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Don Pasquale BaiocchiDon Pasquale Baiocchi: l’abruzzese "Artista del fuoco"

di Elisabetta Mancinelli

Pasquale Baiocchi, nasce il 12 agosto 1847 a Città Sant’Angelo, e muore il 10 luglio 1907.

E’ stato un fuochista famoso per la sua bravura nel creare fantastici giochi pirotecnici, ma anche un patriota.

Nel 1866 si arruolò come volontario nelle truppe garibaldine e partecipò alle battaglie della terza guerra d’indipendenza.

Pasquale Baiocchi all'età di 55 anniIndossò la camicia rossa anche quando partecipò alla Campagna dell’Agro Romano per abbattere il potere temporale del Papa, ma fu preso  prigioniero e rinchiuso a Castel Sant’Angelo.

Eclettico personaggio si dedicò allo studio del violino e entrò a far parte dell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli.

Ma la passione per l’arte pirotecnica prevalse e frequentò, nella città partenopea, un laboratorio diretto da un esperto in questo genere di creazioni che gli permise di migliorare la sua personale esperienza ed eseguire fuochi di novità che gli valsero grandi manifestazioni di stima.

Tutto ciò gli fu di potente stimolo, al ritorno definitivo a Città Sant’Angelo.

E a 23 anni, animato dal fervore della sua passione, aprì nel Rione Casale all’interno  del suo paese un piccolo laboratorio.

Da qui cominciò la sua straordinaria ascesa.

Con i suoi fuochi suscitò l’ammirazione in tutta l’Italia.

Anche la famosa ditta pirotecnica Papi di Roma entrò in relazione con lui.  Venne chiamato in molte città tra cui Rimini, Torino, Alessandria ecc.

Il 4 luglio del 1907 fu invitato dal Comune di Napoli per una grande festa in onore di Giuseppe Garibaldi. Questo purtroppo fu il suo ultimo spettacolo.

Morì, infatti, il 10  luglio del 1907 nel suo laboratorio di Città Sant’Angelo in seguito ad una tremenda esplosione insieme a 7 suoi collaboratori.

Edmondo De Amicis, nel libro le "Pagine Allegre", lo definiva “l’artista del fuoco” per la sua perizia nel creare fantastici giochi pirotecnici in aria e in acqua tali da fargli vincere numerosi concorsi nazionali.  Nel 1894 venne nominato dal Re d’Italia “Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia”.

A lui è intitolato il concorso nazionale per spettacoli pirotecnici.

Il grande Baiocchi incendiò i suoi “ fuochi “ in gara con il temporale.

La palazzina del laboratorio Baiocchi vista di fronteLa festa del patrono di Pescara, San Cetteo, sin  dai  tempi  antichi era caratterizzata, a  differenza   delle altre città italiane, oltre che dalla processione, le gare sul fiume e una grandiosa illuminazione galleggiante, che la corrente trasportava come un corteo di fiori di fuoco che andava a  finire in mare, anche da grandiosi fuochi  pirotecnici.

Nel 1893 i pescaresi organizzarono una di queste indimenticabili feste.

Tutte le strade vennero artisticamente illuminate, in particolare Corso Manthonè e piazza Garibaldi e addobbate con archi formati da festoni e lampioncini ad olio di vetro colorato.

Per tutta la città passeggiava una folla spensierata venuta dai paesi vicini.

Alle venti, mentre le bande di Città Sant’Angelo e di Pianella si preparavano alla “disfida”, venne all’improvviso un forte vento dal mare indice di un temporale; i lampioncini, sbattuti l’uno contro l’altro dal vento, si rompevano e lasciavano gocciolare l’olio sul pubblico che gremiva il Corso, ma intanto cominciavano a cadere goccioloni d’acqua.

Pasquale Baiocchi, che aveva già preparato gli ultimi ritocchi per lo spettacolo pirotecnico che doveva brillare a mezzanotte, impressionato dal temporale che poteva rovinare tutto l’artifizio, sparò subito una decina di grosse bombe per aria per richiamare il pubblico e cercare di spaccare la nuvola: ma ottenne l’effetto contrario.

Tuttavia il grande maestro, testardo com’è un abruzzese, con un bengala in mano, correndo da tutti i lati incendiò una ad una tutte le cassette con un centinaio di bombe che si sparano al finale.

Tutto il cielo era una cupola di colori: un grande spettacolo tra il faceto ed il terribile e, mentre piovevano giù acqua lampi e tuoni, “l’artista del fuoco” da terra continuava a mandare su bombe e girandole.Il sottoscala dove fu rinvenuto il corpo di Pasquale Baiocchi

La battaglia durò venti minuti con la sconfitta del re degli dei Giove Pluvio: tutti quei colpi avevano spaccato la nuvola e improvvisamente il tempo migliorò.

Il pubblico, zuppo dalla pioggia rideva, gridava, piangeva, ed applaudiva quell’eccezionale evento grandioso e… soprannaturale.

Don Pasquale fu sollevato di peso e portato in trionfo, mentre le bande tornarono a darsi battaglia.

La rivincita del fuoco

Pasquale  Baiocchi era un maestro insuperabile, il mago dei fuochi artificiali, il più sapiente creatore di congegni pirotecnici e un sottile ricercatore di armonie e colori.

Pompieri e soldati all'opera per spegnere l'incendioMa il fuoco, di cui egli era il Re, si prese una terribile rivincita.

Il 10  luglio del 1907 alle ore 17 nel suo laboratorio, che si trovava vicino alla chiesa della Madonna  delle Grazie a Città Sant’Angelo, avvenne una tremenda esplosione in  seguito ad un errato maneggiamento dei materiali esplosivi e Don Pasquale morì insieme a sette operai.

La tragedia si svolse come il suo ultimo spettacolo quasi che il demone Fuoco, ribellatosi, avesse scagliato tutti i suoi razzi e le sue folgori come vendetta sul maestro del fuoco.

Nel suo paese lo ricordano annualmente con una serie di manifestazioni che culminano in un grande spettacolo di fuochi d’artificio a terra, proprio in Largo Baiocchi nel centro storico del borgo, dove nel 1990, è stata posta una lapide che lo ricorda.

tutti pazzi per la Civita