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Vincenzo Rosati, ingegnere, archeologo, nasce il 28 gennaio 1859 a Ponzano, dove muore il 1° novembre 1943.

Amante dell’arte, frequentò l’istituto tecnico a Teramo coltivando la passione per la pittura sotto la guida del maestro Gennaro Della Monica e nel 1881 si iscrisse prima alla facoltà di Architettura di Torino per poi trasferirsi, dopo un anno, presso il Politecnico di Napoli per frequentare la facoltà di Ingegneria.

Nello stesso periodo seguì le lezioni di modellatura plastica, di ornamentazione e disegno presso l’Accademia delle belle arti sotto la guida di artisti come Luigi Postiglione, Federico Maldarelli e Domenico Morelli.

Laureatosi in ingegneria civile nel 1881, Vincenzo tornò in Abruzzo dove si dedicò prima all’insegnamento e al direttorato delle scuole di arti e mestieri fondando nel 1888 la scuola “Mario dei Fiori” di Penne dove cercò di creare valide maestranze per l’industria e cercando di plasmare in ognuno di loro il “senso artistico”.

Nel 1894 si trasferì ad Atri dove assunse la direzione della Scuola d’arte mestieri; in questi anni approfondì la passione per le ricerche archeologiche.

Tre anni dopo, venne nominato Commissario per la conservazione dei Monumenti e degli oggetti d’arte e d’antichità per la provincia di Teramo e collaborò, in occasione della conservazioni e il restauro delle opere d’arti della cattedrale di Atri, con il Soprintendente agli scavi per l’Emilia e le Marche, Edoardo Brizio, e con gli architetti Dante Viviani e Giuseppe Sacconi.

Tale incarico assunto per sei anni gli diede l’occasione di approfondire gli scavi archeologici in questa zona tanto da essere descritto dal Brizio “benemerito delle antichità atriane”.

Dal 1904 al 1919 Vincenzo diresse la scuola di Arti e mestieri di Catanzaro facendola premiare nel 1911 con la medaglia d’oro.

Per i numerosi riconoscimenti in campo lavorativo, il Rosati nel 1913 fu nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Numerose furono le relazioni sullo stato di conservazione dei monumenti e sulle opere d’arte conservate in conventi e chiese calabresi.

Nel 1919 il Ministero delle Colonie gli affidò il delicato incarico di fondare e dirigere a Tripoli una Scuola d’arti e mestieri e dal 1922 al 1928 divenne prima direttore della Scuola di istruzione professionale di Roma e poi dei laboratori del Regio museo industriale.

Tornato in Abruzzo fondò e diresse, dal 1930 al 1933, a Pescara (antica Castellammare) la scuola di tipo Artistico industriale.

Nel novembre del 1933, all’età di settantadue anni, si ritirò definitivamente nella sua villa di Ponzano dove di dedicò nuovamente alla pittura.

I suoi studi lo portarono a rappresentare in modo ripetitivo e maniacale i volti di vecchi servitori con le rughe che si approfondivano, le verdeggianti e dolci colline, gli alberi e i rami di ciliegio in fiore, cieli altissimi e mutevoli e le distese azzurre marittime.

Vincenzo Rosati morì nella sua casa di Ponzano il 1° novembre 1943 e la sua salma fu tumulata nel cimitero di Sant’Eurosia di Civitella del Tronto, nella cappella da lui stesso progettata e realizzata in onore del padre Giovanni (“che con favella paesana melodiosa aveva cantato l’anima del suo popolo dilettissimo”) e dello zio Pietro (“emulo del Pascoli, conosciuto in Italia e fuori, che nel ritmo latino di Virgilio e Orazio aveva cantato fede, natura e scienza”).

Numerose opere a tempera, acquerelli, disegni a penna e a matita, carboncini, quadri a olio, modellati in terracotta e maioliche dipinte, sono conservate nella Pinacoteca Civica e presso la Biblioteca Provinciale Melchiorre Delfico di Teramo.

tutti pazzi per la Civita

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