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Francesco SaviniFrancesco Savini, storico, archeologo, bibliografo, paleografo, nonché studioso di numismatica ed araldica, nasce il 19 giugno 1846 a Teramo, e muore a Selva dei Colli di Mosciano Sant'Angelo, il 6 novembre 1940.

Fratello di Giuesppe.

Le sue indagini, condotte ad ampio raggio, riguardarono anche la storia giuridica, la storia dell’arte e la linguistica con particolare riferimento al dialetto abruzzese.

A lui è oggi intitolato il Museo archeologico di Teramo.

Al centro del suo interesse fu la storia medievale e l’area geografica alla quale rivolse la sua attenzione fu l’Abruzzo teramano, sempre considerato in relazione ai più ampi contesti politico-amministrativi nei quali di volta in volta quel territorio venne a trovarsi.

Grazie ai notevoli mezzi economici che aveva a disposizione poté autofinanziare ambiziosi programmi di ricerca e pubblicazioni, sempre affidate a tipografi scelti tra i migliori d’Italia, come i romani Forzani prima e Bardi poi, entrambi tipografi del Senato, o i fiorentini Ricci e Barbera.

La bibliografia dei suoi scritti è imponente e conta più di 160 tra volumi, saggi e articoli, prodotti nell’arco di circa sessant’anni.

Dal 1950 le sue spoglie sono state traslate nel mausoleo a lui dedicato, sito all'interno della chiesa di San Domenico in Teramo.

Aveva percorso l’itinerario formativo in solitudine, con insegnanti privati, e senza alcuna preoccupazione di conseguire titoli di studio ufficiali. L’interesse per la ricerca storica sembra essere sorta in lui all’inizio degli anni Settanta dell'Ottocento.

Dopo un periodo di preparazione iniziò a pubblicare nel 1881 quando era poco più che trentacinquenne.

A questa data infatti dette alle stampe il suo primo volume su I signori di Melatino, (Firenze, Ricci, 1881, pp. XI-426 con numerose illustrazioni), dopo il quale continuò a scrivere, in proprio o per varie riviste, con grande regolarità fin quasi al compimento dei novant’anni.

Vasta diffusione ebbero i suoi scritti che furono letti e citati da Gaetano Salvemini, dal gesuita Pietro Tacchi Venturi, che di lui scrisse su La Civiltà Cattolica, e, soprattutto, da Benedetto Croce che “in uno dei volumi della Letteratura della Nuova Italia... guardò con attenzione a Francesco Savini, e lo pose accanto ad altri autori di opere dedicate all’Abruzzo medievale”, ma con un apprezzamento tutto particolare “per l’attenzione, - ricorda Ludovico Gatto - la continuità, la grande messe di produzione, la varietà degli intenti molteplici nella loro unità, con cui lungo un intero sessantennio si accostò alle vicende abruzzesi e segnatamente alle teramane”.

Lo stesso Croce, con lo pseudonimo di Don Ferrante, lo recensì più volte sul periodico “Napoli nobilissima”.

Notevole l’impegno profuso dall’autore nel campo della bibliografia e dell’archivistica. Savini riservò infatti speciale cura alla pubblicazione dei più significativi documenti di volta in volta recuperati negli archivi da lui visitati.

Quando nel 1905 don Giovanni Muzj, giovane responsabile dell’archivio diocesano di Teramo, riscoprì il perduto Cartulario della chiesa aprutina, a lui si rivolse per lo studio del documento.

Cinque anni impiegò Savini per trascrivere e commentare quella importante raccolta di documenti altomedievali (datati dall’876 al 1178), studio che gli procurò apprezzamento e notorietà fra l’intera comunità degli storici italiani ed europei.

Savini trascrisse e commentò numerosi documenti civili e religiosi, dagli Statuti teramani del 1440, al Liber Censualis del Capitolo aprutino, ai documenti del Monastero di San Giovanni, e a tutti gli altri rinvenuti non solo presso gli archivi locali ma anche presso l’Archivio Segreto Vaticano e l’Archivio dell’Abbazia di Montecassino.

L’attività di Savini non si limitò alla ricerca archivistica. Fu presidente della Commissione provinciale per la tutela dei monumenti fin dal 1908, anno di istituzione di questo importante organo dello Stato.

Si interessò di tutti gli scavi effettuati in Provincia di Teramo tra la fine dell’800 e la fine degli anni Trenta.

Studiò soprattutto il Teatro e l’Anfiteatro romani e, per primo, identificò correttamente i resti dei due edifici che in precedenza, sulla scia del Campano, erano stati scambiati l’uno per l’altro; studiò la “Domus” romana rinvenuta proprio sotto il suo palazzo e riportò alla luce il “Mosaico del leone” poi divenuto una delle immagini più rappresentative dell’Abruzzo e di Teramo in particolare.

Seguì personalmente gli scavi sull’area dell’Antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, “costruita sulla casa – scrive don Giulio Di Francesco – dove a Teramo si era formata la prima comunità cristiana”.

Nel corso della sua vasta e multiforme attività si occupò dei restauri di tre importanti Chiese teramane: la Chiesa e Convento della Madonna delle Grazie (1900), il Duomo di Teramo (1926), la chiesa di San Domenico (1931).

In tutte queste situazioni Savini si trovò coinvolto in accese polemiche relative ai criteri da seguire.

Non va nascosto che a Savini si rimproverano oggi le scelte operate in questi interventi che furono sostanzialmente distruttivi a vantaggio non di “riscoperte” ma di vere e proprie ricostruzioni del tutto arbitrarie, come evidenzia Francesco Tentarelli in un recente saggio:

« nel caso della Madonna delle Grazie si determinò infatti la perdita di quella che era stata l’antica chiesa di Sant’Angelo delle Donne, edificata nel 1153; completamente stravolta risultò anche la chiesa di San Domenico, dopo la conclusione degli interventi predisposti; mentre infine, “il duplice isolamento interno ed esterno del Duomo” determinò “la morte dell’arte settecentesca a Teramo … che, per un periodo così importante della storia, rappresenta una mutilazione di non poco conto » conclude Tentarelli che «a Savini vanno quindi addebitate delle responsabilità di natura teorica per non aver compreso l’importanza storica ed artistica dei monumenti sacrificati al suo sentire antiromantico»

Resta tuttavia intatto il valore del “Savini storico”  basta scorrere la bibliografia redatta da Raffaele Aurini nel 1958 per il terzo volume del Dizionario della Gente d’Abruzzo, per rendersi conto della varietà degli argomenti trattati dal Savini che scrisse di araldica, di numismatica, di dialettologia, di storia dell’arte.

Pubblicò saggi e articoli su numerose riviste: “Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti”; “Bullettino della Deputazione abruzzese di Storia patria”; “Archivio storico per le province napoletane”; “Notizie degli scavi di antichità”; “Archivio storico italiano”, oltre ai numerosi giornali e periodici di ambito locale.

Da non trascurare neppure il ruolo pubblico rivestito da Francesco Savini nel corso di una lunghissima esistenza, non tanto come politico, ruolo che certo non gli era molto congeniale quanto come pubblico amministratore, sempre attento ai problemi della sua cittĂ .

Fu presidente della Congrega di Carità, l’organo che gestiva la sanità pubblica; fu consigliere e assessore comunale e in questa veste si occupò della istituzione del Museo civico e della Pinacoteca; difese l’integrità territoriale della Provincia di Teramo prima, nel 1891, di fronte alla soppressione - poi scongiurata - della Prefettura, prevista dalla riforma Crispi e poi, nel 1927, quando invano cercò di impedire lo smembramento del territorio teramano in favore della nuova Provincia di Pescara.

Pubblicazioni, convegni e giornate di studio, promosse e organizzate dal “Centro abruzzese di ricerche storiche” insieme a una vasta Mostra documentaria, realizzata dalla Biblioteca provinciale Melchiorre Delfico di Teramo e dal locale Archivio di Stato, hanno fatto negli anni scorsi il punto sull’opera di Francesco Savini.

Si è potuto rivisitare e aggiornare la bibliografia degli scritti, anche attraverso la riscoperta di tutta una serie di “contributi minori”, note e interventi pubblicati sulla stampa locale.

Resta invece da raccogliere e sistemare la vastissima bibliografia critica che Raffaele Aurini aggiornò fino al 1956 ma che negli anni successivi si è moltiplicata.

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