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Trojano Acquaviva d’Aragona, ecclesiastico, nasce il 24 febbraio 1694 ad Atri da Giovan Girolamo e da Eleonora Spinelli e muore a Roma il 21 marzo 1747.

Dopo aver ricevuto la prima educazione a Napoli, città dove viveva la sua famiglia, nel 1708 fu costretto a seguire il padre a Roma dove venne affidato alle cure del cardinale Francesco, suo zio paterno.

Avviato alla carriera ecclesiastica, nel 1712 fu ordinato sacerdote ed inviato a Madrid, da papa Clemente XI (1700-1721), per “consegnare la berretta rossa all’arcivescovo di Siviglia Emmanuel Arisa y Porres”

Nel 1721 venne nominato vice-legato pontificio a Bologna e nello stesso anno papa Innocenzo XIII (1721-1724) gli affidò il governo di Ancona.

Quattro anni dopo nel 1725, papa Benedetto XIII (1724-1730) lo fece rientrare a Roma e lo nominò Maestro di Camera.

Nel 1729 accompagnò il papa durante un viaggio dove venne consacrato prima arcivescovo di Larissa e poi maggiordomo del Palazzo Apostolico.

La stessa carica gli venne confermata anche da papa Clemente XII (1730-1740), il quale gli conferì, il 1 ottobre 1732, il titolo di cardinale prete della chiesa di Santa Cecilia in Roma.

Il re di Spagna, Carlo di Borbone, si avvalse della sua collaborazione e lo inviò, in qualità di suo rappresentante, prima a Firenze e poi a Parma; grazie all’intercessione di Trojano il re ottenne il consenso papale di attraversare i domini pontifici per muoversi armata manu, alla conquista del regno di Napoli.

Dopo la conquista, partecipò all’incoronazione del nuovo sovrano.

Nel 1734 fu inviato in Spagna e rientrò a Roma, un anno dopo, con “la cedola reale che gli conferiva la legazione (ambasceria) spagnola” (Schipa, 1923).

Pur continuando a curare gli interessi del regno di Napoli, Trojano si trasferì a Madrid e due anni dopo, a causa dei moti antispagnoli che si verificarono a Roma, fu costretto a rientrare in Italia.

La rottura diplomatica tra Spagna e Santa Sede lo costrinse a stabilirsi, per un breve tempo, a Napoli.

Nel 1737 disposta la sentenza di rientro in Vaticano cercò, insieme con monsignor Celestino Galiani, di attuare trattative miranti ad un duplice concordato tra spagnoli e regno di Napoli ed ottenne, dal papa, “un breve che concedeva a Maria Amalia di Sassonia, ancora tredicenne, di sposare Carlo di Borbone ed una bolla papale con la quale Carlo era finalmente investito del Regno di Napoli”.

Il re gli conferì, il 1 luglio 1738, il titolo di protettore delle Sicilie nel Sacro Collegio e la promozione dell’Istituto dell’ordine cavalleresco di San Gennaro.

L’anno successivo mentre a Napoli si iscriveva alla reale Accademia di Scienze e veniva eletto arcivescovo di Montereale, in Spagna Filippo V gli conferiva benefici ecclesiastici ed un reddito annuale di 20.000 ducati.

Trojano, divenuto personalità di spicco nel mondo romano, si dedicò allo sfarzo insieme a Giacomo Casanova.

Nel 1740 grazie alla sua autorità venne eletto papa Bendetto XIV e dopo cinque anni fu nominato intermediario dei rapporti epistolari tra il papa e Voltaire, incarico ritenuto scandaloso per alcuni membri del Sacro Collegio.

Nel 1744 Giambattista Vico, prima di morire, gli dedicò la redazione definitiva della “Scienza Nuova”. Dopo una grave malattia, Trojano morì a Roma il 21 marzo 1747 e fu sepolto nella chiesa di Santa Cecilia.

tutti pazzi per la Civita