacee di colore giallo-verde con sfumature azzurrine. I suoi fiori sono riuniti in densi capolini o in folte spighe, muniti di calice a cinque lacinie rigide e pungenti, la corolla è di colore bianco o azzurrognolo, mentre il frutto è munito di aculei o di tubercoli. Quando si staccano, le foglie diventano di colore giallo - ocra e restano spinose. La radice nera e grossa scende in profondità nella sabbia ed ha sapore dolciastro e odore simile a quello delle carote. L'Eringio può raggiungere i 70 cm di altezza ed ha un fusto ramificato. FIORITURA: Giugno-Agosto

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

Pianta monocotiledone della famiglia Amarillidacee. Fiori grandi bianchi in ombrella, imbutiformi con nettario tubuloso, stami inseriti sul suo margine che presenta due denti tra ogni coppia di stami, semi neri angolosi e lucidi. Comprende 12 specie della regione mediterranea, su tutte le nostre spiagge in estate è frequente il Pancratium maritimum, con i fiori fortemente odorosi. FIORITURA: Luglio-Agosto

 

 

 

Carota di mare (Echinophora spinosa)

L'Echinophora Spinosa appartiene alla famiglia delle Ombrellifere (ordine: Umbelliferae). È particolarmente diffusa sulle spiagge marine, comune ma non localizzata. Si tratta di una pianta perenne e robusta, dal busto eretto e ramoso;
possiede foglie un po' carnose, rigide e pungenti a lamina bipenna con pochi segmenti distanziati tra loro. Il carattere più evidente è la disposizione dei fiori, regolari ermafroditi, in ombrello (essa può essere semplice, quando ogni peduncolo termina con un fiore o composta, quando i peduncoli sono corti e l'infiorescenza tende alla forma a capolino). Il fiore, con ovario infero, presenta cinque petali liberi, di colore bianco e di lunghezza pari a 2 mm, cinque stami e due/cinque carpelli infossati. FIORITURA: Giugno-Settembre

 

Silene colorata (Silene)
Appartiene alla famiglia delle Cariofillaceae, una famiglia che comprende oltre 300 specie, diffusa soprattutto nell'emisfero settentrionale e in Africa. Tra le altre 50 specie che vivono nella flora italiana, dal mare ai monti, quella più diffusa fra le dune è appunto la Silene Colorata. È un'erba perenne, pubescente, spesso infestante dei terreni coltivati. Presenta uno stelo piuttosto esile con fiori che vanno dal colore bianco, al giallastro, al roseo e rosso; formati da cinque petali a forma di lunga unghia, calice gamosepalo, tubuloso. Questi fiori inoltre, sono molto profumati per attrarre le falene, che fungono da insetti impollinatori. FIORITURA: Marzo-Giugno

Lappola (Xanthium italicum) 
Appartiene alla famiglia delle Composite - tubuliflore. Lappola è un nome applicato a piante diverse tra le quali lo Xanthium che condividono con la Lappola o barolana la proprietà di aderire alle vesti umane o al corpo degli animali, in questo caso attraverso aculei uncinati, con i quali è attuata anche la disseminazione a distanza. La Lappola è una pianta annua con foglie variamente lobate e solitamente ispide o pelose nella zona della lingua, per il resto glabre o finemente pubescenti, con guaine compresse. Presenta delle spighette appianate in un involucro globuloso il quale porta decine di teste che, a maturità, induriscono formando aculei spinosi. FIORITURA: Luglio-Settembre.

 


Euforbia (Euphorbia paralias)
Genere di pianta della famiglia delle Euforbiaceae. Questo genere comprende circa 600 specie delle regioni temperate, subtropicali e tropicali. L'infiorescenze di queste piante hanno una costituzione complessa perché i presunti fiori sono invece delle speciali infiorescenze a coppa: ognuna infatti è formata da un ricettacolo concavo, il quale contiene un certo numero di fiori nudi di colore giallo-verdastro. L'euforbia può essere alta fino a 70 cm e il suo fusto è rossastro e legnoso, mentre le sue foglie sono piccole, carnose di forma alare. FIORITURA: Aprile – Maggio

 

Papavero delle dune (Glaucium flavum)
Appartenente alla famiglia delle Papaveraceae. Contrariamente a tale famiglia, che è generalmente localizzata nelle regioni temperate fredde dell'emisfero nord, il Glaucium Flavum è particolarmente diffuso sulle aree marine. È una pianta erbacea, annua, caratterizzata da foglie semplici, isolate, piuttosto carnose, di colore grigiastro. Quando si staccano dallo stelo esce un liquido di colore arancio. La corolla dei fiori è formata da quattro grandi petali di colore giallo, pieghettati nel bocciolo floreale. Il frutto è una capsula che a maturità si rovescia per permettere la diffusione di semi che posseggono un embrione diritto, immerso in un abbondante albume carnoso e spesso oleaginoso. FIORITURA: Aprile – Maggio

 

Elicriso italico (Helichrysum italicum)
Helicrysum italicum (dal greco "sole" e "oro" allusivo al colore e alla forma dei fiori). Vastissimo genere della famiglia delle composite. È una pianta suffuticosa, abituata a vivere in ambienti aridi, sassosi o rupestri. Si è adattata ad un clima così arido che presenta foglie tomentose e lineari dai margini ripiegati. I fiori vivacemente colorati di un giallo dorato o cedrino, membranosi, sono riuniti in gruppi a formare un'infiorescenza a corimbo. L'elicriso è largamente utilizzato per lavori in fiori secchi, in quanto le infiorescenze si conservano per molto tempo inalterate nella forma e nel colore.

 

 

Mirto (Myrtus communis)
Appartiene alla famiglia delle mirtacee (lat. scientifico Myrtaceae) una specie di piante legnose. Il myrtus communis cresce per lo più negli ambienti aridi della macchia mediterranea ed era considerato dalla mitologia pagana, simbolo di amore e felicità. Presenta numerosi stami e carpelli saldati con l'asse, ciascuno con 1-8 ovuli, foglie sparse intere con lacune secretrici. I suoi fiori sono solitari e costituiti da cinque petali di colore bianco - latte, i suoi frutti sono bacche subsferiche nere, i semi generalmente privi di albume. Si tratta di un arbusto molto aromatico, come i suoi frutti. FIORITURA: Luglio - Agosto

La Fauna

Fratino (Charadrius alexandrinus)

Specie tipica delle coste sabbiose dell’Europa sud-orientale; in molti Paesi è in regresso, mentre in Italia, Francia e Spagna mantiene popolazioni apparentemente stabili. Nella Riserva di Punta Aderci è presente come nidificante lungo le spiagge, dove depone le uova a terra. Tra i problemi di conservazione più rilevanti si segnala il disturbo antropico durante la nidificazione e il rischio elevato di distruzione dei nidi causato dalla presenza di cani vaganti. Le aree di nidificazione della specie necessitano di una gestione mirata, finalizzata alla riduzione del rischio di predazione al nido e del disturbo diretto. Anche la predazione causata dalle volpi potrebbe essere una causa di mortalità rilevante. Per evitare completamente la predazione sarebbe necessaria una recinzione antintrusione. La migliori aree di nidificazione per la specie sono rappresentate da lingue di sabbia isolate da bracci di acqua.

Airone cenerino (Ardea cinerea)

La popolazione nidificante in Italia è prevalentemente concentrata nella parte occidentale della Pianura Padana, mentre nella zona del delta del Po ha una distribuzione localizzata, ma in espansione. Per l’Italia peninsulare è presente in Toscana (Castiglione della Pescaia e Lago della Penna). Questo ardeide è presente come specie migratrice nella Riserva, in particolare nell’area delle foci del Sinello. L'alimentazione avviene in acque basse con vegetazione di sponda, ma diversamente da altre specie di ardeidi l'airone cenerino può cacciare con successo anche su acque relativamente profonde, utilizzando il sistema dell'aspetto su posizioni rilevate quali rami emergenti.

Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides)
E' una specie appartenente all'ordine dei Ciconiformi, famiglia degli Ardeidi.
E' un airone di medie dimensioni dal collo corto, ha il piumaggio di colore bianco, marrone, e arancione. Le zampe e il becco nel periodo riproduttivo diventano azzurri. L'adulto ha un ciuffo nucale molto evidente. Nei giovani domina il colore marrone screziato e il becco è giallastro. Nidifica in Spagna e sporadicamente in altre zone dell'Europa meridionale. Poco diffuso in Pianura Padana soprattutto lungo i fiumi e nella zona della Lombardia e del Piemonte dove è dominante la risaia e nella zona del delta del Po e delle valli è sicuramente uno specie di airone coloniale piuttosto rara. Nel censimento del 1981 la popolazione italiana era stimata in 300 coppie. Nidifica in colonia denominata garzaia insieme ad altre specie di Ardeidi. Il nido è costruito in garzaia, prevalentemente su arbusti di salice o altri alberi bassi. Si nutre di pesci, rane, girini e invertebrati. Caccia sia da ferma su posatoio rialzato, che camminando lentamente in acque basse. È una specie migratrice.

Tarabuso (Botaurus stellaris)

Con solo 1500 maschi cantori, il Tarabuso è certamente una delle specie più rare presenti nell'Unione Europea. Di questi, non più di 50 si riproducono nel nostro Paese. Questa infatti è una specie che necessita, per sopravvivere, di un ambiente che sta sparendo a vista d'occhio in tutto il Vecchio Continente: il canneto. Ha una lunghezza di 70 cm con apertura alare 130 cm., Peso 1 Kg. È un animale molto schivo, che ama ripararsi nel fitto dei canneti dove nidifica in coppie isolate. Difficile da vedere, se ne può stabilire con sicurezza la presenza grazie al particolare verso notturno simile al soffio in una bottiglia vuota, che il maschio emette durante il periodo riproduttivo, fino alla fine di giugno. Se allarmato, assume una postura mimetica immobilizzandosi e tenendo collo e becco verso l'alto per cercare di confondersi con le canne. Durante il volo mantiene il collo ritirato, e le battute sono rapide e regolari. Si nutre di piccoli animali che rinviene nelle basse acque paludose: pesci d'acqua dolce, piccoli anfibi e rettili, talvolta insetti. Non disdegna però di cibarsi anche di piccoli mammiferi (topi e arvicole) o vegetali.

Garzetta (Egretta garzetta)
È una specie indicata nella Direttiva 79/409/CEE e successive modifiche. Il suo status generale è favorevole e la popolazione globale non è concentrata in Europa. La popolazione nidificante in Italia (6.000 - 15.000 coppie in incremento nel periodo 1983-1990) costituisce un terzo della popolazione europea ed è prevalentemente concentrata nella Pianura Padana. È presente in maniera irregolare, specialmente durante gli spostamenti migratori e di erratismo. Utilizza, per l'alimentazione, una varietà di ambienti, generalmente caratterizzati dalla presenza di acque basse e copertura vegetazionale.

Gruccione (Merops Apiaster)

ll gruccione è il più variopinto rappresentante dell’avifauna italiana, tanto da meritarsi l’appellativo di “uccello arcobaleno”. Dorso castano rossiccio, si schiarisce fino sfumare nel giallo del groppone, parti ventrali azzurro verdastre. Il collare attraversa il collo color giallo, mentre gli occhi sono attraversati da una fascia color scuro. La fronte è bianca con sfumature azzurre, zampe e becco neri. Coda lunga e verdastra con le timoniere centrali molto sviluppate nell’adulto. La voce è un “pruupp” udibile da lontano. In Italia arriva verso la fine di aprile per nidificare, ritornando la fine di agosto nei quartieri di svernamento del Sahara occidentale e del Kenia orientale sino al Sud Africa. Nei 4 mesi che trascorre nel nostro paese si nutre di tantissimi insetti che cattura lanciandosi da un posatoio spiccando spettacolari voli che dimostrano la sua capacità nel cacciare. Interessante è sapere che gli uccelli riescono distinguere quali siano gli insetti velenosi riuscendo a far fuoriuscire il veleno della preda schiacciandole l’addome col becco. Il gruccione si ciba così di api, vespe, calabroni,libellule e farfalle. La nidificazione avviene in gallerie scavate nel terreno sabbioso a argilloso oppure in pareti ripide e difficilmente accessibili dai predatori. Il nido è composto da un cunicolo di entrata lungo dai cm.80. ai mt.2, terminante in una camera detta di incubazione. La femmina depone dalle 4 alle 7 uova bianco lucido che cova per 23 giorni dopodiché nascono i piccoli che per 26 giorni sono accuditi da entrambi i genitori. Le osservazioni in questo periodo hanno portato alla scoperta che un terzo esemplare, presumibilmente giovane, aiuta la coppia allo svezzamento dei nidiacei.

Martin Pescatore (Alcedo atthis)
Le piume sono sgargianti, tra il blu e il verde, ma sul collo e sulla gola si notano evidenti macchie bianche. Le parti superiori presentano una colorazione che varia dal blu brillante al verde smeraldo. Il petto invece, ha una colorazione arancione vivace per i maschi, più castana per le femmine. La testa è abbastanza grande, con un becco lungo, robusto nero. Le zampette sono piccole e di un rosso intenso. Di solito il maschio lo si osserva spesso posato sui rami o sui paletti presso l'acqua, da dove si tuffa per catturare le sue prede. In genere vola basso, rasente l'acqua, il suo volo è veloce. L'habitat ideale per il Martin Pescatore sono i luoghi dove è presente acqua e cibo, ossia pesci, che costituiscono la sua alimentazione. Nonostante la modesta grandezza, il Martin Pescatore riesce a catturare prede anche più grandi del suo corpo come il luccio o la trota. In alcune occasioni, in mancanza delle sue prede preferite, cattura piccoli animali acquatici quali larve, insetti acquatici come le libellule o piccoli granchi, a volte anche molluschi. Le coppie tra Martin Pescatore generalmente si formano a partire dal mese di gennaio. Prima di passare all'accoppiamento si picchiettano leggermente il becco, esprimendo la loro intesa a formare una nuova famiglia. I piccoli, che di solito nascono tra marzo e agosto, vengono posti in un tunnel sotterraneo lungo le rive alte, con un apertura di circa 15/17 cm di diametro e lungo da 45 a 130 cm, che protegge i piccoli dalle intemperie e dai predatori. Quando la femmina deporrà le uova, di un numero compreso tra 5 e 8, per 19/21 giorni esse saranno covate da entrambi i genitori.

Sparviere (Accipiter nisus)

E' una specie molto discreta e assai difficile da osservare e localizzare. Molto simile all`Astore è comunque di dimensioni più piccole, in modo particolare il maschio. Si distingue inoltre dagli altri rapaci per una lunga coda e le ali corte e arrotondate. In volo può essere confuso con il cuculo o con il gheppio dal quale si differenzia comunque per il colore e la forma delle ali. L`habitat principale coincide con le zone boschive, dalla pianura fino alla zona alpina. Durante le escursioni di caccia frequenta pure ambienti semiaperti come radure, margini di bosco ecc. La specie si nutre principalmente di piccoli uccelli che caccia con estrema abilità e velocità all`interno del bosco. Durante il periodo riproduttivo lo sparviere vive a coppie che possono occupare delle superfici da 5 a 10 kmq. Anche in questa specie il maschio contribuisce attivamente alla cova, nutrendo la femmina e procurandole il cibo. La deposizione delle uova inizia in maggio e i piccoli abbandonano il nido a fine luglio, 24 - 30 giorni dopo la schiusa delle uova.

Cinciallegra (Parus major)
Appartenente alla famiglia dei Paridi, è lunga circa 14-15 cm; la testa e il collo sono nero-bluastri brillanti con guance bianche e ali e coda grigio-azzurre. Il dorso è verdastro, le parti inferiori gialle con una striscia centrale nera, che corre longitudinalmente dalla gola all’addome. Le zampe sono grigio-blu, il becco e gli occhi neri. E’ una specie tipicamente arborea, si arrampica sui rami. E' molto attiva, curiosa e allegra e scende raramente al suolo. Non è raro che imiti gli altri uccelli nel loro canto. Abita i boschi misti e di latifoglie, le aree agricole, i giardini e i parchi; sverna nel territorio di nidificazione. Diffusa e comune, si spinge fino a quote verso i 1500 metri. La Cinciallegra nidifica in buchi nei muri, in cavità di alberi e cassette nido, da fine marzo a luglio, portando a termine 2 covate annue. La coppia costruisce un nido di muschio rivestito di peli animali; in esso la femmina depone dalle 5 alle 10 uova, bianche, macchiettate di bruno rossiccio. La femmina cova 12-16 giorni; i giovani vengono alimentati da entrambi i genitori e si involano dopo 19-20 giorni. Si nutre di una grande quantità di insetti e larve, ragni, piccoli invertebrati e vermi; in inverno anche sementi contenenti grasso e bacche. Apre semi e noci con il forte becco. Quando il cibo abbonda ne tiene da parte delle riserve per i giorni di magra. E’ diffusa in tutta l’Europa.

Poiana (Buteo buteo)

La poiana comune è un uccello da preda tipico dell'Europa. Ha una lunghezza tipica tra i 51 e i 57 cm con una apertura alare dai 110 ai 130 cm. Il suo habitat copre la maggior parte dell'Europa e si estende in Asia. Vive in tutte le zone tranne che nelle zone più fredde.
Vive nei boschi, ma di solito caccia in territori aperti. Mangia soprattutto piccoli mammiferi e, talvolta, carogne di animali (saprofagia). Le poiane sono gli uccelli più cacciati in tutta l'Inghilterra. Stanno aumentando di numero in Gran Bretagna e si stanno estendendo ad est dalle loro precedenti roccaforti occidentali. Generalmente non si spostano in stormi ma possono essere visti insieme durante una migrazione o in un buon habitat. La poiana costituisce un solo nido sugli alberi e su rocce isolate. La femmina depone solitamente 2 o 3 uova nel nido tra marzo e maggio. Le uova sono bianche con macchiettature grigie o brune. La cova dura solitamente 34 giorni, e si alternano sia i maschi che le femmine. I piccoli restano nel nido per i successivi 40-50 giorni.

Saltimpalo (Saxicola Torquata)
E'un piccolo uccello della famiglia dei Pigliamosche (Muscicapidae). Il saltimpalo è un uccello in grave pericolo. E' lungo circa 12 cm e pesa fino a tredici grammi. Il maschio ha una testa nera e un anello bianco nel collo. La parte anteriore è colorata di rosso arancio. Le femmine hanno tutto il corpo di un colore più opaco.
Vive su superfici aperte con singoli arbusti, per esempio in brughiere o praterie alte. La sua residenza invernale è l'Europa merdionale e Occidentale. In Europa centrale e orientale il saltimpalo è presente da marzo a novembre. Necessita della presenza di cespugli, arbusti, erbe folte, paletti (da cui il nome): tutti punti di appostamento per la caccia. Da queste postazioni il maschio può cantare per segnalare il proprio territorio. Purtroppo la diffusione sempre più massiccia di colture intensiva sta facendo sparire le condizioni ambientali gradite alla specie, che ha visto diminuire la propria popolazione in molte regioni.
Il saltimpalo si nutre di insetti, ragni e vermi che cattura prevalentemente dal terreno. Caccia da appostamento: dal suo posatoio parte in volo e va a catturare le sue prede.
Nel periodo di cova da marzo ad agosto vengono deposte due covate. Il nido viene nascosto bene e costruito in profondità nel terreno con erba, fili di paglia, licheni e radici. Le femmine depongono dalle cinque alle sei uova.

Cappellaccia (Galerida cristata)

Leggermente più grande dell'Allodola comune si distingue da questa per il piumaggio più grigio e una cresta più grande che resta visibile anche quando è ripegata. Ha un becco appuntito, con la parte inferiore piatta. La parte inferiore delle ali è rossiccia. Lunghezza: 17 cm. Apertura alare: da 29 a 34 cm. Peso: da 35 a 45 g. È un comune frequentatore degli spiazzi aperti e coltivati. Il canto è melodioso, ma monotono. Si nutre di semi e insetti. Gregario, resta normalmente nella stessa zona per tutto l'anno, nidifica tra aprile e giugno. Costruisce il nido in piena terra con 4 o 6 uova, di colore variabile tra il giallo e il bianco rossiccio, macchiettato di grigio. Nidifica due o tre volte all'anno. La cova, fatta sia dalla femmina che dal maschio, dura 12 13 giorni. I pulcini sono coperti da una lunga peluria giallo paglia. Dopo 10 giorni abbandonano il nido e dopo 20 giorni volano.

Beccamoschino (Cisticola juncidis)
E' un uccello della famiglia delle Cisticolidae,lungo circa 11 cm, caratterizzato da un piumaggio nelle parti superiori di colore bruno-olivastro a strisce, con la schiena rossiccia, le parti inferiori bianche, con il petto e fianchi fulvi. In Italia è stazionario e di passo e nidifica soprattutto sulla zona costiera, ma anche all'interno, in habitat costituiti da aree aperte, come pascoli, zone coltivate, e praterie, mai al di sopra della zona collinare.
Il volo è formato da un susseguirsi di curve, e quando è in volo emette un fischio acuto e forte. Nell'erba si muove con grande velocità. Costruisce il nido mettendo insieme numerose foglie, posizionandolo sempre all'altezza di circa trenta cm da terra, all'interno di qualche cespuglio di graminacee. Vengono deposte dalle 4 alle 5 uova di colore azzurro chiaro o bianco-rossiccio, ed a covarle sarà solamente la femmina. Si ciba di piccoli insetti, che raccoglie sull'erba, nei cespugli o sul terreno.

Occhiocotto (Sylvia melanocephala)

In Italia è presente lungo le coste della penisola e su tutte le isole, è sedentario e nidificante ma vi transitano anche popolazioni migratrici, provenienti dal Nordafrica. La specie, lunga fino a 13cm, presenta il maschio con il capo di un nero intenso, nel quale spicca l'occhio, circondato da un circolo di pelle rossa (da qui il nome); il resto delle parti superiori è grigio, mentre inferiormente il colore si fa quasi bianco. La coda, scura, è anch'essa bordata di bianco. Alla femmina invece, manca l'evidente cappuccio nero ed è simile ai giovani. Il verso è un forte allarme come di uno strumento di legno rapidamente vibrato. Tra le sue prede più comuni vi sono insetti di diverse specie, larve di lepidotteri, afidi, ragni; nella tarda estate ed in autunno l'occhiocotto utilizza per alimentarsi anche frutti quali fichi ed uva, e semi di numerose piante. La riproduzione ha inizio a fine marzo, ed il nido è costruito in cespugli sparsi o nel sottobosco di foreste costiere. Le uova, 3-4, possono variare molto nel colore di fondo ed hanno macchie brune o rossastre. Vengono incubate per 13-14 giorni da entrambi i sessi ed i giovani vengono nutriti quasi esclusivamente dalla femmina e rimangono nel nido per 11 giorni. Di norma vengono completate due covate.

Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus)
Appartiene alla famiglia dei Recurvirostridi, uccelli grandi circa come tortore, con il becco e le zampe lunghissime. Molto elegante, possiede una livrea che lo rende inconfondibile: il dorso e le copritrici superiori delle ali color nero uniforme, le lunghe zampe rosse e un becco dritto e sottile che usa per scandagliare il fondo delle paludi alla ricerca degli invertebrati di cui si nutre: insetti acquatici e piccoli molluschi, anche se apprezza anche ragni e piccoli insetti terrestri. È un uccello di ripa, e nidifica in colonie molto numerose e rumorose a causa degli incessanti stridi che la animano durante il periodo degli accoppiamenti. Quando già se ne paventava l'estinzione, il cavaliere d'Italia è tornato a nidificare nel nostro paese e ora è abbastanza comune incontrarlo in molte paludi della penisola, tanto che la popolazione italiana nidificante (che tende ad aumentare) è la seconda per importanza in Europa, dopo quella spagnola. Ha una lunghezza di circa 37 cm e un peso di 160 gr.Il Cavaliere d'Italia depone in media 4 (5 max) uova e la durata dell' incubazione è di 25/26 giorni.

Gheppio (Falco tinnuncunus)

E' un piccolo rapace diurno, somigliante al falco che raggiunge i 44 cm, con apertura alare di circa 75cm. e un peso medio di 70-270 gr. Il maschio ha testa grigio-blu, dorso color castagno, ali con macchie scure e coda lunga e stretta (12-15 cm), grigia, con una barra nera sul bordo; sotto è più chiaro, becco adunco e zampe gialle. Timoniere grigio-ardesia con banda subterminale nera. La femmina ha il dorso e la coda di colore bruno con macchie nere trasversali ed è piu' grande del maschio. Frequentemente lo si vede volare in modo stazionario (fa' il cosiddetto "spirito santo", sbattendo velocemente le ali controvento, rimanendo immobile) a poche decine di metri dal suolo, quando scruta il terreno sottostante in ricerca di prede. L`habitat ed il luogo di caccia preferiti sono le zone aperte sia al di sotto dei 500 metri, sia al di sopra dei 2000 metri (praterie alpine). Eccellente cacciatore, si nutre di piccoli mammiferi, roditori, insetti vari, lucertole, invertebrati, piccoli serpenti ed uccelli, come storni,allodole, pipistrelli e passeri. Durante il periodo riproduttivo, emette versi acuti ripetuti. Costruisce il nido generalmente sulle pareti rocciose ma anche su alberi ,edifici o ponti, ma anche in vecchi nidi abbandonati di altri uccelli. A seconda dell'altitudine la deposizione delle uova (4/9 in 1/2 giorni) inizia dopo metà aprile e la cova, effettuata esclusivamente dalla femmina, dura circa 28 giorni. Il maschio si occupa di procurare il cibo e difendere i piccoli che spiccano il volo dopo 30 gg circa.

Falco di palude (Circus aeruginosus)
Tra i Falconiformi è uno dei più grandi e più belli; tra maschio e femmina è presente un certo dimorfismo sessuale per le dimensioni ed il colore del piumaggio.
La colorazione del maschio varia nelle diverse parti del corpo: il dorso è marrone scuro, il ventre e la testa sono più chiari, coda ed ali sono grigiastre e la gola color crema. La femmina è colorata uniformemente di marrone scuro con il bordo superiore delle ali, la gola e le parti superiori del capo biancastri. Vola basso a pochi metri dal suolo; in volo mantiene, durante le planate ed i volteggi, la tipica posizione delle ali rivolta verso l'alto a "V". Le penne intorno agli occhi sono disposte in modo tale da formare dei grossolani dischi facciali che migliorano le capacità visive. Le zampe sono munite di lunghe dita con affilati artigli; becco curvo e tagliente; vista acutissima, specializzata nel riconoscere gli oggetti in movimento. Come dice lo stesso nome, questo rapace è strettamente legato agli ambienti umidi ed agli argini ricchi di canneti nei quali cerca il cibo e costruisce il nido; in questi ambienti si pone all'ultimo anello della catena alimentare, cibandosi prevalentemente di piccoli mammiferi ed uccelli compresi le uova ed i nidiacei, senza disdegnare però anche pesci ed insetti. La maggior parte delle prede, ad esempio piccoli uccelli acquatici o giovani anatre, vengono catturate volando sull'acqua; molto curiosa è la collaborazione nella caccia che a volte si instaura tra lui ed il Falco pellegrino. Inizialmente quest'ultimo distrae gli uccelli sull'acqua che, vedendolo, rimangono in acqua sapendo che caccia in volo; il Falco di palude le attacca quindi di sorpresa e le spaventa facendole volare, ed è a questo punto che il Falco pellegrino può attaccarle a sua volta.
Il maschio delimita soprattutto con il volo un proprio territorio nel quale sarà poi seguito dalla femmina; questa viene attirata attraverso richiami o voli acrobatici, ed il corteggiamento prevede volteggi in volo nei quali il maschio si lascia cadere a corpo morto verso di essa che, girandosi su se stessa, oppone i propri artigli a quelli del partner.
Nidifica fino a 200 m sul livello del mare. Il nido viene costruito al suolo soprattutto tra i fitti canneti. Produce una sola covata annua; le uova sono colorate di bianco con toni opaco-bluastri. La cova viene svolta dalla femmina mentre il maschio ha il compito di procacciare il cibo sia per lei che per i piccoli.

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