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Grotte di StiffeLe Grotte di Stiffe sono un complesso di grotte carsiche situate in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, nel territorio del comune di San Demetrio ne' Vestini, poco sopra l'abitato della frazione di Stiffe, da cui prendono il nome.

Si tratta di grotte accessibili e aperte in parte al pubblico con visite guidate a pagamento grazie ad opportuni lavori di valorizzazione iniziati negli anni ottanta e portati a compimento con l'inaugurazione avvenuta nel 1991, rappresentando una delle attrazioni naturalistiche più importanti della provincia aquilana.

Le grotte in ambiente carsico, con una lunghezza di oltre un km e non ancora del tutto esplorate, sono state create in tempi geologici dalle infiltrazioni, erosione e corrosione delle acque provenienti dalla parte superiore della montagna soprastante, in particolare dall'Altopiano delle Rocche dove il principale immissario è l'inghiottitoio di Pozzo Caldaio nei pressi di Terranera, frazione di Rocca di Mezzo.

In un ambiente sotterraneo a temperatura di appena 10° C costante tutto l'anno, il fiume d'acqua che attraversa l'intera grotta è perenne, con vari salti e cascate, dando vita ad un ambiente suggestivo e unico fatto di varie sale, cunicoli e presenza tipica di stalattiti e stalagmiti.

Troviamo una località denominata Stiffe, per la prima volta, nel "Catalogus baronum sub Wiligelmi" (1167), il documento che indicava, sotto il Regno di Guglielmo I, la leva generale che il re normanno poteva pretendere dai propri feudatari in caso di guerra.

Stiffe, allora conosciuta con il nome di Stissam, aveva l'obbligo di fornire tre militi.

Pur tuttavia, già prima di allora, il toponimo Stiffe indicava un agglomerato di case sparse che, con il tempo, andrà a coagularsi in castrum, per poi, con l'incastellamento risalente al Mille, divenire un vero e proprio borgo fortificato.

D'altra parte tale evoluzione viene confermata dalla presenza della Chiesa di Sant'Andrea, una pieve fuori delle mura che faceva da ritrovo sociale nei centri prima del Mille e che poi verrà soppiantata dal Castello, di cui restano solo i ruderi.

Nei secoli successivi Stiffe partecipò, quasi sicuramente, alla fondazione della città dell'Aquila, come testimonia la presenza di una Chiesa di Sant'Andrea all'interno delle mura del capoluogo, caratteristica, appunto, dei paesi che crearono la città territorio aquilana.

Ritroviamo Stiffe in un documento ufficiale nel 1267, sotto il Re Carlo I d'Angiò, quando viene menzionata negli atti relativi all'esazione imposta da Ponzio di Villanova; essa ha il nome di Stiphia e viene tassata, unitamente alla città dell'Aquila, per 9 once d'oro.

Dopo circa trent'anni, nel 1294, la nostra Stiffium ricompare nel Diploma di Carlo II d'Angiò, rilasciato forse per intercessione di Celestino V, il Papa che "fece per viltade il gran rifiuto" (Dante, Inferno, Canto VV. ).

Il documento riveste grande importanza per tutto il comprensorio aquilano, poiché la tassazione viene applicata su Aquila intesa come unica entità fiscale, unitamente a tutto il suo contado, non più sui singoli paesi.

Passano due secoli e Stiffe, come detto nel catasto onciario di Ladislao di Durazzo (1409), ha 14 fuochi (un fuoco corrispondeva a 3-5 persone), una popolazione che manterrà approssimativamente anche in seguito, come testimoniano le numerazioni del 1508 (16 fuochi), del 1530 (28 fuochi) e del 1546 (16 fuochi), anche se nel frattempo il suo nome ha acquisito la forma definitiva di Stiffe.

Ma è nel XV secolo e, per la precisione, nel 1423 che Stiffe vede il suo periodo d'oro, quando resta uno degli ultimi baluardi che difendono L'Aquila assediata da Braccio da Montone, il capitano di ventura umbro che voleva mantenerla sotto il proprio dominio.

In realtà, l'episodio bellico rientrò in un complesso gioco di potere che vide protagonisti il Regno di Napoli, il Papato, il Granducato di Toscana ed il Ducato di Milano: fu proprio in quest'occasione, infatti, che furono stabiliti gli equilibri che faranno, nei secoli seguenti, la storia d'Italia, fino ad arrivare al secolo scorso.

L'Aquila, assediata fin dal maggio del 1423, riuscì a resistere eroicamente per ben tredici mesi, supportata solo dai tre castelli di Fontecchio, Rocca di Mezzo e, appunto, di Stiffe, che non si arresero a Braccio da Montone.

Finalmente, il 2 Giugno 1424, avviene lo scontro decisivo nella piana aquilana: da una parte il formidabile esercito braccesco coadiuvato dai fiorentini, dall'altra una coalizione delle truppe papali, napoletane, milanesi che, dopo un iniziale sbandamento, riescono a ribaltare la situazione grazie anche al decisivo intervento degli aquilani che uscendo dalle mura della città, attaccano i bracceschi alle spalle.

Trascorso questo periodo glorioso Stiffe, come del resto tutto il territorio, piomba nel buio della dominazione spagnola, quando, addirittura, agli abitanti di Stiffe fu imposto un coprifuoco che impediva loro di uscir di casa dopo le due ore di notte.

Fra peripezie e vessazioni varie dei feudatari Stiffe giunge al 1800, quando, di proprietà dei principi romani Barberini, dà i natali al patriota Angelo Pellegrini, incriminato ed incarcerato per le sue attività mazziniane.

Pellegrini, indomito e tenace, sarà a capo del corteo che, decenni dopo, sfilerà per le vie dell'Aquila per celebrare il passaggio dal regime borbonico a quello unitario.

Ad inizio secolo Stiffe torna ad essere protagonista: il 31 maggio del 1906 il Consiglio Comunale di San Demetrio ne' Vestini delibera l'inizio dei lavori per la costruzione di una centrale idroelettrica nel paese di Stiffe, che sarà una delle prime in tutta l'Italia centrale; essa, alimentata dalle acque della Grotta, fornirà energia elettrica a tutto il paese di San Demetrio, per poi essere smantellata durante la seconda guerra mondiale.

La grotta, ostruita da una diga onde creare una certa pressione del flusso idrico, resterà chiusa fino agli anni '50, quando, abbattuto il muro, cominciarono le prime esplorazioni speleologiche.

Tutta la documentazione legata all'opera è andata perduta, o almeno così si credeva fino all'inizio del 1995, quando, in un mercatino di libri dell'usato di Roma, fu rinvenuto dal Prof. Lino De Santis dell'Aquila un album rosso contenente 24 fotografie: esse illustrano tutta la realizzazione dell'opera, dalle prime perlustrazioni in grotta alla posa in opera della tubatura della condotta forzata.

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