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Giovanni VernaGiovanni Verna, giornalista, nasce il 20 aprile 1937 ad Atri da Santino e Liberatina Taraborelli, e muore il 4 maggio 2011.

di Santino Verna

Un grande atriano protagonista della nostra storia.

Frequentò le scuole elementari presso le Figlie della Carità in Atri e sempre nell’amatissimo luogo natio fece il ginnasio inferiore e superiore.

Per tre anni fece la spola tra Atri e Pescara, perché nella città dannunziana frequentò il liceo “G. D’Annunzio” dove si licenziò nel1955. A Pescara come ad Atri fece le prime esperienze giornalistiche.

A Padova frequentò l’Università degli Studi, iscrivendosi a Giurisprudenza e con la città del Santo mantenne sempre uno splendido rapporto, durato più di 50 anni.

Ogni anno, a volte anche due o tre volte, in treno si recava a Padova con Costanzo Marcone, e spesso con Giovanni Palma e Pino Perfetti, per compiere la rimpatriata che comprendeva la visita ad una mostra d’arte a Palazzo Zabarella, il giro per la città e la visita alla Basilica del Santo, per il quale nutriva una profonda devozione.

Ad Atri era stato componente per qualche edizione del comitato dei festeggiamenti della festa di Sant'Antonio.

Giornalista professionista dal 1961, scrisse su quotidiani nazionali e locali e diresse “Il Gazzettino atriano”.

Il 7 gennaio 1971, nella Collegiata di Santa Maria in Platea in Campli sposò Gina Di Antonio, con la benedizione di Mons. Abele Conigli, Vescovo di Teramo e Atri.

Ebbero due figli, Tina, docente di lettere e di lingue orientali e Fra Santino.

Nel 1970 era entrato in RAI dove divenne Vice-Capo Redattore nel 1987 e Capo Redattore nel 1997, fino al collocamento in pensione, per raggiunti limiti di etĂ , nel 2002.

Per “L’Eco di San Gabriele”, nell’inserto “Eco Abruzzo” ideò la rubrica “Abruzzesi fuori Abruzzo” (1991-95), cominciando con l’ex-compagno di scuola Prof. Nicola Cesare Occhiocupo, all’epoca Rettore dell’Università di Parma e concludendo con l’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste Mons. Vincenzo D’Addario, poi trasferito a Teramo-Atri.

Fu direttore anche di “Corrispondenza”, bimestrale della Collegiata di S. Remigio di Fara S. Martino dove il suo papà Santino fu battezzato.

Primo direttore laico de “L’Araldo Abruzzese”, visse con grande entusiasmo il rinnovamento conciliare. In tante parrocchie della diocesi faceva la giornata di sensibilizzazione e al termine della S. Messa parrocchiale, ma anche di qualche Messa esequiale, parlava dall’ambone.

Una delle chiese a cui rimarrà più affezionato è Sant' Agnese di Pineto, dove si recava anche nei momenti solenni dell’anno, come la festa patronale o la celebrazione delle Cresime.

Rimase al settimanale diocesano fino al 1989, dopo le dimissioni di Mons. Conigli.

Gli subentrò un suo allievo, Nicola Di Paolantonio e Giovannino era sempre presente come componente del comitato di gestione.

Anche se non andava più ogni lunedì alla redazione teramana, era sempre presente agli appuntamenti annuali, come quello di apertura, alla Casa Maria Immacolata di Giulianova, dove interveniva come un attore che fa la partecipazione straordinaria ad un film.

Profondamente religioso, da bambino fu chierichetto nella Parrocchia di S. Nicola e componente dell’Azione Cattolica.

Nella sua amata Parrocchia, dove era stato battezzato e dove visse la dolorosa pagina della morte della mamma Liberatina che vi fu funerata, volle l’istituzione del Circolo di AC, con la benedizione di Mons. Aurelio Tracanna.

Il Circolo ebbe breve vita, perché già cominciare a soffiare il vento del Concilio Vaticano II.

Fece anche l’esperienza della recitazione, assieme ai compagni, presso il Teatrino“Mandocchi” e celebre rimase un monologo sul fumo. Esperienza vissuta personalmente perché la sigaretta gli fu compagna per diversi anni. L’alternava talvolta alla pipa.

Animo soavemente mariano, fu medaglia d’oro dell’Unitalsi, con i pellegrinaggi a Loreto, dove festeggiò le nozze d’argento nella festa del Battesimo del Signore del 1996. Nel 1983 andò la prima volta a Medjugorje, di cui aveva sentito parlare poco tempo prima.

Nell’ambito della FISC aveva ricevuto l’incarico di sondare giornalisticamente l’evento, dato che da Pescara partiva la motonave per Spalato. Da allora ogni anno si recò a Medjugorje, compiendo tutti i momenti del pellegrinaggio, come la Via Crucis al Krizevac e la Via Matris al Porbrdo.

Prelevò una pietra dal monte delle apparizioni e la pose ai piedi della statuetta, acquistata a Tocco da Casauria, nel giardino della sua casa atriana di Vico Giardinetto 4.

Aveva una bella documentazione fotografica sulla Bosnia-Erzegovina, dove non fu presente solamente nel periodo della guerra dei Balcani.

Ma dato che la Jugoslavia ormai era entrata nel suo cuore, nei primi anni ’90 si recò a Pola e Parenzo.

Nella Basilica Eufrasiana si trovò con Costanzo Marcone il 17 luglio 1994, mentre l’Italia con il piede di Baresi si giocava il mondiale a favore del Brasile.

Amava la musica, in particolare il melodramma, ne seguiva con un ristretto gruppo di amici momenti emozionanti allo Sferisterio di Macerata. Apprezzava Guccini e gli Avion Travel. Tra i film preferiti Amarcord e Amici miei.

Tifava Juventus e ogni tanto andava all’Adriatico di Pescara, non tanto per seguire la partita dei biancazzurri, quanto per assistere alla trasformazione di politici e costruttori, calmi nella vita quotidiana, ma scurrili e ansiosi durante i 90 minuti.

Altrimenti vedeva l’incontro nello studio di Mario Santarelli, morto un anno e mezzo prima di lui, alla sede RAI di Via De Amicis 29.

Per Atri ideò i “Mercoledì della cultura”, ciclo di conferenze presso l’auditorium “Sant'Agostino”, con la prima edizione nel 2003.

Esponenti della cultura e della politica, della promozione sociale e dello sport, con un vasto dibattito da parte degli atriani, specialmente di alcuni affezionati che non perdevano neanche una puntata dell’evento.

Seguì il “Giovedì del libro”, con la presentazione di un libro, sulla scia della sua passione che ha dato vita al centro di ricerche abruzzesistiche “Avv. Santino Verna” inaugurato (guarda caso) il giorno di Sant’Antonio di Padova nel 2003.

Ammalatosi di mielofibrosi, visse gli ultimi mesi di vita con sofferenza e accettazione. Voleva tutti i giorni, nonostante il morbo, uscire per Atri, andare con gli amici a prendere il caffè, conversare con loro sui più svariati argomenti.

Quando stava bene usciva quattro volte al giorno per la cittadina, dopo aver ascoltato le notizie alla radio, la prima uscita alle prime ore del mattino, per acquistare i quotidiani e fermarsi qualche minuto dal tabaccaio, versione abruzzese della bottega del falegname di Don Tonino Bello.

Una cristi blastica fermò il suo cuore la notte tra il 3 e il 4 maggio 2011, all’ospedale di Atri dove era stato ricoverato.

Ed era lo stesso giorno in cui 31 anni prima era morto Josip Broz, alias Tito, dittatore della Jugoslavia.

Quel Paese dove diceva sarebbe andato fino all’ultimo respiro. Quella nazione dove la sua marianità era stata fortemente alimentata e consolidata, anche nell’apertura alla mondialità e al dialogo tra le religioni e i popoli. Deformazione di giornalista, passione di uomo e di cristiano.

tutti pazzi per la Civita

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