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Luigi Bozzelli, ceramista, nasce nel 1922 a Rapino, e muore nel 2010

Consegue il diploma di magistero dell’arte ceramica al’Istituto d’Arte di Faenza.

Nell’immediato dopoguerra avvia una bottega d’arte ceramica a Chieti, città nella quale nel 1952 è tra i fondatori dell’Istituto d’Are “Nicola da Guardiagrele”.

Alla fine degli anni ’50 e ai primi anni ’60 collabora coi i fratelli Andrea e Pietro Casella nel loro laboratorio romano di ceramica, mentre poi lo troveremo a fianco di Tommaso Cascella nella realizzazione di diversi pannelli per spazi pubblici e luoghi di culto.

È stato anche docente all’Istituto d’Arte di Deruta, commissario per concorsi abilitanti e, in rappresentanza del Ministero della Pubblica Istruzione, membro della commissione d’esame ai corsi di formazione professionale.

La sua attività artistica, costellata da numerosi riconoscimenti, si protrae con assiduità fino agli anni ’80 quando è incaricato dal comune di Guardiagrele di restaurare i pannelli in ceramica della tomba di Andrea Bafile, presso Bocca di Valle a suo tempo eseguiti da Basilio Cascella e inizia la collaborazione con il suo ex-allievo Giuseppe Liberati all’interno della sua fabbrica.

Purtroppo, come detto, Luigi Bozzelli è venuto a mancare qualche giorno prima dell’inaugurazione della mostra che comunque è stata confermata proprio per onorarne la memoria.

Va rilevata la straordinaria padronanza tecnica appresa nelle botteghe artigiane di Rapino che sappiamo essere stato un centro ceramico di grande importanza a partire dalle famiglie Cappelletti, Bontempo e appunto Bozzelli (Raffaele senior aprì il primo suo laboratorio nel lontano 1816), e in seguito Vitacolonna.

Quanto la stirpe dei Bozzelli abbia contribuito a scrivere un capitolo determinante nella storia della ceramica abruzzese lo dimostrano anche i maestri che nella loro bottega si sono formati.

Alcuni di essi sono a tutti conosciuti: parlo dei vari Giuseppe Di Prinzio, Pelino Amoroso, Raffaele Sagittario.

Non va dimenticato che lo stesso architetto Giò Ponti all’inizio degli anni ’40 si recò in visita a Rapino per selezionare alcuni artisti che avrebbero poi partecipato alla Triennale di Milano (per la cronaca furono scelte opere di Raffaele).

Eccellente padronanza tecnica a cui si aggiunge l’elevata conoscenza dei materiali chimici e delle cosiddette “cristallizzazioni”.

I suoi manufatti artigianali spesso hanno una figurazione e una struttura tradizionale, diremmo decorativa, ma talora si elevano in chiave linguistica come quando vengono evocati le pitture rupestri di Altamira e Lascaux o vengono prodotte stupende maschere e più ancora quando si lascia attrarre dalla poetica informale.

Ne vengono fuori autentici capolavori con un impianto geometrico ed un gusto materico rilevantissimo.

In mostra ci sono alcuni pezzi di questo indirizzo che a mio avviso costituiscono il vertice della sua ricerca.

Un grande artista, umile e modesto, ma anche un grande uomo, di una raffinatezza interiore davvero encomiabile, pronto a dispensare sorriso e ottimismo in particolare verso i giovani.

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