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Raffaele LaportaRaffaele Laporta, padagogo, nasce l’11 marzo del 1916 a Pescara o meglio, come egli stesso amava ricordare, a Castellamare Adriatico, e muore il 16 novembre del 2000.

La differenza sta tutta nel fatto che Castellamare era allora un centro collinare ed agrario che già dagli ultimi decenni del secolo scorso aveva iniziato ad avvicinarsi all’Adriatico ed alla foce di sinistra dell’Aterno-Pescara.

L’educazione del giovane Laporta si svolge in famiglia anche in anni nei quali i suoi coetanei frequentavano le scuole, pubbliche o private.

Si trattava di un’usanza consentita ma già allora sempre meno diffusa ed in qualche modo singolare che colui che sarebbe diventato uno degli studiosi più acuti delle problematiche connesse ai processi educativi che si sviluppano nella scuola, alla scuola sia stato sottratto nei primi anni della sua formazione.

Conseguita la maturità classica presso il Regio Liceo Ginnasio di una Pescara ai suoi primi passi, Raffaele Laporta si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, seguendo in ciò almeno una inclinazione, se non una vera e propria tradizione, familiare.

Nel 1937 consegue la laurea che tuttavia non utilizza per frequentare la aule dei tribunali, tre anni dopo, infatti, nel 1939, lo troviamo in veste di ordinario di ruolo di Filosofia, Pedagogia e Storia negli istituti secondari di secondo grado, tra i quali lo stesso Regio Liceo Classico che pochi anni prima aveva  frequentato come studente.

Quelli tuttavia non erano gli anni più propizi per iniziare carriere scolastiche.

Il sottotenente di fanteria Raffaele Laporta va alla guerra prima sul fronte occidentale e poi su quello greco-albanese fino a quando, dal settembre del 1943 al dicembre del 1944, partecipa con il suo reparto della Divisione "Pinerolo", prima alle operazioni in Albania, nella zona di Monastir, poi all’occupazione della Gracia in Tessalia ed in Macedonia occidentale.

Sopraggiunto l’armistizio, con il suo reparto aderisce al patto stipulato dal Generale Infante, comandante la Divisione, con il comando alleato in Grecia ed il comando delle forze partigiane elleniche .

Si tratterà complessivamente di un’esperienza molto dura della quale tuttavia Laporta parlerà anche a distanza di tempo come di una grande scuola di vita e di umanità.

Finita la guerra, Raffaele Laporta partecipa alle vicende politiche della ricostruzione prima nel Partito d’Azione, successivamente in Unità popolare e nel Psi, collaborando con Tristano Codignola, conosciuto attraverso il padre Ernesto.

Riprende l’insegnamento ed all’incirca in questi anni incomincia ad occuparsi di pedagogia occasionalmente; ma la sua esperienza scolastica motiva in lui interessi più consistenti stimolati da un incontro e via via da una frequentazione con Ernesto ed Anna Maria Codignola (1950-52) e da visite alla Scuola-Città "Pestalozzi" di Firenze.

A partire dal 1951 partecipa alle esperienze di movimenti didattici e pedagogici allora nuovi in Italia e poco noti: l’importazione nel nostro Paese delle tecniche Freinet, la nascita e lo sviluppo del Movimento di Cooperazione Educativa, i Cemea, la Lega per l’educazione nuova.

Inizia un decennio che va, all’incirca, dalla fine della guerra fino a poco oltre la metà degli anni Cinquanta, cioè dal ritorno alla vita civile fino al conseguimento della libera docenza in Pedagogia (1957).

Così, ad esempio, il suo interesse per i temi della libertà e della democrazia, della responsabilità e dell’impegno personali, alimenta (ed è a sua volta incrementato da) una didattica quotidiana, innovativa rispetto agli schemi correnti, interessante e rigorosa, anche nelle testimonianze dei suoi allievi che ancor oggi ne ricordano l’insegnamento.

In questi anni Laporta partecipa con Lamberto Borghi, Aldo Visalberghi, M. Corda Costa, Aldo Capitini, Mario Alighiero Manacorda, alla fondazione ed alla direzione di organismi che hanno segnato la storia culturale e pedagogica del nostro Paese, dal Movimento di cooperazione educativa (Mce) alla New Education Fellowship, alla Federazione nazionale degli insegnanti di scuola media (Fnism); lavora con la delegazione fiorentina dei Cemea, collabora con Margherita Zoebeli fondatrice del Centro Educativo Italo-Svizzero di Rimini, con Riccardo Bauer e con Mario Melino nella Società Umanitaria di Milano, con Lamberto Borghi e "Fraternità Mondiale".

Nel 1957 Laporta consegue la libera docenza in Pedagogia e nell’anno successivo viene chiamato da Ernesto Codignola alla direzione della Scuola-Città Pestalozzi di Firenze, una esperienza per più versi rara e preziosa, a partire dal fatto quella che era una delle pochissime scuole private di orientamento laico.

Vi si ritrovavano ragazzi ed insegnanti diversi per estrazione sociale, per orientamento religioso (cattolici, ebrei, valdesi) e politico, anarchici e liberi pensatori compresi, che della tolleranza e della comprensione reciproca facevano una regola di vita piuttosto che un argomento per bei temi di italiano.

Inoltre era una scuola largamente sperimentale: sul piano più specificamente didattico, come anche su quello dell’organizzazione democratica della vita comunitaria.

Il periodo fiorentino si conclude nel 1965 quando Laporta, che già nel 1963 aveva vinto la cattedra universitaria di Pedagogia e che dal 1964 aveva passato a Lydia Tornatore la direzione della Scuola-Città Pestalozzi, lascia l’Ateneo fiorentino ed inizia un quinquennio di nomadismo accademico.

Laporta, che conosce bene il mestiere dell’insegnante e le difficoltà che lo ostacolano, ha sempre combattuto i discorsi generici sulla "crisi della scuola", le declamazioni acritiche del riformismo scolastico, ed ha invece preferito impegnarsi a favore di una mobilitazione di energie che faccia funzionare la scuola che c’è, come primo indispensabile passo verso la costruzione della scuola che si vorrebbe.

E della scuola che si vorrebbe egli chiede di conoscere non solo i criteri di fondo, le grandi ispirazioni ideali e culturali, ma anche e soprattutto le modalità di funzionamento, le condizioni che giorno per giorno rendano possibile il lavoro di un insegnante e della sua classe.

La sua attività politica si è svolta prevalentemente, perciò, tutta nell’ambito di organizzazioni come l’Adsn (Associazione per la difesa della scuola nazionale) e l’Adesspi (Associazione per la difesa e lo sviluppo della scuola pubblica italiana).

Nel 1970 gli viene offerto di entrare a far parte della I sezione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, un organismo tecnico di cattedratici prestigiosi, investito di un potere consultivo nei confronti del Ministro della Pubblica Istruzione, in ordine al regolare svolgimento della vita universitaria ed alle possibili riforme del suo ordinamento.

Negli stessi anni partecipa all’attività di numerosi organismi e commissioni, spesso con funzioni di responsabilità e di direzione, e collabora, in qualità di consulente, con i più importanti centri scientifici e culturali.

Anche per questi incarichi, ma più in generale per la sua attività scientifica e culturale, Raffaele Laporta è stato insignito della Medaglia d’oro dei Benemeriti della Scienza, della Cultura e dell’Arte (1979), ed ha ricevuto la Laurea ad honorem in Pedagogia da parte dell’Università di Urbino (agosto 1985).

Tra i periodi più operosi della sua attività, va senza dubbio considerato quello che lo vede trasferirsi, nel 1982, dall’Università La Sapienza di Roma alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Chieti.

Qui egli continua ad insegnare e nel 1985 viene eletto Preside di Facoltà, incarico dal quale si dimette nel 1987, anno della sua collocazione fuori ruolo; nel 1991 sopraggiungere il pensionamento e nel 1992 il riconoscimento della qualifica di Professore Emerito di Pedagogia.

Tante le iniziative assunte da Laporta in campo universitario: l’incremento delle scienze dell’educazione nell’Ateneo abruzzese; la costituzione e la direzione sia dell’Istituto di Pedagogia e Psicologia (1986), che del Centro di ricerca sulle tecnologie dell’istruzione (1987); i corsi integrativi ed i seminari scientifici organizzati intorno all’insegnamento ufficiale di Pedagogia.

Nella stessa direzione si muovono le attività svolte fuori dall’Università, a più stretto contatto con il territorio: la presidenza del comitato scientifico dell’Istituto per la formazione di dirigenti d’azienda nel Mezzogiorno (Ifdam); la collaborazione allo sviluppo dell’Università della Terza Età di Chieti; la fondazione e l’animazione di un gruppo scuola-università per lo studio di modelli di formazione in servizio degli insegnanti; lo svolgimento di iniziative di aggiornamento in numerose scuole della regione, in collegamento con diverse associazioni professionali di insegnanti; l’organizzazione di un ciclo di incontri del mondo scolastico regionale con l’editoria nazionale specializzata nei settori didattico e pedagogico; la consulenza prestata ad alcune cooperative giovanili operanti nel campo dei servizi sociali.

L’elenco potrebbe continuare e testimonierebbe, nei fatti, come alla base della scelta di Laporta di tornare in Abruzzo sia possibile rinvenire, insieme ad ovvie motivazioni personali e familiari, una tenace volontà di ricominciare daccapo nel suo lavoro di costruzione e di trasformazione culturale.

Si tratta di un impegno perseguito per decenni con rigore scientifico e con grande disponibilità umana.

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