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Andrea Argoli, medico, matematico, astrologo, nasce nel 1570 a Tagliacozzo dall’illustre e nobile famiglia del giureconsulto Ottavio e da Caterina Mari e muore il 27 settembre  1657.

Compiuti i studi di lettere, ancora giovane, si trasferĂŹ a Napoli dedicandosi agli studi di medicina, matematica e astronomia.

In questi anni lavorò sul suo primo trattato “Problemata astronomica triangulorum ope demonstrata per sinus, tangentes, et secantes, et sola multiplicatione, absque divisione”, pubblicato poi nel 1604, in cui diede prova del suo ingegno e si guadagnò la stima degli scienziati del tempo per aver trovato una semplificazione di tutte le operazioni trigonometriche, riconducendole all’addizione (tale scoperta venne celebrata successivamente da Ferdinando Koefer nel 1873 nell’Histore de l’Astronomie).

Secondo i documenti antichi, Andrea dimorava ancora a Tagliacozzo agli inizi del ‘600, come testimoniano i documenti dei tre battesimi dei suoi figli (Giovanni nel 1606, Prospero nel 1608 e quello di Flavia del 1611) avvenuti nella chiesa di San Cosma.

In quest’anni, tra il 1610 e il 1611, pubblica le prime tavole delle sue osservazioni astronomiche “Tabulae primi mobilis quibus veterum rejectis prolixitatibus directiones facillime componuntur”.

Soggiornò a Napoli dove pubblicò “Ephemerides” e “Tractatus de arte medica; item de agricoltura, et de navigatoria observationese”, un trattato di arte medica con osservazioni di agricoltura e navigazione).

Si trasferì a Roma ove fu lettore di matematica, e poi titolare di cattedra dal 1621 al 1627, all’Università La Sapienza.

Il periodo romano fu travagliato, tra l’invidiae la diffidenza, tanto da suscitare sospetti e  persecuzioni a causa dei suoi studi astrologici e del suo libero parlare su tali argomenti, come riferisce una nota biografia.

Nel suo sistema l’Argoli poneva al centro la Terra (con gli elementi aria, acqua e terra) facendo ruotare attorno ad essa la Luna, il Sole e i tre pianeti superiori ossia Marte, Giove e Saturno, sistema che spiegava inoltre le fasi di Venere, il pianeta scoperto pochi anni prima da Galileo Galilei.

Tale teoria non era vista di buon occhio dal Santo Uffizio, il quale proibiva agli astrologi di appropriarsi del potere sulla predicazione del futuro, come riferiscono le encicliche papali del 1586 e del 1631 al tempo di Sisto V (Coeli et terrae creator) e di Urbano VIII (Inscrutabilis iudiciorum Dei).

Dopo tale episodio Andrea rimase soggiornò ancora nella capitale cristiana dove godette della protezione del cardinale e mecenate Lelio Bixia, il quale gli mise a disposizione la sua ricca biblioteca.

Nel 1629 pubblicò l’opera “Novae Caelestium montum Ephemerides ad longitudinem almae Urbis ad anno 1620 ad 1640, ex ejusd. Auctoris tabulis suppurtatae, quae congruunt cum Danicis, Rodulphinis, e Tychonis Brahe e Caelo deductis observationibus”, osservazioni dedicate al principe Filippo Colonna ed oggetto di studi per tutto il XVIII secolo.

Nel 1632 si trasferì nella Repubblica Veneta dove il Senato gli somministrò i mezzi per compiere le sue osservazioni astronomiche e a Padova divenne insegnante di matematica presso l’Università cittadina come successore di B.

Sovero, cattedra ricoperta qualche anno prima da Galileo Galilei. Gli venne conferita l’onorificenza di cavaliere di San Marco, un nuovo contratto e un aumento di salario fino a 1200 fioroni.

A Padova fece pubblicare, nel 1634 la seconda puntata delle sue tavole astronomiche (“Le secundorum mobiliae tabulae juxa Tychonis Brache, e auctoris mixtas hypotheses, accuratasque e Caelo deductas observationes”), e nel 1639 il trattato di astrologia medica (“De diebus criticis et de Aegrorum decubitu”) in cui teorizzava la soggezione del corpo umano ai pianeti ed ai segni zodiacali, una serie di oroscopi di personalità illustri e le loro configurazioni astrali, tanto da confermare lo stretto legame che intercorreva tra medicina ed astrologia nel XVII secolo.

Al 1644 risale la composizione del trattato di carattere matematico ed astrologico, completo sia delle dottrine astronomiche, cosmografiche, metereologiche che trigonometriche, intitolato “Pandosion sphaericum” e dedicato al Senato Veneto.

Nel 1652 sostenne, con la sua opera “Ptolemaus parvus in Genethliacis junctus Arabibus”, la tesi in cui l’astrologia non violava le leggi ecclesiastiche, né negavano il libero arbitrio, perchè il cielo “est sicut liber omnia futura in se scripta continens”, un futuro che Dio poteva distruggere o variare a suo piacimento.

Quest’ultima opera la dedicò alla regina Cristina di Svezia.

Un suo libro “Liber super Euclidis problemata, quae diversis modis demonstratur, cum in his fuerit mancus Euclidis” non venne mai pubblicato e successivamente disperso.

L’ultimo periodo della sua vita fu turbato da un brutale episodio.

Nel 1648 nacque una diatriba tra la sua famiglia e quella dei Resta, importanti famiglie di Tagliacozzo entrambe attributarie del titolo di conti, scoppiata per non aver ceduto il passo in uno stretto corridoio.

Discussione degenerata in una vera e propria battaglia che portò all’incendio della casa Argoli e che fu sedata dall’intervento delle truppe di Masaniello, il quale attribuì i moti tagliacozzani ad una ribellione contro lo Stato.

Guarito da una terribile malattia e confortato dalla fede religiosa, credendo di esser stato guarito da Sant’Antonio, Andrea decise di ritirarsi tra i Francescani conventuali di Padova ed indossare l’abito sacro.

Qui morì il 27 settembre 1657, come si attesta in un’elegia del figlio Prospero, e sepolto nella Basilica di Sant’Antonio, nella cappella della famiglia Turchetti, dove fin dal 1648 era stata scolpito il monumento con l’epigrafe da lui stesso scritta (Andreas Argolus S. C. Eques Divi Marci, et in Patavino ginnasio publ.

mattheseos prof. pro familia sua inter Marsos jamdudum clarissima, non magis quam pro republica astronomica.... pene laboribus per functus, animum aeternae quieti advertens V. S. L. M. anno aetatis 77 red. Mundi MDCL VIII…).

Ancora oggi la casa natale Argoli può ancora essere ammirata a Tagliacozzo, in piazza dell’Obelisco.

Opere principali:

• Problemata astronomica triangulorum ope demonstrata per sinus, tangentes, et secantes, et sola multiplicatione, absque divisione, Napoli 1604;

• Tabulae primi mobilis quibus veterum rejectis prolixitatibus directions facillime componuntur, Napoli 1610-1611 ;

• Novae Caelestium montum Ephemerides ad longitudinem almae Urbis ad anno 1620 ad 1640, ex ejusd. Auctoris tabulis suppurtatae, quae congruent cum Danicis, Rodulphinis, e Tychonis Brahe e Caelo deductis

observationibus, Roma 1629;

• Le secundorum mobiliae tabulae juxa Tychonis Brache, e auctoris mixtas hypotheses, accuratasque e Caelo deductas observationes, Padova 1634 ;

• De diebus criticis et de Aegrorum decubitu, Tipografia Frambotto, Padova 1639 (tradotto da Giancarlo Brogi, il Pavone editore, 2008);

• Pandosion sphaericum, Padova 1644;

• Ptolemaus parvus in Genethliacis junctus Arabibus, Padova 1652.

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