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Premio “Donne, pace e ambiente, Wangari Maathai”

di Veronica Altimari*

Il Premio nasce grazie all’associazione A sud, intitolato alla prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004, scomparsa nel settembre del 2011 dopo aver lottato per oltre 30 anni in difesa dell’ambiente e delle donne.

Le vincitrici di quest’anno arrivano da diversi territori martoriati: dalla terra dei fuochi al disastro ambientale di Brindisi.

Ci sono donne che fanno della propria esistenza un esempio di coraggio e lotta. Battaglie di genere che si intrecciano, oggi più che mai, alla difesa del territorio.

Come dar conto di un simile impegno? Con un premio. Ancora più importante se patrocinato dal Comune di Roma attraverso il sostegno della Commissione delle elette, e in collaborazione con la Casa internazionale delle donne. “Donne, pace e ambiente, Wangari Maathai”, arriva così alla sua terza edizione.

Un progetto che nasce grazie all’associazione A sud, con “l’obiettivo di testimoniare e dare un riconoscimento istituzionale alle donne impegnate in Italia nelle battaglie in difesa della pace, dei diritti di genere e dell’ambiente”.

Il riferimento a Wangari Maathai non è certo da poco. Prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004, scomparsa nel settembre del 2011 dopo aver lottato per oltre 30 anni in difesa dell’ambiente e delle donne, contribuendo in maniera significativa, grazie ai diversi ruoli istituzionali ricoperti, al percosso democratico del Kenya.

La sua terra. In Italia ce ne sono tante, e le vincitrici di quest’anno arrivano da diversi territori martoriati: dalla terra dei fuochi al disastro ambientale di Brindisi.

I premi, intitolati con i nomi dei quattro elementi (aria, acqua, fuoco e terra) sono stati quindi consegnati ad altrettante attiviste “in rappresentanza di quelle realtà territoriali impegnate in difesa dell’ambiente, della salute e dei diritti”.

Il premio “Aria” è stato conferito a Debora Caracciolo del movimento “passeggino rosso” di Brindisi (dal 1997 tra i siti di interesse azionale, Sin), nato per sopperire al silenzio circa il rapporto tra le attività industriali diffuse sul territorio cittadino con l’inquinamento e la diffusione di patologie croniche soprattutto nei bambini.

“Acqua” a Simona Savini del “coordinamento regionale acqua pubblica” del Lazio, per le vertenze e le contestazione affinché questa risorsa rimanga pubblica.

“Fuoco” a quattro realtà campane che nell’ultimo anno hanno costituito il grande movimento popolare contro il Biocidio: presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, comitato No inceneritore di Giuliano, “Donne 29 agosto” di Acerra e “Mamme angeli guerrieri” della terra dei fuochi.

“Terra” invece è stato ritirato da Laatiris Mimouna, rappresentate del presidio permanete dei braccianti di Castelnuovo Scrina, in provincia di Alessandria, nato per combattere sfruttamento e segregazione.

“Lo scopo di questo premio è quello di dare il giusto riconoscimento, anche a livello istituzionale, di battaglie che spesso restano nel silenzio o che vengono suddivise tra quelle di genere e quelle per l’ambiente – spiega Giulia Dakli dell’associazione A Sud -, mentre in prima linea ci sono sempre più spesso le donne, proprio per il loro maggiore coinvolgimento legato ai rischi per la salute durante la gravidanza o sui loro bambini.

Crediamo che non debbano essere lasciate sole, visto che il loro impegno le rende esposte e a rischio di ritorsioni”.

Wangari Maathai quando ricevette il Nobel per la pace dichiarò: “Non ci può essere pace senza sviluppo sostenibile e non ci può essere sviluppo senza uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente”.

Questo dovrebbe far riflettere.

*www.lastampa.it

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