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Fiorenzo Magni, ciclista, nasce il 7 dicembre 1920 a Vaiano, nella provincia di Prato, in Toscana, e muore a Monza, 19 ottobre 2012.

Soprannominato il Leone delle Fiandre, fu il "terzo uomo" dell'epoca d'oro del ciclismo italiano, rivale di Fausto Coppi e Gino Bartali.

Vinse tre Giri delle Fiandre consecutivi e tre Giri d'Italia.

Da giovane lavorò nella piccola impresa di trasporti del padre a Vaiano, facendo le consegne in bicicletta.

 

Un po' alla volta la bici divenne una passione e nel 1936 iniziò a gareggiare con l'Associazione Ciclistica Pratese.

L'anno seguente passò alla categoria allievi vincendo il Campionato regionale toscano e altre dodici corse.

Nel 1937 il padre morì in un incidente stradale e Fiorenzo si trovò, appena diciassettenne, a dover mantenere la famiglia.

Riuscì a conciliare lavoro e ciclismo allenandosi nel poco tempo libero che gli restava.

Passò dilettante nel 1938 con l'Associazione Ciclistica Montecatini Terme dove gareggiava anche Alfredo Martini.

Si mise subito in luce conquistando molti successi e si guadagnò la convocazione in Nazionale per i Mondiali di Varese del 1939, poi annullati a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Continuò comunque a gareggiare e nel 1940 vinse il Giro della Provincia di Milano, corsa a cronometro in coppia con Ortelli.

Gli ottimi risultati da dilettante lo fecero notare dalla Bianchi che lo assunse come professionista nel 1940.

Rimase nella squadra per quattro stagioni, fino al 1943, vincendo il Giro del Piemonte e piazzandosi quarto alla Milano-Sanremo e settimo al Giro di Lombardia.

Dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, Magni aderì alla Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini e fu coinvolto in uno scontro con i partigiani a Valibona, sull'Appennino, in cui morirono alcuni combattenti della Resistenza.

Nel luglio del 1944 lasciò la Toscana per trasferirsi a Monza.

Alla fine della guerra fu processato per i fatti di Valibona e altri episodi simili ma venne assolto per amnistia.

Forse per queste vicende non venne mai amato dai toscani che preferivano Gino Bartali.

Recentemente però lo storico inglese John Foot, con un attento esame dei documenti processuali, lo ha scagionato dall'accusa di collaborazionismo con il regime fascista.

Secondo quanto emerso da alcune lettere del CLN di Monza, Magni collaborò attivamente con le formazioni partigiane locali

Nel 1946 non gareggiò, squalificato dall'UVI per l'adesione al fascismo e per aver gareggiato sotto falso nome.

Tornò alle corse nel 1947 piazzandosi settimo alla Milano-Sanremo e nono al suo primo Giro d'Italia.

Nel 1948 vinse il Giro d'Italia.

La vittoria ebbe però strascichi polemici: la Bianchi accusò Magni di aver beneficiato di spinte irregolari sulla salita del passo Pordoi, durante la decisiva tappa da Cortina a Trento, e la giuria gli inflisse una penalizzazione di due minuti.

Magni riuscì comunque a conservare la maglia rosa con undici secondi di vantaggio su Ezio Cecchi, ma fu duramente contestato dal pubblico all'arrivo al Vigorelli.

Le sue caratteristiche di passista e discesista lo portarono a vincere tre Giri delle Fiandre consecutivi, dal 1949 al 1951, coi quali meritò il suo famoso soprannome.

Nel 1951 e nel 1955 vinse altri due Giri d'Italia; l'ultima maglia rosa, conquistata a quasi 35 anni, lo rende tuttora il pi√Ļ anziano vincitore del Giro.

Tra le sue molte affermazioni anche tre Giri del Piemonte, tre Trofei Baracchi e tre Campionati nazionali. Inoltre, si piazz√≤ secondo ai Campionati del mondo del 1951, preceduto dallo svizzero Ferdi K√ľbler, e al Giro d'Italia del 1956, dietro il lussemburghese Charly Gaul, alla "veneranda" et√† di 36 anni, concluse quel Giro con una spalla fratturata, tenendo il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti.

Durante la dodicesima tappa del Tour de France 1950, mentre era in maglia gialla, si ritirò dalla corsa insieme a tutta la squadra italiana in seguito alle pressioni e alle insistenze di Bartali, che era stato aggredito sul Col d'Aspin da alcuni spettatori francesi.

Negli ultimi anni di attività fu un acceso fautore delle sponsorizzazioni delle squadre ciclistiche da parte di industrie extraciclistiche.

Ritiratosi dalle corse conservò a lungo posizioni di rilievo in ambito dirigenziale. Fu Commissario tecnico della Nazionale, poi presidente dell'Associazione Corridori ed infine presidente della Lega del Professionismo.

√ą stato presidente della Fondazione del Museo del ciclismo del Ghisallo.

Nel 2004 è stato insignito del Collare d'Oro al Merito Sportivo.

√ą morto a Monza il 19 ottobre 2012, alla soglia dei 92 anni per un improvviso e fatale aneurisma.

Una settimana prima della sua scomparsa, nel Salone d'Onore del CONI ci fu la sua ultima apparizione pubblica per la presentazione del libro "Magni, il terzo uomo" voluta da lui stesso e realizzata dall'amico e giornalista televisivo, e già telecronista di ciclismo Auro Bulbarelli con la prefazione di Sergio Zavoli

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