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Provate a mettere in fila 8 mq al secondo

Ad immaginarli. Alla fine di questo articolo, per fare un esempio, saranno 2.400 mq, se impiegherete 5 minuti a leggerlo. In un anno fa 252.288.000 mq, ovvero 252 kmq.

Vi rendete conto? I numeri che vi sto dando rappresentano il consumo di suolo in Italia. Ogni secondo, giorno e notte, sabati e domeniche inclusi, ci perdiamo sotto al cemento 8 mq di terreno fertile. Per sempre.

A raccontarcelo è Domenico Finiguerra nel suo ultimo libro “8 mq al secondo – Salvare l’Italia dall’asfalto e dal cemento” edito da EMI nella collana degli Infralibri.

Una denuncia importante, definitiva, fatta per una volta da uno con le carte in regola, avendo dimostrato con i fatti che è possibile invertire la rotta tutelando il paesaggio e preservando il terreno libero.

Lo ha fatto per dieci anni, Domenico, nel comune di Cassinetta di Lugagnano dove da sindaco si è inventato il piano regolatore a crescita zero.

Alle porte di Milano, in una delle zone più consumate e abusate d’Italia.

Nella futura terra di Expo.

Prima i fatti, con scelte amministrative lungimiranti e di buon senso.

Poi, le parole di questo piccolo testo che è al tempo stesso la denuncia di ciò che sta uccidendo l’Italia e l’annuncio delle esperienze positive, del contagio degli esempi virtuosi che nonostante tutto spuntano qua e là in giro per il Paese come somma di tante piccole resistenze locali.

Finiguerra riesce ad inquadrare con maestria la situazione che stanno attraversando le nostre comunità locali: “I nuovi agglomerati urbani… sono oggi palcoscenici dove i cittadini mettono in scena vite quotidiane anonime sempre più caratterizzate dal malessere psicologico.

Un malessere che è frutto dell’azione combinata di più fattori: il diffuso senso di incertezza; gli stili di vita imposti dal modello di sviluppo neoliberista; la perdita di identità dei territori, la trasformazione dell’ambiente che ci circonda, il senso di privazione e sottrazione subita che nasce quando non si riconosce e non ci si riconosce più nel paesaggio, nel territorio, nelle strade che si percorrono nella vita di ogni giorno”.

Ci fa un quadro dei tanti fronti e delle vertenze aperte nelle provincie italiane, dei movimenti e delle istituzioni locali che hanno saputo opporsi strenuamente aggrappandosi ad un connubio che ha volte sa farsi strada e vincere: protesta e proposta insieme.

Il no accompagnato dai tanti sì che fanno poi la differenza, trovano una sponda nell’opinione pubblica diventando senso comune.

L’esperienza di Cassinetta di Lugagnano (MI) e dei tanti comuni che da quel modello hanno saputo attingere per replicare scelte sensate a favore dello stop al consumo di suolo, è la chiave di volta del possibile cambiamento: negli ultimi anni il settore edilizio ha perduto per strada qualcosa come 400.000 posti di lavoro.

“Costruire, costruire, costruire!” non ha portato a quella crescita che per troppo tempo è stata la scusa dietro cui politici e imprenditori si sono nascosti per giustificare l’agguato massiccio al territorio.

Oggi perfino la Fillea Cgil, il maggiore sindacato italiano dei lavoratori dell’edilizia, dice no alla cementificazione e sì alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti, al recupero delle aree dismesse, alla messa in sicurezza del territorio.

Il tempo dell’incontinenza edilizia, grazie anche al lavoro culturale portato avanti dalla campagna “Stop al consumo di territorio” prima e al Forum “Salviamo il Paesaggio” poi, pare essere avviato al declino.

Questo libro ci guida per le vaste praterie dell’alternativa possibile e necessaria. Per interrompere al più presto l’emorragia del suolo.

Marco Boschini, 39 anni, coordina l’Associazione Comuni Virtuosi, di cui è co-fondatore. Ha scritto diversi libri tra cui: “Nessuno lo farà al posto tuo” (EMI, 2013); “Viaggio nell’Italia della buona politica” (Einaudi, 2012); “La mia scuola a impatto zero” (Edizioni Sonda).

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