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Ubaldo Angeletti, tipografo, patriota, nasce nel 1783 a Teramo e muore il 20 luglio 1870

Sin da giovane mostrò un’indole ribelle ed un carattere scontroso.

Sospettato di appartenenza alla Carboneria, venne arrestato e poi rilasciato dopo circa un mese.

In carcere conobbe molti carbonari tra cui il marchese Luigi Dragonetti.

Da quel momento aderì alla causa risorgimentale che perseguiva l’unificazione dell’Italia.

Nel luglio 1848 Ubaldo Angeletti si trasferì a Sulmona, dove impiantò una tipografia che servisse per stampare e diffondere i materiali e i documenti politici necessari alla diffusione delle idee libertarie ed unitarie.

Con lui lavorò e collaborò il figlio Antonio.

Gli anni e gli eventi delle sollevazioni napoletane li videro attivi e pronti all’azione.

Dalla tipografia Angeletti uscirono opuscoli di propaganda clandestina.

Tra questi celebre resta il sonetto di Panfilo Serafini, apparso sui muri della cittĂ  nella notte tra il 27 e il 28 aprile del 1849, festa di San Panfilo.

Anche il Trattato sulla Teocrazia Romana venne stampato dagli Angeletti.

Entrambi subirono un processo insieme a Panfilo Serafini.

Il loro capo d’accusa era “di aver stampato libri e scritti contro la Religione, il Governo, la Morale, di

contravvenzione ai regolamenti di stampa”.

Gli Angeletti vennero quindi condannati alla pena di dieci anni di reclusione, all’ammenda di cinquanta ducati

e alle spese di giudizio.

Dalle carceri dell’Aquila, i due parenti furono trasferiti e relegati prima nell’isola di Ventotene e poi nel castello d’Ischia.

In seguito all’arrivo di Garibaldi e alla caduta dei Borboni, che portarono all’unità d’Italia, gli Angeletti, come gli altri prigionieri politici, furono liberati.

Poterono tornare a Sulmona dove vennero accolti calorosamente dalla popolazione e dalle autoritĂ  municipali.

Nella loro città ripresero l’attività tipografica, portando nella vita civile il contributo delle loro esperienze.

Entrambi morirono solo pochi giorni prima dell’annessione di Roma all’Italia.

Ubaldo Angeletti morì il 20 luglio 1870, all’età di 87 anni.

Il figlio Antonio lo seguì qualche giorno dopo, il 25 luglio.

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