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Luigi Meta, anarchico e sindacalista, di professione commerciante di calzature, di tessuti, rivenditore di vino, nasce il 23 luglio 1883 a Pratola Peligna, e muore a Boston il 22 gennaio 1943.

Padre di Ego Spartaco.

Appartiene al gruppo di anarchici abruzzesi conosciuti per la loro combattività come Carlo Tresca, Umberto Postiglione, Virgilia D’Andrea, la compagna della vita di Armando Borghi.

Appena diciannovenne ricopre la carica di segretario della Lega di Resistenza fra gli Artigiani di Pratola Peligna, fondata l'8 aprile 1902 con Carlo Tresca e Nicola Trevisonno

Nel 1913 lascia l'Italia per gli USA per raggiungere il fratello Francesco a Steubenville, nell'Ohio.

Qui dirige il periodico «Il Telegrafo Marconi». Rientra in Italia e viene richiamato alle armi per il conflitto mondiale.

Scriverà Rocco Santacroce: «Durante gli anni di guerra incontrò di nuovo Mussolini; lo aveva conosciuto da vicino nei congressi socialisti ma lo riteneva un maniaco, nient'altro che un maniaco.

Meta […] amava ricordare che non riusciva a comprendere come mai quel Mussolini, che era vissuto di collette dei compagni per farsi un vestito, ora era tanto spietato. Lo considerava un traditore dell'idea, quel che poi si dimostrò.

E perciò mai con lui tentò un approccio, neanche nel periodo peggiore della persecuzione […].

Con Luigi discutevamo a non finire su Bakunin, Costa e Cafiero e, come io mi allontanavo sempre di più dall'infantile positivismo deterministico [lui] si allontanava sempre di più dalla concezione meccanicistica dello Stirner, accettando la concezione del Blanqui della rivoluzione.

C'era nella sua mente la sicurezza che il popolo avrebbe un giorno rifatta l'insurrezione del 14 luglio contro la Bastiglia, anche in Italia […] Lo incontravo davanti al negozio, l'immancabile sigaro in bocca, leggendo il giornale anarchico Umanità Nova… fu un socialista-anarchico, seguace del poeta Pietro Gori […]

Nel mio ricordo, i suoi giudizi sul caro Trozzi e sul caro Lopardi dell'Aquila erano tutti negativi, fermo com'era nella concezione morale del rivoluzionario in attesa dell'esplosione della collera popolare».

Dal 1919 è uno dei dirigenti della Camera del Lavoro di Popoli.

Riceve il numero unico «Guerra e Pace» e poi «Volontà», accogliendo in pieno la proposta lanciata da Luigi Fabbri sulla costituzione dei gruppi del Fronte unico rivoluzionario (FUR).

Attivissimo nelle fasi di elaborazione di strategie d'azione comuni e nella partecipazione diretta alle lotte in corso su questioni concomitanti sul piano nazionale e locale, quali il caroviveri, il pacifismo, l'antimilitarismo, le agitazioni contro l'invio dei soldati italiani in Albania, l'emancipazione morale e materiale delle classi subalterne, le libertà e i diritti sindacali, la costituzione dei gruppi insurrezionalisti del FUR così come elaborati nel congresso dell'Unione Anarchica Italiana (UAI) di Bologna.

Fonda e dirige la locale sezione della Lega Proletaria.

Al suo fianco gli anarchici Panfilo Di Cioccio, «annoverato fra le persone pericolose per gli ordinamenti nazionali, da tenersi continuamente sorvegliato», Luigi Breda, «uno degli elementi più spinti del movimento sovversivo in Pratola», e Francesco Di Pietro, tutti mossi dalla consapevolezza di trovarsi in minoranza come anarchici ma non come rivoluzionari.

Scrive la PS: «[Luigi Meta] assieme ad altri esaltati, fondò in Pratola Peligna la Lega Proletaria, di cui subito assunse la direzione.

L'obiettivo di tale associazione, di carattere prettamente antinazionale, era quello di sottrarre il maggior numero di smobilitati alle altre organizzazioni nazionali e porli sotto il dominio del sovversivismo.

Riunì un forte nucleo di scontenti e squilibrati, facendosi coadiuvare da costoro e si accinse alla lotta, svolgendo attivissima propaganda comunista che meglio d'ogni altra si confaceva alle sue finalità, ed incitò la popolazione alla rivolta, cercando di farla trascendere al disordine ed alla violenza. […]

Fino a tutto l'anno 1922, si fece notare, per la sua capacità organizzativa, fra gli elementi più accesi e turbolenti».

Nel 1921 costituisce il gruppo anarchico di Pratola Peligna aderente alla Federazione Anarchica Abruzzese (FAA), attivandosi subito nelle iniziative di solidarietà e sostegno a Errico Malatesta e ai prigionieri politici.

Presiede i lavori del III convegno che la FAA tiene nei locali della sezione repubblicana di Sulmona il 23 ottobre 1921.

A convegno risultano rappresentati i gruppi: Sorgiamo! del L’Aquila, Carlo Pisacane di Castellamare Adriatico, Iconoclasta di Ortona, il gruppo anarchico di Pratola Peligna, I Liberi di Sulmona; inviano invece adesione i gruppi di: Avezzano, Castel di Sangro, Paterno di Celano, San Benedetto dei Marsi e Torre de' Passeri.

Dirigono i lavori Francesco Di Pietro e Luigi Meta del gruppo anarchico di Pratola Peligna e Riccardo Sacconi, che partecipa in rappresentanza dell'Unione Anarchica Italiana e della redazione di «Umanità Nova».

Dopo aver approvato la relazione d'apertura di Quirino Perfetto in merito all'ultima riunione del consiglio generale dell'UAI tenutasi a Roma, il convegno passa alla discussione dei punti previsti all'ordine del giorno.

Dalle osservazioni di Quirino Perfetto, Tullio Lazzarini, Francesco Paglia, Attilio Carlone e Sacconi sul funzionamento e l'efficienza dell'organizzazione emerge la necessità di un potenziamento interno sia della FAA che dell'UAI.

Viene abbozzato perciò un accordo sulla base del quale tutti gli iscritti ai gruppi debbano in qualche modo assumere l'onere sia di versare una quota stabilita, «per porre la Federazione in condizione di compiere la propria opera», sia di raccogliere ulteriori fondi anche fra i simpatizzanti.

Sulla difficile e pesante questione delle vittime politiche, i presenti si pronunciano in favore di immediate iniziative in sostegno ai due Comitati pro-vittime politiche nazionali di Milano e Roma, deliberando di attenersi comunque alle indicazioni che verranno stabilite dall'imminente congresso di Ancona.

Dopo l'intervento di Di Pietro in solidarietà a Luigi Galleani e Raffaele Schiavina, «che tra giorni saranno portati dinanzi ai giudici borghesi», il convegno approva il seguente ordine del giorno:

«il Convegno: mentre esprime la sua completa solidarietà con i cari compagni Galleani e Schiavina, fa voti perché presto posano riottenere la libertà e ridarsi alla propaganda; esorta i compagni tutti ad interessarsi della loro sorte; invita Umanità Nova ad iniziare un'attiva ed energica campagna difensiva in favore dei suddetti compagni, nonché per strappare alle galere tutte le vittime politiche che l'odio borghese ha privato della libertà».

La reazione in corso nella Russia sovietica contro gli anarchici e le loro organizzazioni è oggetto di ampia e vivace discussione; provoca forte sdegno e indignazione tra i presenti, che lanciano parole di fuoco nei confronti dei bolscevichi.

Si approva quindi un energico ordine del giorno in cui si esprime la piena e totale solidarietà agli anarchici e ai sindacalisti, che resistono ad un governo non riconosciuto né come comunista né come «rappresentante» della rivoluzione, e al proletariato russo che continua a lottare per l'affermazione della libertà nell'uguaglianza:

«il Convegno: pur riaffermando la propria solidarietà e simpatia per la rivoluzione russa e per quel proletariato eroico; protesta contro la persecuzione perpetrata dal governo a danno degli anarchici e dei sindacalisti, e mentre riaffermano per questi il diritto di propaganda e di azione, richiamano su di ciò l'attenzione di tutte le forze estreme del proletariato russo, perché si oppongano a tutte le persecuzioni ed affermino la libertà per tutte le manifestazioni del pensiero».

Con un ordine del giorno votato all'unanimità, la FAA ribadisce ancora una volta il proprio impegno nel sostenere ed intensificare le mobilitazioni per la liberazione di Sacco e Vanzetti, vittime della reazione capitalista e padronale e del razzismo, che sempre più pericolosamente dilaga negli USA e a cui va contrapposta la solidarietà di classe:

«il Convegno: discutendo in merito alla sorte dei compagni Sacco e Vanzetti, ritenuto che essi sono vittime dell'odio di parte e di razza; convinto che nel giudizio a danno dei detti compagni si è artatamente calpestato il più elementare principio di giustizia condannando, non due assassini, ma due innocenti rei solo di essere anarchici e, per strano caso, italiani; delibera di continuare nell'agitazione fino a quando non si sia avuta soddisfazione; s'impegna ad agire con tutti i mezzi pur di ottenere la liberazione dei due compagni».

Passando alle discussioni in merito alla propaganda, gli anarchici abruzzesi ne riconoscono tutta l'importanza e deliberano di programmare una nuova serie di comizi da promuovere, organizzare e realizzare nelle cittadine e nelle piccole località; invitano altresì la Commissione di Corrispondenza dell'UAI a designare appositamente un propagandista, in grado di intraprendere un giro di conferenze nei centri delle province della regione.

Riguardo alla stampa di movimento, gli anarchici riuniti a Sulmona confermano il proprio impegno nel sostenere innanzitutto «Umanità Nova» (per la cui redazione si raccolgono immediatamente 48 lire) e, ma solo nel limite del possibile, anche le altre testate.

La relazione conclusiva di Francesco Paglia illustra agli intervenuti le ragioni delle mancate pubblicazioni di «Madre Terra», il periodico regionale di propaganda anarchica che avrebbe dovuto veder luce dopo il II convegno della FAA (15 agosto 1920, Castellamare Adriatico) sotto la direzione di Umberto Postiglione.

Con la sintesi di Sacconi e con le nomine dei delegati atti a rappresentare l'organizzazione regionale all'imminente congresso dell'UAI di Ancona – individuati nelle persone di Quirino Perfetto, Lazzarini e Carlone – terminano i lavori del terzo convegno della Federazione anarchica abruzzese.

Con Quirino Perfetto, Panfilo Di Cioccio, Alessandro Farias, Franco Caiola, Francesco De Rubeis, Giuseppe Cerasani, Pasqualina Martino ed altri, Meta sostiene l'iniziativa educazionista promossa da Umberto Postiglione, la costituzione a Raiano della prima Casa del Popolo abruzzese.

Sul finire del 1921, nel pieno della reazione governativa, padronale e fascista, ricompatta le forze locali nella sezione della Lega Proletaria; al contempo, Panfilo Di Cioccio si adopera per la ricostituzione della Lega dei contadini.

Nella Lega Proletaria si stringono ora anche elementi della sinistra comunista quali Giovanni Di Loreto, Ernesto Lucci, Edoardo Liberatore e Francesco Pizzoferrato.

Organizza a Pratola lo sciopero del primo agosto 1922 indetto dall'Alleanza del Lavoro.

Nel 1923 la Lega viene sciolta.

Dopo l'uccisione di Giacomo Matteotti riesce ancora una volta a mettere in moto un coordinamento tra i lavoratori antifascisti di Pratola («dopo il delitto Matteotti, la minoranza parlamentare abbandonò nauseata Montecitorio e si ritirò sull'Aventino.

Qualcuno era per l'insurrezione…»,, con l'intento di trasformarlo il prima possibile in organizzazione armata a tutti gli effetti: «Nel luglio 1924, attorno all'Italia Libera di Angelo Camerini si formò il gruppo antifascista.

La fondazione della Sezione Combattenti di Prezza fu l'occasione. Di tutti i partiti ci unimmo. E quella giornata restò memorabile per Frattaroli G. il capitano degli Arditi, Davide Presutti, per gli Inni di Mameli e di Garibaldi che chiusero la notturna battaglia per quelle stradelle.

Poi vennero l'Avv. Tedeschi, Pizzoferrato e Meta e fummo subito fraternamente uniti al di là delle ideologie, per la difesa democratica».

Dal 1925 è soggetto a continui fermi e perquisizioni.

Nel dicembre del 1928 si trasferisce a Pescara con la famiglia, dove si concretizza più volte e per più giorni il pericolo insito nell'inclusione del suo nome nel registro delle persone d'arrestare in determinate circostanze: dal 31 luglio al 2 agosto del 1929, arrestato «in occasione della preannunziata manifestazione sovversiva indetta dall'internazionale comunista e nella stessa occasione la di lui abitazione fu assoggettata a perquisizione»; dal 28 dicembre del 1929 al 2 gennaio 1930 e dal 28 ottobre al 9 novembre del 1930 «viene fermato per misure di PS previa perquisizione domiciliare che ha dato esito negativo […].

Il Meta è stato rimesso in libertà dopo severo ammonimento […]. Professa tuttora idee comuniste e frequenta spesso compagnie di altri sovversivi».

Nel 1932, in seguito alle agitazioni e allo sciopero dei lavoratori di Bussi e dalla Val Pescara, dalle indagini di PS risulta attivo in una cellula anarco-comunista, nella quale militano anche l'anarchico Attilio Conti e i comunisti Domenicantonio Verrocchio, Luigi Cirillo Nicola, Costantini e Adelchi Bosco.

Vigilato continuamente perché ritenuto «capace di svolgere propaganda sovversiva».

Torna a Pratola Peligna nel dicembre del 1934. Eludendo la sua condizione di sorvegliato speciale, la notte dell'11 agosto 1937, con il treno per Roma e poi per Torino, si allontana dal suo paese per tentare l'espatrio. Riesce a raggiungere Parigi.

Iscritto nella Rubrica di Frontiera perché «notissimo comunista schedato». Nella capitale francese si avvicina alla sede dell'Avanti!, alla LIDU, al movimento di Giustizia e Libertà e aderisce all'Associazione ex-combattenti pacifisti, partecipando all'organizzazione delle manifestazioni di protesta contro il fascismo, contro l'assassinio di Sacco e Vanzetti, e dopo in solidarietà alla Spagna rivoluzionaria.

Da un cenno dell'ottobre 1938 si legge: «il noto comunista Meta Luigi sarebbe stato notato alla sede del movimento Giustizia e Libertà in conversazione col noto Alberto Cianca al quale avrebbe manifestato il desiderio di trasferirsi in America».

Nel 2005 il figlio di Luigi, Ego Spartaco, che fece la Resistenza nel Partito d'Azione, sarà il promotore dell'iter per intitolare uno spazio pubblico ad Alberto Cianca

«Una meravigliosa oasi verde, situata tra via Tuscolana e via Palmiro Togliatti, a Roma, il 18 febbraio scorso ha preso il nome di "Giardino Alberto Cianca".

Il merito va a due suoi autorevoli compagni di lotta, quali sono stati – e sono ancora, con lo stesso vigore giovanile del periodo della Resistenza, Pietro Amendola ed Ego Spartaco Meta»

Ritorna negli USA nel febbraio del 1939, ospite a Boston del fratello Tarquinio (detto Ercolino, poi Lino, dopo aver assunto la cittadinanza americana).

Collabora con le redazioni de «La Controcorrente» di Boston, L'Adunata dei Refrattarie «Il Martello» giornale diretto da Carlo Tresca a New York, «Il Risveglio» di Dunkirk, N.Y., redatto dal Joseph Zavarella, referente locale del comitato anarchico Pro-Spagna di Parigi.

Firma gli articoli con pseudonimi quali Libero Martello, Lume, Lima, nomi di senso compiuto che contengono le iniziali o le finali del suo nome e cognome.

A Boston, stringe rapporti con Alberto Cianca, Carlo Sforza, Gaetano Salvemini e Alberto Tarchiani. Ricopre l'incarico di segretario politico di quella sezione della Mazzini Society.

Come aveva fatto Carlo Tresca, si schiera contro sia contro chi tende a render la Mazzini Society controllata dai comunisti filo stalinisti sia contro il riciclaggio di ex fascisti come novelli antifascisti proseguendo, quindi, la sua linea di attenzione verso il fenomeno della penetrazione fascista nelle organizzazioni operaie italo-americane, fenomeno già denunciato e smascherato da Meta sulle pagine de «La Controcorrente» .

Continua a scrivere fino alla fine del 1942; la morte lo coglie il 22 gennaio 1943, agli albori dell'anno definitivo del crollo del fascismo, prima di veder realizzato l'impegno della sua esistenza di libertario.

Viene inumato nel cimitero non cattolico, nella parte riservata ai “senza dio” dove le fosse, senza fregi ne orpelli, sono contraddistinte da un numero inciso su una piccola mattonella posta sul terreno.

Dopo la Liberazione, nel suo paese d'origine via Principe Umberto diviene via Luigi Meta.

Ne ricorderà la figura la sezione di Pratola del Partito d'Azione con la diffusione di un manifesto murale.

tutti pazzi per la Civita