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Un blocco che serve solo per fare scena

di Paolo Ugge* 

Puntuale come una cambiale, con l'abbassarsi del termo­metro tipico di questo perio­do invernale, tornano a sali­re i valori dell'inquinamento e gli amministratori, pressati dalle «ma­dri salutista» (preoccupate per la sa­lute dei figli tanto da accompagnarli tutte le mattine a scuola, magari con i Suv che regolarmente parcheggia­no a motore acceso in seconda fila) non sanno far altro che ricorrere alle solite misure tanto demagogiche quanto inutili ai fini della riduzione dei livelli d'inquinamento.

L'ecopass è stato un mezzo flop? Poco importa. Le domeniche a piedi non funzionano? Non fa nulla. Le scelte non coincidono con quelle della Regione? Intanto si vieti, poi si vedrà. Le misure adottate, e suppor­tate da dichiarazioni roboanti, dimo­strano che il sindaco, magari con le elezioni alle porte, si interessa della salute dei propri amministrati.

E tut­ti ci sentiamo un po' meglio, senza accorgerci che per l'ennesima volta veniamo presi in giro.Tutti gli anni, ogni volta che l'argo­mento viene affrontato, gli esperti chiedono misure organiche e strut­turali, e tutti gli anni queste rimango­no nel cassetto. Si possono contare sulle dita delle mani le città che, a og­gi, hanno provato a intervenire seria­mente.

L'ultima, in ordine di tempo, è Roma dove è stato presentato in questi giorni un progetto, condiviso dai principali attori della mobilità ur­bana, che avvia un percorso raziona­le destinato, nel tempo, a produrre certamente i risultati sperati. La chia­ve di volta è la razionalizzazione del­l'ingresso in città secon­do una logica premiale basata sul fatto che i mezzi ecologicamente k avanzati possano entra­re in tutte le ore mentre gli altri solo in determi­nate ore e in più debba­no pagare, e che di fatto costringa gli operatori a condividere le soluzioni proposte per non risultare penalizza­ti (riusciamo a spiegarlo meglio??? in pratica cosa avverrà?).

Spostandoci 600 chilometri più a nord, i dati elaborati alcuni mesi fa dal tavolo permanente della Regio­ne Lombardia dovrebbero indurre tutti a ricercare simili soluzioni. I mo­tori diesel sono responsabili per cir­ca il 30 per cento del pm 10. Se si to­glie il 14 per cento attribuibile a fonti non legate alla circolazione, rimane un 16 per cento da suddividere tra il trasporto locale, i mezzi dedicati alla raccolta dei rifiuti, le autovetture die­sel che sono più del 50 per cento di quelle in circolazione e infine i veicoli che effettuano raccolta e distribu­zione merci.

La soluzione di penalizzare, a pre­scindere, chi consente alla città di muoversi, è solo inutile oltre che demagogica. Non lo affermo io, lo di­mostrano i dati che «fotografano» co­me i livelli d'inquinamento rispon­dano a un'altra logica. Uno studio di alcuni anni fa elaborato dall'assesso­rato all'ambiente del Comune di Mi­lano dimostrò che un autobus di cit­tà aveva un potere di inquinamento proprio per il Pm 10, pari a 2300 vet­ture.Cos'altro si deve attendere per af­frontare il tema della mobilità urba­na con razionalità? Perché i comuni non affrontano concretamente la questione assumendo a riferimento esperienze positive già in atto?

Le cit­tà di Parma,Vicenza, Padova e Ro­ma, realtà urbana certamente com­plessa, hanno indicato un percorso razionale e strutturale; altri preferi­scono praticare la cultura del divie­to, anziché del fare. Restano due spe­ranze: il Piano della logistica, che ri­comprende anche la filiera della mo­bilità urbana, eia direttiva dell'Unio­ne europea, attualmente in prepara­zione, che obbligherà i nostri sindaci a schemi standard.

Ma è possibile che chi amministra non trovi il corag­gio di attuare decisioni utili senza at­tendere le imposizioni dall'alto, ali­bi molto comodi? Oppure è vero che il coraggio non si compra al mercato e chi non lo ha non se lo può dare...

* Presidente nazionale di Fai Conf-trasporto e consigliere del Cnelwww.ilgiornale.it

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