Pin It

La nostra economia consuma meno risorse e meno energia di quella tedesca

di Silvia Giugno*

L’economia italiana batte quella tedesca per sostenibilità. Ma la sua conversione ambientale è avvenuta in modo quasi inconsapevole.

A dirlo sono i dati di Ambiente Italia, il rapporto annuale di Legambiente realizzato insieme all’Istituto Ambiente Italia (edito da Edizioni Ambiente) che mette a confronto le prestazioni ambientali del nostro paese e di quello universalmente percepito come il leader mondiale nelle politiche verdi.

“Confrontarsi con la Germania significa confrontarsi con un paese che, nella sua leadership politica come in quella economica, ha deliberatamente e coerentemente perseguito un posizionamento di guida delle politiche e dell’industria ambientale, da venti anni almeno” dice il curatore del rapporto Duccio Bianchi.

“L’Italia non è un paese più verde della Germania - aggiunge - Basterebbero le devastazioni dell’abusivismo edilizio, l’inazione di fronte al dissesto idrogeologico o le gravi carenze del trasporto pubblico soprattutto urbano e metropolitano per rendere improbabile questa etichetta. Ma sui ‘fondamentali’ il sistema Italia è più sostenibile”.

Al confronto con quella tedesca, infatti, la nostra economia consuma meno risorse e meno energia e produce meno emissioni di CO2.

I nostri consumi pro capite di energia sono inferiori del 32% rispetto a quelli della Germania e del 19% rispetto a quelli europei; l’intensità energetica (i consumi di energia rispetto al Pil) è inferiore del 10% rispetto a quella tedesca e del 14% rispetto alla media Ue; la produttività di risorse (ovvero il prodotto interno lordo in rapporto alla quantità di materiali consumati dall’economia, usati direttamente o trasformati, importati o esportati) è migliore del 10% rispetto alla Germania e del 26% rispetto all’Ue.

Su questo fronte, infatti, l’Italia è il paese dell’Unione che ha registrato i progressi più evidenti, con il consumo assoluto di materia diminuito del 23% tra il 2000 e il 2011 e la produttività delle risorse cresciuta del 35%.

Le emissioni pro capite di CO2 sono inferiori del 23% rispetto a quelle tedesche e del 15% rispetto alla media Ue. Ma il processo - insiste il curatore del rapporto - “non è l’esito di una scelta consapevole”.

Al contrario. “Tutto quello che non consente di dire che l’Italia, nel suo insieme, diventa un paese più verde rimanda all’assenza di governo, alla scelta di garantire benessere privato a scapito del benessere pubblico”.

L’analisi dei parametri sociali rivela una società sempre meno inclusiva con forti diseguaglianze generazionali.

E l’Italia è ancora indietro sulla questione della mobilità e nell’accesso al lavoro.

Nonostante nel 2013, per la prima volta, il tasso di motorizzazione privata non sia cresciuto, la penisola resta ai vertici europei con 610 auto ogni 1.000 abitanti, rispetto alle 525 della Germania o delle 483 della media europea. E il trasporto pubblico rimane stazionario.

Il tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e i 64 anni, in Italia è del 61%, un valore in discesa dal 2008 (63%) e che si “stacca” da quello dell’Unione Europea (68,5%) e della Germania (76,7%).

Il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni in Italia è del 50,5% contro il 62,4% della media Ue e il 71,5% della Germania.

La disoccupazione si attesta intorno al 12%, superando di poco la media europea (11%), ma aumentano i giovani che non lavorano e non studiano, ormai a quota 25% contro il 10,8% della Germania.

L’Italia è diventata, inoltre, uno dei paesi europei con il più alto tasso di esclusione sociale che nel 2012 ha raggiunto il 29,9%, contro il 19,6% della Germania. Per quanto riguarda il mondo dell’istruzione solo il 21,7% dei giovani si laurea tra i 30-34 anni contro il 32% della Germania e contro il 43,6% della Francia.

La spesa ricerca e sviluppo sul Pil è pari all’1,27% contro una media europea dello 2,06% e il 3% della Germania.

L’Italia ha, insomma, ancora molta strada da fare per essere competitiva. Dall’istruzione, alla ricerca, al welfare, alle infrastrutture collettive e alle opere di tutela del territorio e dell’ambiente, urgono politiche di lungo respiro.

*www.lastampa.it

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna