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Pasquale ScarpittiPasquale Scarpitti, giornalista, poeta, letterato, nasce il 28 aprile 1923 a Castel di Sangro e muore a Pescara il 25 aprile 1973.

La sua era una agiata famiglia di proprietari.

Della fanciullezza serena serbò sempre il fresco e suggestivo ricordo che affiora di frequente nei suoi scritti accanto a quello incancellabile e funesto della prematura scomparsa del padre.

A Napoli affrontò gli studi classici presso l'Istituto dei Salesiani al Vomero, cominciò a frequentare brillantemente il ginnasio che completò presso il “Giulio Cesare” di Roma.

Qui intraprese pure i corsi liceali, ma, avendo dovuto rientrare in Castel di Sangro, li portò a termine nella città di Sulmona.

Conseguita la maturità classica ed iscrittosi alla Facoltà di Ingegneria, fu costretto ad interrompere gli studi a causa dello scatenarsi della II Guerra Mondiale, nel corso della quale i tedeschi in ritirata distrussero completamente l'abitato di Castel di Sangro.

Fu una durissima esperienza di privazioni e di stenti, di violenza e di morte che impresse nella sua coscienza e nella sua memoria segni incancellabili e determinò una svolta decisiva nella sua vita.

Lo si evince dagli echi che continuamente ne riaffiorano in tutta la sua produzione giornalistica e letteraria, ma soprattutto nella sua poesia, pervasa e addirittura dominante nei suoi versi migliori, più sinceri ed efficaci, dalla sofferta partecipazione con cui egli ne rivisse continuamente i ricordi più lancinanti.

Con il ritorno della pace ed il ristabilirsi dell'ordine, poté riprendere gli studi, ma il loro proseguimento, in quel difficile dopoguerra, fu tutt'altro che privo di sacrifici.

Spinto dalla necessità di ridurre gli anni di frequenza universitaria e i tempi di permanenza a Napoli, passò dalla Facoltà di Ingegneria a quella di Matematica, e per contribuire alle spese occorrenti al suo mantenimento si procurò il modo di collaborare con articoli di cronaca e di varia natura a quotidiani e periodici.

Furono quasi certamente le esperienze verso cui lo introdusse quest'ultimo sbocco di attività a suggerirgli l'idea, trasformatasi presto in una irreversibile esigenza, di abbracciare la professione giornalistica che sentiva più congeniale alle inclinazioni della sua natura.

Era il più evidente segnale di come in quegli anni venisse ormai definitivamente maturando quella vocazione letteraria che in lui si era affacciata ed era cresciuta nel corso delle intense letture, a cui aveva potuto dedicarsi, come unica attività possibile, durante i lunghi mesi della guerra.

Nacquero così i vari componimenti che confluiscono in Terra Promessa, la sua prima raccolta che venne pubblicata a Milano nel 1951 dall'editore Gastaldi e con la prefazione di Aldomir Gospodinoff dal quale furono messi in risalto i pregi della sua “poesia sincera” e “dell'amore da cui viene l'ispirazione”.

L'opera non mancò di sollecitare consensi e di indurre, il 6 maggio 1952, a declamarne alcune pagine nel ridotto dell'Eliseo a Roma.

Fra affini tensioni nacquero anche altri componimenti e il risultato maggiore da lui attinto nel fervido clima creativo di quegli anni fu sicuramente Scendi Mosè, l'intenso poemetto dall'ampio respiro, scandito in cinque lasse, per il quale gli venne assegnato nel 1952, nel corso della manifestazione organizzata nella cittadina di San Giuliano d'Alife, il prestigioso “Premio Matese”.

Il riconoscimento valse ad ottenergli l'attenzione di un più vasto pubblico e decisamente contribuì a proiettarne l'iniziale notorietà.

L'occasione gli permise, inoltre, di allacciare rapporti con diversi personaggi emergenti nel campo della carta stampata, a principiare da Mario Stefanile, giornalista napoletano, e Mario Landi che allora dirigeva la rivista letteraria fiorentina Kursaal preposta al premio assegnatogli.

Sue poesie venivano accolte e proposte da i più prestigiosi periodici riservati alla creatività e alle realtà specifiche degli scrittori, come “La Fiera Letteraria” e “Le Tout Rome” e destarono l'interesse di varie personalità di primo piano nella letteratura e nella cultura, fra cui Ignazio Silone e Leone Piccioni.

Sostenuto e confortato anche dagli apprezzamenti che vedeva crescere intorno a sé, abbandonò gli studi matematici, quando mancavano pochi esami al conseguimento della Laurea, e decise di intraprendere gli studi giornalistici presso la scuola apposita della “Pro Deo” a Roma nel 1953.

Tra il '53 e il '54 venne infittendo l'attività giornalistica attraverso la collaborazione non solamente con giornali e riviste, quanto pure con la RAI di Pescara e il quotidiano “La Giustizia” in veste di critico radiofonico e televisivo.

Di rilievo furono anche i saggi critici sul teatro e sul radioteatro apparsi soprattutto sulle specifiche riviste “Spettacoli” e “Commenti”.

Nel 1955 venne chiamato a far parte della Giuria preposta al Premio Nazionale Radiodrammatico.

Nel 1954 gli venne conferito il “Premio Marsica”, istituito ad Avezzano solo l'anno precedente ed alla cui prima edizione del '53 aveva partecipato con un racconto e con il poemetto “Poesia del Canto d'Amore”, conquistando il secondo posto dopo Mario Pomilio.

Per lo stesso poemetto e per “Canzone del Sud” fu segnalato due anni dopo, nel '55, nel concorso “Città di Reggio Calabria”.

La sua aspirazione a svolgere attività giornalistica a tempo pieno ebbe finalmente piena e soddisfacente attuazione nel 1955, quando concorse e venne accolto quale collaboratore stabile negli studi RAI di Pescara, ove più tardi divenne dapprima redattore del giornale radio nel Corriere d'Abruzzo e Molise ed infine Capo Redattore.

Nel 1956 tornò a partecipare al Premio Marsica guadagnando un secondo posto con il poemetto Canzone del Sud, e l'anno successivo Domenico Rea pubblicò alcuni suoi scritti in Lettera dalla Provincia per le edizioni del Centro Democratico di Cultura e Documentazione di Roma.

Nel 1960 partecipò, con una raccolta di poesia inedite, al concorso letterario “La Nostra Rai” conseguendo il terzo premio e l'anno successivo Giammario Sgattoni ne antologizzò la produzione in versi nel suo volume sulla Poesia Abruzzese del '900 (Lanciano, Ed Quadrivio, 1961), che rimane fra le testimonianze di maggior rilievo sulle voci più autorevoli di quegli anni.

Dalla sua attività di giornalista riscossero particolare attenzione e ascolto alcuni documentari radiofonici trasmessi dalla RAI sulle reti nazionali, come L'Orso Amico, sul Parco Nazionale d'Abruzzo, del 1963, La Nuova Frontiera degli Abruzzesi, su Gabriele D'Annunzio, e i 128 di Limmari sull'eccidio nazista a Pietransieri, del 1967,

L'abilità professionale e la passione per il suo lavoro, fecero apprezzare la validità dei risultati che andava conseguendo anche nei “servizi” di ogni giorno e per tale ragione gli fu ripetutamente rivolto l'invito a trasferirsi a Roma o in altre sedi della Rai di maggior prestigio, ma preferì fermarsi in Abruzzo per il profondo e intenso legame avvertito per la sua terra.

Qualche riflesso di questo amore viscerale si coglie in alcuni Ritratti di paese che andò pubblicando su “Dimensioni”, una delle poche ma senz'altro la più importante rivista letteraria e culturale tenuta in vita e diretta a Pescara dai suoi amici Ottaviano Giannangeli, Peppino Rosato, e Giammario Sgattoni.

Non mancarono in quegli anni altre partecipazioni a concorsi poetici e ulteriori riconoscimenti, fra i quali nel 1968 “Dieci poeti da Salvare” bandito a Luco dei Marsi e, occorre evidenziare, la piena affermazione ottenuta nel 1969 con il conferimento del primo premio al concorso “La Madia D'Oro” presieduta dal poeta Giovanni Titta Rosa per la pubblicazione di Canzone del Sud prefazione di Giuseppe Porto.

Con Lunga Storia di Natale , in cui raccolse le “poesie agli amici” corredata da riproduzioni di opere grafiche di diversi pittori e che venne presentata da Renato Minore, inaugurò nel 1970 le pubblicazioni della Casa Editrice da lui fondata e chiamata SARUS,

Fu in veste di editore oltreché di autore, infatti, che nel '72 pubblicò il suo poemetto Pay Toll e a seguire Discanto definita dalla critica “monumentale opera d'arte”, complessa e impegnativa in cui raccolse “testimonianze letterarie e grafiche sull'Abruzzo di 137 autori” tra i quali Ignazio Silone, Ennio Flaiano, Raffaele Colapietra, Tommaso Cascella, Michele Cascella, Federico Spoltore, Remo Brindisi e con la realizzazione grafica di Franco Summa.

Sempre per l'Edizioni Sarus pubblico una serie di “immagini serigrafiche per interventi urbanistici” raccolte nel volume “La Città Effimera” di Franco Summa.

In qualità di critico d'arte, per altro, fu invitato anche a far parte di diverse commissioni giudicatrici, fino a quelle convocate nell'autunno del 1972 in occasione del “Il Premio Nazionale di Pittura Città di Sant'Omero” e dei Concorsi Nazionali del “Piccolo Formato” a Chieti e Sulmona.

Venne chiamato a svolgere lo stesso ruolo in campo letterario per quell'importante premio che Pescara aveva istituito in onore di Gabriele D'Annunzio insieme a Carlo Bo, Geno Pampaloni, Ettore Paratore, Leone Piccione. A questo compito, però, non poté fare fronte.

Nella notte fra il 24 e il 25 aprile del 1973 cessa improvvisamente di vivere a Pescara.

Due giorni dopo, nella natia Castel di Sangro, fu tumulato accanto al padre e al nonno.

Due anni dopo la scomparsa, nel 1975, al suo “Discanto” venne assegnato il premio di giornalismo “Gian Gaspare Napolitano” nel corso di una solenne cerimonia nel Campidoglio di Roma, alla quale intervennero la sorella Melania e il figlio Gaetano.

tutti pazzi per la Civita

 

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