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Vincenzo BuonassisiVincenzo Buonassisi, giornalista, gastronomo, nasce il 7 gennaio 1918 all’Aquila, e muore a  Milano il 25 gennaio 2004.

A sei anni andò a vivere con la famiglia a Roma, dove conseguirà la laurea in legge poco più che ventenne.

Nel periodo della Seconda guerra mondiale fu combattente in Africa e poi prigioniero di guerra.

Assunto al Corriere della Sera, come giornalista, si occupò inizialmente di musica lirica, divenendo intimo di grandi personalità come Maria Callas e Herbert von Karajan.

In seguito, passò all'attività di critico televisivo e del costume.

In televisione lavorò con personaggi come Mario Cervi e Mike Bongiorno e diede il volto alla rubrica enogastronomica dell'Almanacco del giorno dopo.

Scrittore e pioniere del giornalismo enogastronomico in Italia, con interessi che spaziarono anche in campo musicale.

Da ricordare la sua attività di paroliere.

Scrisse testi di canzoni per Carmen Villani e Claudio Villa.

Collaborò, in particolare, alla composizione di “Mi va di cantare”, canzone resa celebre dall’interpretazione di Louis Armstrong al Festival di San Remo del 1968.

Nella mostra un pannello ricorda il suo interessante viaggio nell’Abruzzo del gusto, in cui Buonassisi si muove per il lettori del Touring dai monti al mare, mostrando familiarità e profonda conoscenza del territorio regionale tra piatti e produzioni locali, città e ristoranti noti o anonimi di mezzo secolo fa.

Buonassisi arricchisce il suo viaggio di riferimenti culturali e aneddoti.

Quando fa cenno ai salumi, parlando della mortadella di Campotosto osserva con una punta di malizia “che non possiamo chiamare con il suo vero nome”, alludendo a come sono effettivamente chiamati in Abruzzo.

Racconta con sottile ironia la tradizione abruzzese della panarda e “la disavventura occorsa al famoso giornalista napoletano Edoardo Scarfoglio, anch’egli era in realtà di origini aquilane, essendo nato a Paganica nel 1860, che fece molto parlare la gente forestiera.

Scarfoglio invitato ad uno di questi pranzi resistette fino alla ventinovesima portata, ma alla trentesima cercò di sottrarsi al suo dovere: non ce la faceva più.

Allora il padrone di casa imbracciò il fucile e glielo puntò contro indignato per l’offesa: “Mangia o ti sparo”. E Scarfoglio mangiò.”

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