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Beato Nicola da Forca Palena, religioso, nasce il 10 settembre 1349 a Forca Palena, una località montuosa del comune di Palena, e muore a  Roma il 1º ottobre 1449.

All'età di 30 anni si trasferì a Palena dove intraprese la vita religiosa.

Fu vicecurato della chiesa di Sant'Antonio dove si fece apprezzare per la sua bontà e dove svolse una intensa attività pastorale.

In occasione di un pellegrinaggio fatto a Roma sentì il desiderio di una vita monastica più austera e si aggregò a una comunità di eremiti guidata da Rinaldo di Piedimonte.

Nel 1419 tornò a Roma e diede inizio sul Gianicolo, ad un romitorio dedicato a Sant'Onofrio anacoreta su cui più tardi fu costruita l'omonima chiesa con annesso convento.

Conobbe il Beato Pietro Gambacorta da Pisa, il nobile divenuto fondatore della Congregazione dei Poveri Eremiti di San Girolamo (congregazione meglio nota come ordine dei Gerolimini) e tra i due nacque un'amicizia fraterna.

Morì a Roma il 1º ottobre 1449. Fu seppellito nella Chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo dove sussiste la sua pietra tombale.

Viene commemorato il 29 settembre.

Una nota di Daniele Bolognini

Nel cuore di Roma, poco distante dalla Basilica di San Pietro, sorge la chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo, il gioiello rinascimentale in cui è sepolto Torquato Tasso che qui visse l'ultimo periodo della sua vita e morì il 25 aprile 1595.

Sotto la mensa dell'altare maggiore riposano invece le spoglie di Nicolò da Forca Palena, fondatore nel secolo XV del monastero e della chiesa.

La lunga vita del Beato ebbe inizio in una modesta casa di Forca Palena, tra le montagne abruzzesi, il 10 settembre 1349.

Il giorno precedente un devastante terremoto aveva sconvolto l'Italia centro meridionale, complicando una situazione resa già difficile dalle ataviche lotte per il controllo delle terre, dall'asprezza del territorio e del clima, rigido per buona parte dell'anno.

Forca Palena, sebbene piccolo, sorgeva in una posizione strategica ed era spesso saccheggiato dalle compagnie di ventura.

Poco conosciamo dell'adolescenza di Nicolò. A circa trenta anni, con i suoi compaesani, fu costretto a trasferirsi nella vicina Palena che era difesa da possenti mura e dal castello del Conte Giovanni di Manoppello.

Così, in una situazione più tranquilla, intraprese la vita religiosa.

Nominato vicecurato della chiesa di Sant'Antonio, conquistò, per la grande bontà d'animo, la benevolenza del clero e del popolo e il suo ministero sacerdotale fu, per circa venti anni, molto intenso.

La bellezza delle montagne e le verdi foreste circostanti ben si addicevano al suo spirito contemplativo.

Dopo un pellegrinaggio a Roma, sulle tombe degli apostoli e dei martiri, sentì il desiderio di una vita più raccolta e austera.

Trasferitosi nella città eterna entrò in una comunità di eremiti guidata da Rinaldo di Piedimonte che non aveva una regola particolare, ma era aggregata al Terz'Ordine Francescano.

Il cenobio sorgeva in una torre vicino alle terme di Nerone, presso la chiesa di San Salvatore.

Doti intellettuali e virtù morali eccellenti gli procurarono la fiducia dei confratelli e fu dunque naturale che, su indicazione dello stesso Rinaldo, venisse eletto, dopo la sua morte, successore nella carica di priore.

Nel 1400 era stato indetto il Giubileo. Ad alcune alte gerarchie ecclesiastiche in lotta per il potere, condizionate dalle potenze europee perennemente attente a controllare l'elezione e l'operato del papa, rispondeva il popolo con la nascita di movimenti ascetici collettivi come le compagnie dei flagellanti.

Per molti anni, inoltre, al pontefice si contrapposero persino due antipapi e Roma, vivendo in condizioni di miseria, era provata da frequenti disordini che costringevano persino il papa a risiedere altrove. Questo fu il contesto in cui visse Nicolò.

Successivamente il nostro Beato, visto il numero crescente degli aspiranti compagni, fondò a Napoli un cenobio per gli eremiti di Sperlonga che prese il nome di Santa Maria delle Grazie e un ospizio sulla piazza di Sant'Agnello.

Nel 1419 tornò a Roma e diede vita, sul Gianicolo, ad un romitorio con patrono Sant'Onofrio, l'anacoreta del IV secolo della Tebaide, per la cui costruzione ricevette aiuti da vari benefattori tra cui i Cardinali Condulmer (poi Papa Eugenio IV) e De Cupis.

Conobbe il Pietro Gambacorta da Pisa, il nobile divenuto fondatore dei Poveri Eremiti di San Girolamo e tra i due nacque un'amicizia fraterna.

Papa Eugenio IV, stimandolo moltissimo, lo volle nel 1434 e nel 1437 a Firenze (dove temporaneamente risiedeva), riformatore e fondatore di due monasteri. L'amore di Dio portò dunque più volte l'umile montanaro abruzzese ad abbandonare la vita contemplativa per operare in monasteri di grandi città.

Tornato definitivamente sul Gianicolo, da cui vedeva tutta la città, visse serenamente gli ultimi anni. Novantenne, diede ancora inizio alla costruzione della chiesa annessa al romitorio mentre, con i suoi compagni, confluiva nella congregazione del Beato Pietro Gambacorta, i Girolamini, approvati dal papa nel 1446.

Nicolò morì centenario il 1° ottobre 1449. La salma, esposta tre giorni alla venerazione dei fedeli, fu tumulata sotto il pavimento della chiesa, come era allora consuetudine. Papa Nicolò V, il pontefice umanista suo amico, ne dettò la scritta sepolcrale: “…Tu elimini i mali senza alcuna scienza medica, perché in te l'amore, in te la fede, in te i doni di Cristo”.

Nel 1712 il corpo fu solennemente trasferito sotto la mensa dell'altare maggiore, dove è tuttora venerato.

La costante devozione e i miracoli presso la sua tomba fecero istruire il processo di beatificazione che si concluse con l'approvazione del culto da parte di Papa Clemente XIV il 27 agosto 1771.

Palena lo aveva già scelto compatrono il 14 marzo 1638 e ancora oggi gli dedica solenni festeggiamenti nel mese di agosto.

I Girolamini vennero ufficialmente sciolti nel 1933 mentre dal 1945 la chiesa di Sant'Onofrio è sede dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

tutti pazzi per la Civita

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