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Carlo TrescaCarlo Tresca, sindacalista, giornalista, editore, anarchico, antifascista e drammaturgo, nasce il 9 marzo 1879 a Sulmona, e muore assassinato a New York l’11 gennaio 1943.

Naturalizzato statunitense fu editore di giornali e leader del movimento operaio negli Stati Uniti.

Laureato in Giurisprudenza, Carlo Tresca fu attivo in Italia come segretario di settore della Federazione dei Lavoratori Italiani nelle Ferrovie ed editore del quotidiano Il Germe.

Nel 1904 si trasferì negli Stati Uniti per sfuggire ad una condanna al carcere inflittagli per la sua attività politica in Italia.

Si stabilì a Filadelfia, dove divenne editore de Il Proletario, pubblicazione ufficiale della Italian Socialist Federation (I.S.F.), la Federazione locale dei Socialisti.

Tresca appoggiò lo spostamento dell'orientamento politico della I.S.F. verso il Sindacalismo rivoluzionario.

La visione politica di Tresca divenne sempre più radicale e presto giunse ad identificarsi come anarchica.

Si licenziò dalla redazione del Proletario e si dedicò alla pubblicazione del proprio giornale: La Plebe.

Più tardi avrebbe trasferito la sede della Plebe a Pittsburgh e, con questo passo, si prodigò per la diffusione delle idee anarchiche presso i minatori e i lavoratori dei mulini della Pennsylvania.

Tresca si associò all'Industrial Workers of the World (I.W.W.: [Sindacato dei] Lavoratori Industriali del Mondo) nel 1912, quando venne invitato da questa unione sindacale a Lawrence, Massachusetts per aiutarli a mobilitare i lavoratori italiani durante una campagna per la liberazione dei leader dello sciopero Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, che erano stati incarcerati con false accuse di omicidio.

Dopo il vittorioso sciopero di Lawrence, Tresca fu attivo in molti altri scioperi in tutti gli Stati Uniti; lo sciopero dei lavoratori tessili a Little Falls, New York (1912), lo sciopero dei lavoratori degli alberghi di New York (1913), il grande Sciopero della seta di Paterson (1913), e lo sciopero dei minatori di Mesabi Range, Minnesota (1916).

Tresca divenne una figura importante tra gli italo-americani nel suo tentativo di fermare i tentativi da parte di Benito Mussolini di organizzare gli immigranti italiani in gruppi di appoggio al Fascismo.

A quel tempo, Tresca dirigeva un giornale antifascista, Il Martello, in cui bollava Mussolini come un nemico di classe e traditore (questa accusa faceva riferimento alle origini sindacali del movimento fascista).

Le attività politiche di Tresca venivano tenute d'occhio da Roma, mentre, negli Stati Uniti, egli era strettamente sorvegliato dal governo americano.

Nel 1926, i fascisti tentarono di assassinare Tresca con una bomba durante un comizio.

Egli faceva parte del comitato di difesa di Sacco e Vanzetti, accusati di omicidio, e interveniva spesso in loro difesa attraverso comizi ed articoli.

Durante gli anni trenta, Tresca divenne un esplicito oppositore del comunismo sovietico e dello stalinismo, in particolare dopo che l'Unione Sovietica aveva progettato la distruzione del movimento anarchico in Catalogna e in Aragona durante la Rivoluzione spagnola.

In precedenza, Tresca aveva appoggiato i bolscevichi, dal momento che uno stato comunista sarebbe stato preferibile ad uno Stato capitalista, e quindi considerando i comunisti sovietici come alleati nella lotta contro il fascismo.

All'inizio del 1938 Tresca accusò pubblicamente i sovietici del rapimento di Juliet Poyntz per prevenire la sua defezione dall'apparato segreto del Partito Comunista statunitense.

Tresca rivelò che, prima che sparisse, la Poyntz gli aveva parlato del suo disgusto per il Terrore instaurato da Stalin.

Nel 1941 Tresca, confidò a Max Eastman che Nicola Sacco era colpevole del crimine di cui era stato accusato, mentre Bartolomeo Vanzetti era innocente.

A New York, Tresca iniziò anche una campagna pubblica di opposizione alla mafia nel suo settimanale Il Martello.

Tresca era consapevole del rischio che correva per la propria vita. In conclusione di un articolo pubblicato poco prima della sua morte, Tresca dichiarò: «Morris Ernst, il mio avvocato, sa tutto. Sa che se un antifascista viene aggredito o ucciso, l'istigatore è Genrose Pope» (questa era evidentemente un'accusa a Generoso Pope, un potente uomo politico di New York, di origine italiana, apertamente filofascista e con contatti con il boss Frank Costello, che già controllava i periodici italo-americani Il Corriere d'America e Il Progresso Italo-Americano).

Nel 1943 Tresca, a quel tempo in libertà vigilata, era sotto la sorveglianza della polizia.

Il 9 gennaio 1943, la sua squadra di sorveglianza fu testimone di un incidente in cui una macchina accelerò tentando di investirlo.

Due giorni dopo Tresca, mentre usciva dall'ufficio del giudice di sorveglianza, riuscì ad eludere gli agenti che lo controllavano, saltando a bordo di un'auto che lo stava aspettando.

Due ore più tardi, Tresca attraversava la Fifth Avenue a piedi quando una Ford nera si fermò di fianco a lui. Un uomo armato scese dall'auto e gli sparò nella schiena con una pistola, uccidendolo sul colpo. L'auto venne poi trovata abbandonata nelle vicinanze con tutte e quattro le portiere aperte. Ci si convinse che l'assassino era stato Carmine Galante, che avrebbe agito su ordine di Vito Genovese.

Galante fu arrestato ed interrogato sull'omicidio, ma non fu mai incriminato.

«I responsabili del delitto, secondo le ammissioni di un agente dell'Ufficio Narcotici, erano due boss della mafia, Frank Garofalo e Carmine Galante, latitanti da anni»

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