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Vicentino Michetti, scultore, nasce il 16 febbraio 1909 a Calascio e muore nel 1997

Proveniente da una generazione di costruttori, nonostante le insistenze dei genitori, decise presto di dedicarsi ad una pratica attività.

Si indirizzò sull'ambito artistico, diventando scultore. Su ispirazione della figlia, iniziò a elaborare i primi disegni e le prime plastiche, utilizzando particolarmente la creta.

Dopo la guerra, tenne alcune esposizioni a Roma, nel 1947 e nel 1956 e a Parigi nel 1958 alla Galleria Bernheim-Jeune.

È autore di molte opere presenti nella città di Pescara: l'obelisco del Teatro monumento Gabriele D'Annunzio, l'elefante e alcune opere bronzee di Piazza Salotto, la "Bambina giacente" nel giardino del Museo Villa Urania e "Grazia, la marinara", opera che rappresenta una donna del mare realmente esistita,  seduta sopra una gomena arrotolata con uno sguardo perso e freddo, conservata nel municipio.

Altre opere donate dall'artista al comune sono state collocate in una sala dell'Aurum

Antonio Blasioli, il Presidente del Consiglio comunale di Pescara:

16 febbraio 2015, in occasione del 106° anniversario della nascita di Vicentino Michetti, il Presidente Blasioli sposta Grazia la Marinara al centro del Consiglio comunale, apponendo una targa ed illuminando la statua.

Vicentino Michetti è un artista, nativo di Calascio, che vive nella sua città di adozione: Pescara, la stessa sorte che hanno vissuto altri nostri illustri concittadini.

Nacque il 16 febbraio del 1909 e così, in occasione del 106 anniversario ho voluto fare un piccolo gesto che mira a ridare il giusto rilievo a questo artista, peraltro così prodigo nel donare le sue opere alla sua amata città.

Sposteremo la statua di "Grazia Masciarelli" (la marinara), scultura realizzata nel 1958, al centro della sala del Consiglio comunale e la doteremo di una targa che ricordi chi fosse e chi l'ha realizzata.

E' un piccolo gesto, considerato che inizialmente Grazia La marinara era destinata a trovare allocazione al posto della Nave di Cascella e poi, ancora, in uno spazio nella piazzetta della Madonnina al porto ma che in realtà si trovava in posizione nascosta in un angolo buio dell'aula consiliare di Pescara.

La ricollocazione dell'opera di Vicentino Michetti è un ulteriore passo che la Presidenza del Consiglio Comunale ha mosso con l'intento di dare nuovo slancio alla cultura, per riportare a Pescara il lustro di cui godeva tra la fine del 1800 e gli arbori del 1900.

Pescara e Castellamare Adriatico, ora riunite sotto una sola bandiera, hanno visto passare grandi artisti, nel senso più ampio ed eclettico della parola: scrittori, pittori, scultori, inventori.

E Vicentino Michetti ne incarna perfettamente lo spirito.

Potremmo definirlo un immigrato, come tanti altri dei primi del 1900, che dall'entroterra aquilano, con la sua famiglia, si trasferiva a Pescara.

Il padre Don Pasquale, come il nonno Mastrantonio, sono capomastri, ed anche lui segue inizialmente le orme del padre.

Ma dentro sgorga prepotente la passione per il disegno e poi per la scultura. Unica fonte di ispirazione: la propria famiglia.

In Comune, proprio nella stanza del Presidente del Consiglio Comunale, risiede l'unico quadro che il Michetti ha realizzato, nel quale rappresentava suo padre e sua madre, come un impressionista in erba.

Perché è questo che contraddistingue questo artista, l'innata capacità di creare opere d'arte senza alcuna base o conoscenza in campo artistico; potremmo dire che l'arte scorreva spontanea nelle sue vene.

E così inizia a trattenere sulla carta il volto di sua figlia, quasi a volerselo imprimere nella mente, per poi riprodurlo tridimensionalmente con la scultura.

Vicentino Michetti venne definito dal Circeo, come colui che "ha fatto parlare un mondo che non sa parlare, vale a dire il mondo della prima infanzia".

Molte delle sue opere, infatti, raffigurano le sue figlie, la loro crescita: dal sonno nella culla ai primi passi. Il pianto, la gioia, la curiosità.

Neanche i tragici e difficili episodi che hanno segnato la sua vita durante la seconda guerra mondiale, come la permanenza in un campo di concentramento, hanno scalfito questo suo istinto, perché per lui l'arte era quello: puro istinto.

E Pescara, ormai unificata, si trasformava assieme a lui. Subiva le stesse ferite di guerra, ma questo non le impediva di rinascere anche grazie proprio alle opere di Vicentino, forse per uno scambio di amorosi sensi.

Michetti, nell'arco della sua vita, ci regalò tra le tante sue opere: l'obelisco di 67 metri ispirato alla vita ed alle opere di D'Annunzio; l'Elefante di Piazza della Rinascita; "Grazia la marinara" e tante altre che, tuttavia, sono state lasciate abbandonate, quasi tutte prive anche solo di una targa che ne ricordi l'autore.

L'incontro con la figlia Laila

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di incontrare, nella Sala Aternum, la figlia Laila. Una donna di una grande forza che mi ha raccontato la storia del padre e di alcune delle sue opere presenti proprio nella sala Aternum, dove ha sede la Presidenza del Consiglio Comunale.

Il tutto, però, con un velo di tristezza, evidenziandomi con quanta generosità il padre fece dono alla città, di tutte le opere di cui abbiamo accennato, e dell'altrettanta incuria con la quale il Comune di Pescara ha trattato questi doni.

Resta ancora una ferita aperta questa storia, legata alla donazione modale (cioè condizionata) che Vicentino Michetti fece alla città nel 1995.

In cambio di ben 83 opere, il Comune si sarebbe dovuto impegnare ad allocarle nel Museo d'Arte Moderna "Vittoria Colonna", ed avrebbe dovuto intitolare a suo nome una via della città.

Ebbene, quelle condizioni non sono state rispettate, tanto che gli eredi hanno avviato, da tempo, un contenzioso nei confronti del Comune.

Il contenzioso è stato sospeso con una transazione firmata il 9 febbraio 2011, con la quale il Comune di Pescara prendeva impegno di collocare le opere di Michetti all'interno dell'Aurum (45 disegni non ancora consegnati), nella sala degli Alambicchi, che doveva essere dedicata proprio a Vicentino Michetti, mentre le 37 sculture in terracotta, bronzo e marmo, dovevano trovare alloggio nella zona all'aperto dell'Aurum.

Ma ancora una volta, i termini di questa transazione non sono stati osservati.

Non è difficile immaginare che la forza di quella figlia, il ricordo per il padre e la profonda ingiustizia subita, possa spingere gli eredi a riavviare il contenzioso.

Basterebbero poche migliaia di euro, di cui il Comune non può, purtroppo, oggi disporre liberamente, per rendere il giusto omaggio a questa famiglia, ponendo fine alla disputa ed assicurando agli eredi Michetti, il rispetto delle condizioni della donazione ed al Comune, il completamento della collezione dell'artista.

Per questo, oggi, faccio appello agli imprenditori locali più illuminati ed agli amministratori locali di aiutare la città, a fronte di una spesa di poche migliaia di euro, ad arricchire il proprio patrimonio culturale con il completamento della collezione michettiana, ricordando un così grande artista e dando seguito agli impegni con lui presi.

"Grazia Masciarelli" detta la Marinara

Solo Michetti, che amava questa città più di qualsiasi altra, poteva intuire come esprimere al meglio la pescaresità, racchiudendola in una statua bronzea rappresentante uno dei personaggi più singolari e conosciuti degli anni del dopo guerra qual'era Grazia Masciarelli, detta la marinara.

Un personaggio assai singolare per la sua ambiguità sessuale, ma anche per la sue eccentricità.

Una donna forte più di molti uomini, con un tuppetto ben curato ed una leggera barbetta, che gestiva uno dei primi stabilimenti balneari della nuova Pescara – Il Saturno - totalmente da sola; una donna che, dopo aver portato in secca da sola la sua barca a remi, si fumava il suo bel sigaro con lo sguardo perso verso il tramonto, proprio come nell'opera che abbiamo ora ricollocato al centro dell'aula consiliare, dove la troviamo seduta su una gomena, a guardare l'orizzonte.

Una donna di mare, che però è possente come un lupo di mare, che gode del rispetto di tutti perché non è solo forte ma anche spiritosa.

Vi sono diversi aneddoti su di lei, nei quali non manca mai di stupire con il suo modo di fare, come quando, ci racconta Bosco nel suo «Accadeva a Pescara», sfidò tre lottatori di lotta greco romana (ovviamente uno alla volta…anche se forse li avrebbe sconfitti anche tutti e tre insieme) battendoli tutti, tanto che l'ultimo, per cercare di sfuggire all'assalto cercò, invano, di fingere una costipazione!

La stele dannunziana

La stele dannunziana, progettata e costruita da Vicentino Michetti nel 1963, si trova all'interno della pineta dannunziana, sulla riva sud del fiume Pescara, affianco al teatro all'aperto dedicato sempre al nostro vate D'Annunzio.

Le due opere architettoniche furono, infatti, realizzate per ricordare il centenario della nascita dello scrittore.

La stele è un'opera in cemento armato, alta 67 metri ed istoriata di bassorilievi che il Michetti ha realizzato ispirandosi alla vita ed alle opere di Gabriele D'Annunzio.

Il ponte di collegamento tra le due riviere.

Questo grande artista fu il primo a pensare al collegamento tra le due sponde del fiume Pescara, abbozzano un Ponte proprio all'altezza della foce, antesignano del "Ponte del Mare".

Il progetto michettiano prevedeva un ponte totalmente carrabile che, nel pensiero di Vicentino Michetti, doveva partire dalla Madonnina e collegarsi con la riva a sud, oltre l'area del mercato ortofrutticolo, con la parte più arcuata posta proprio all'altezza della foce del fiume Pescara. Il suo era un progetto futuristico.

Dovremo attendere il 2009 per poter ammirare un ponte sul mare, anche se solo ciclopedonale, attestando la capacità di Vicentino Michetti, di vedere oltre il suo tempo.

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