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Papa Innocenzo VIIPapa Innocenzo VII, Cosma Gentile De Migliorati, noto come papa Innocenzo VII, nasce a  Sulmona (natione sulmonensis) nel 1336 da una nobile famiglia locale, e muore a Roma il 6 novembre 1406.

Il padre Gentile, fratello di Antonio, il padre di Lodovico, operava nel commercio.

E’ lo zio del  cardinale Giovanni Migliorati.

Uomo istruito e virtuoso, Cosma si era laureato in diritto canonico nel 1383 e qualificato come “docretorum doctor”.

Ordinato sacerdote il De Migliorati operò a Sulmona con diverse cariche: durante il vescovato di Andrea Capograssi fu nominato prima rettore della chiesa dell’Annunziata e poi, dal 1373, arciprete della città.

Secondo la tradizione, Cosma entrò nella curia romana alla fine degli anni settanta per poi essere nominato nel 1383 Preposto della diocesi di Valva, importante incarico che comprendeva sia la cattedrale di San Panfilo a Sulmona che quella di San Pelino a Corfinio.

Visse nel tumultuoso e drammatico periodo del grande scisma d’Occidente (durato dal 1378 al 1417) che lacerò la chiesa a causa dello scontro tra papi e antipapi per il controllo del soglio pontificio.

Furono anni di forti agitazioni a Roma dove la popolazione si ribellò contro il collegio cardinalizio cercando di scongiurare l’elezione dell’ennesimo papa francese.

Dopo il grande clamore popolare che aleggiava nelle piazze (“Romano lo vogliamo o, almeno, italiano”), il conclave dell’8 aprile 1378 elesse il napoletano Bartolomeo Prignano papa Urbano IV (papa dal 1378 al 1389).

Nello stesso anno venne inviato a Firenze, per ordine dello stesso pontefice, per una missione delicata che, grazie alla rettitudine e alla fedeltà dimostrata proprio in questa occasione, gli assicurò la benevolenza papale.

Urbano, da papa, si dimostrò sospettoso, arrogante e di temperamento incline a violenti cambiamenti d’umore e i cardinali che l’avevano eletto si rammaricarono ben presto della loro decisione tanto che, riunitisi a Fondi il 20 settembre dello stesso anno, dopo appena cinque mesi, elessero un secondo papa, il cardinale Roberto di Ginevra, che prese il nome di Clemente VII e che ristabilì la propria sede ad Avignone, in opposizione alla corte romana di Urbano VI.

Con due pontefici in carica, entrambi legittimamente eletti dal medesimo collegio cardinalizio, la Chiesa occidentale fu spezzata in due corpi autocefali e la stessa comunità dei fedeli risultò divisa fra “obbedienza romana” e “obbedienza avignonese”.

Nell’anno dell’elezione di Bonifacio IX (Pietro Tommacelli papa dal 1389 al 1404), il De Migliorati fu nominato prima arcivescovo di Bologna e poi, dal 19 giugno 1389, cardinale di Ravenna.

Qualche mese dopo, il 18 dicembre, il papa lo nominò cardinale di Santa Croce in Gerusalemme a Roma.

Dopo anni di duro governo papale sotto Bonifacio IX, nel 1404 alla morte del pontefice, nella città di Roma si levò un grido di libertà.

Durante queste giornate il conclave elesse papa, secondo la tradizione cristiana, Cosma De Migliorati, con il nome di Innocenzo VII.

La popolazione romana si rifiutò di riconoscere il nuovo papa fino a quando non rinunziò al potere temporale e il re di Napoli, Ladislao d’Angiò Durazzo, giunse con il suo esercito alla porte della città di Roma (con mire espansionistiche sui territorio papali) due giorni dopo l’elezione del nuovo papa.

Il re di Napoli si introdusse nella situazione come paciere tra il pontefice e la popolazione.

Secondo la tradizione cristiana Cosma venne eletto papa, con il nome di Innocenzo VII, l’11 novembre 1404 e a Sulmona, secondo quanto riporta una fonte dell’epoca, Lionardo de Phisicis - camerlengo della città - ordinò la realizzazione di numerosi drappi per festeggiare il nuovo papa.

Il Liber Pontificalis dichiarò che il nuovo papa non dimenticò mai la sua città natale ed i suoi fedeli amici; nel 1405 nominò l’agostiniano Onofrio da Sulmona vescovo di Ugento e Lionardo de Phisicis vescovo di Ascoli.

Nello stesso anno donò alla cattedrale di San Panfilo un calice, di grande valore artistico, realizzato dall’orafo sulmonese Ciccarello di Francesco ed una mitra vescovile “con perle e pietre preziose su uno scudetto d’argento”, oggi purtroppo perduta.

Nonostante tutte le promesse avanzate durante il conclave, soprattutto quello di adoperarsi per la soluzione dello scisma, giunto al soglio pontificio rifiutò ogni accordo con l’antipapa Benedetto XIII.

Il Liber Pontificalis ricorda che, poco dopo la sua elezione, papa Innocenzo VII fu costretto a fuggire, con tutta la corte, a Viterbo a causa di un grave episodio di Innovenzo VII, stemma papale sangue (horribile facinus) che coinvolse il nipote del papa, Ludovico Migliorati.

L’allora Capitano generale della armi della chiesa catturò ed uccise, nell’ospedale di Santo Spirito in Sassia, 11 dei 14 ambasciatori inviati dal popolo romano al papa per reclamare la custodia del ponte Molle (oggi ponte Milvio).

La reazione popolare fu violentissima e i cittadini in rivolta assaltarono le case dei cardinali fuggiti e lo stesso Vaticano saccheggiando gli appartamenti papali e incendiando alcuni archivi.

Questa situazione aprì le porte della città di Roma al re Ladislao, sostenuto da Giovanni Colonna.

Nel gennaio 1406, su disposizione del parlamento cittadino, Innocenzo VII potette rientrare in vaticano e nel Concistoro del 18 giugno pronunciò la scomunica del re con l’accusa di spergiuro, tradimento e cospirazione.

Tali accuse vennero ritirate nell’agosto dello stesso anno e Ladislao venne addirittura nominato vassillifero della chiesa.

Tale leggerezza nell’uso dell’autorità ecclesiastica è uno degli elementi che viene rimproverato al papa sulmonese “una discutibile arte religiosa e una cattiva arte politica: entrambe diventate banderuole”

Amante delle lettere e degli studi, nel 1406 promulgò una bolla per la riorganizzazione dell’Università di Roma.

Innocenzo VII morì dopo due anni e ventuno giorni di pontificato, il 6 novembre del 1406, e “sepultus est in basilica sancti Petri, in capella leatorum apostolorun Petri et Pauli, in una tomba che verrà restaurata da papa Niccolò V che vi apporse un’epigrafe con dedica “Innocentio VII Pont. Max/ cum neglecti eius sepulcri memoria pene interiisset Nicolaus V Pont. Max/ restituì curavit”.

L’improvviso decesso del papa diede a pensare al tradimento e all’omicidio anche se non ci sono prove che possano sostenere tale ipotesi.

tutti pazzi per la Civita

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