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La colpa è della politica

di Franco Battaglia*

L'Italia perde i pezzi. Nel senso letterale: frane e alluvioni sembra non si contino più. Che non accadono per eventi climatici eccezionali: a volte basta una pioggerellina persistente per qualche ora di troppo per causare gravissimi danni.

Rammentate Sarno nel maggio del 1998? Piovve in modo lieve per tre giorni tre: quasi 200 morti per conseguente frana. E così ogni anno, fino ad oggi. In Liguria, Sardegna, Piemonte, ovunque.

Certo, analizzando caso per caso, i cosiddetti esperti sapranno dire la rava e la fava delle cause. Ma la causa intima, comune a tutti gli eventi, non ve la diranno.

Responsabili morali di questi disastri sono gli ambientalisti de noantri, detentori di quella mentalità arrogante e ignorante che ha comandato per 30 anni, e ci ha ridotto in uno stato di totale prostrazione, nei settori ambientale, energetico e di qualità della vita.

Costoro sostengono cose stravaganti, del tipo che ove c'è un quartiere che frana è il quartiere che non avrebbe dovuto essere lì.

Non è un problema di infrastrutture dottorano i loro geologi vendutisi per pochi tozzi di pane solo che le case non devono stare lì dove sono.

Dove dovrebbero stare non è dato sapere, ed è inutile obiettare che in Olanda hanno costruito sotto il livello del mare.

Non posso non dimenticare quando, dopo aver noi ridicolizzato di Verdi, Wwf e Legambiente tutte le paturnie, dalle lotte a elettrosmog, nucleare, ogm, polveri sottili, riscaldamento globale, alle promozioni di agricoltura biologica, energia eolica e pannelli fotovoltaici, in un'intervista pubblicata su queste pagine mi fu chiesto se ritenessi esistesse una qualche emergenza ambientale.

Correva l'anno 2000: sì, risposi, il dissesto idrogeologico, e bisogna destinare centinaia di miliardi a geologi e ingegneri per la messa in sicurezza del nostro fragile territorio.

Naturalmente non v'era né v'è ragione perché io fossi ascoltato o preso in qualche considerazione. E infatti così fu.

Negli anni successivi, i prodi professori al governo hanno dato la patacca di ministro dell'Ambiente a improbabili personaggi; i molto ermetici e poco realistici presidenti di Legambiente sono diventati onorevoli, e gli attivisti venditori di fuffa, quelli che si mettono di traverso quando si prova a costruire un passo carraio, sono trattati coi guanti bianchi anziché con le manette ai polsi.

La merce che tutti costoro ci hanno venduto è questa: quando il clima fa i propri capricci, rammentate che la colpa è vostra, e dovete rimediare installando pale eoliche e pannelli fotovoltaici.

E pazienza se è roba che andrebbe venduta in gioielleria, ma è il prezzo che dovete pagare se volete combattere i disastri climatici.

Ed è proprio quel che stiamo stolidamente facendo dal 2007, cioè dalla prima finanziaria di Prodi.

Duecento miliardi che sottratti alla cura degli argini dei fiumi, alla costruzione di appropriate casse d'espansione, e a tutto quanto suggerirebbe il buon senso in ordine alla protezione delle nostre terre dalla forza di eventi naturali che la storia registra dai tempi più immemorabili non hanno potuto risparmiare al Piemonte oggi, alla Sardegna, a Brescia e Genova ieri, a Sarno l'altro ieri, il disastro.

O almeno mitigarlo. Sanno quei territori chi ringraziare: gli ambientalisti e i loro compagni di merende.

Tra i quali c'è pure l'Unione europea. Che proprio pochi giorni fa ci ha informato che mezzo milione di noi muoiono ogni anno per lo smog, mentre invece nessuno è morto per smog.

Fatemelo ripetere: nessuno. Onde per cui mi chiedo me lo chiedo da 3 lustri quand'è che collassa questo mostruoso pachiderma che ci opprime, con ogni nazione che torna ad essere tale.

Questa pletora di falsi profeti ci ripete da 30 anni che per proteggere la nostra casa in montagna dal peso della neve bisogna non costruire tetti spioventi ma impiegare le nostre non infinite risorse per non far nevicare: conteniamo la temperatura del pianeta entro 2 gradi, hanno sproloquiato i fessi di Parigi.

Quando smetteremo di ascoltarli? A proposito, avrete tutti letto e ascoltato che Trump avrebbe cambiato idea sulle politiche climatiche.

Niente vero: ho letto l'intera intervista che gli ha fatto il Nyt e dalla quale sarebbe sorta la notizia fasulla che vi hanno propinato, una delle tante fasulle. Ma questa è un'altra storia.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita