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Carlo D’Andrea, matematico, nasce il 3 settembre 1802 all’Aquila, da una famiglia agiata e muore a Napoli il 3 febbraio 1885.

Compì i primi studi liceali nella sua città natale dove si avvalse della didattica di valenti maestri locali (De Leonardis per l’insegnamento delle lettere latine e greche, Mari per la filosofia teorica e pratica e il Colecchi per la matematica sintetica e analitica).

All’età di quindi anni venne inviato a Napoli ed acquisì la forma di abile studioso e cultore della scienza esatta.

Assiduo frequentatore del centro studi napoletano, Carlo nel 1822 entrò a far parte della Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di ponti e strade, istituzione e direzione fondata da Gioacchino Murat rispettivamente nel 1807 e nel 1817.

Laureatosi l’8 marzo 1826, fu impiegato nella Direzione generale di ponti e strade, come ingegnere responsabile della sezione provinciale di Napoli.

L’8 febbraio 1827 vinse il concorso per la cattedra di Algebra nel Real Collegio militare della Nunziatella di Napoli.

L’anno successivo ottenne la cattedra delle nuova disciplina di Meccanica applicata alle costruzioni alla scuola di Applicazione degli Ingegneri di ponti e strade, nella stessa scuola in cui si distinse tra gli allievi volenterosi e competenti.

Tra il 1838 e il 1840 scrisse e pubblicò il “Trattato elementare di aritmetica e d’algebra”, edito in due volumi.

Tra il 1845 e il 1848 quest’opera venne sintetizzata e ridotta per essere utilizzata come testo scolastico presso gli istituti napoletani, dando vita a “Elementi di Aritmentica” e “Elementi di Algebra”.

Convinto sostenitore della teoria “dell’aritmetica come disciplina universale”, riteneva importanti le modalità in cui veniva sviluppata e insegnata e le capacità.

Per lui lo sviluppo del ragionamento logico era “fondamenta … persostenere il vasto edificio delle matematiche discipline” sia per dare strumenti di calcolo utili per la vita, rendendo “facile l’applicazione dè principii generali agli svariati casi che i numeri, relativamente alla diversa forma che possono rivestire, danno luogo a dover trattare”.

Il matematico aquilano trattò i numeri interi e quelli decimali, le frazioni e le proporzioni, le misure e i numeri complessi che vengono utilizzati nella vita quotidiana e nel commercio; cercò di mettere in sequenza le regole di calcolo cercando di facilitare, mantenendo la correttezza formale, l’esecuzione delle operazioni.

Una parte della trattazione la dedicò ad appianare le difficoltà da “principii alcun poco astrusi”, come nel caso del famoso metodo della divisione di Fourir, conciliando i limiti di un trattato elementare con le esigenze della scienza.

Nel trattato di algebra (oltre 800 pagine), Carlo fornì numerosi spiegazioni per semplificarne i principi astratti e poco maneggevoli; considerava l’algebra la base di tutte le matematiche e affermava che “più le conoscenze algebriche sono sviluppate negli allievi più questi possono progredire nell’apprendimento della disciplina”.

La sua esperienza come insegnante gli permise di sviluppare una personale didattica matematica.

Il D’Andrea riteneva che un ruolo fondamentale doveva essere attribuito ai libri di testo considerati una guida indispensabile per tutta la vita.

La sua famagli permise di entrare come socio residente e socio corrispondente dell’Accademia Pontiniana e nella Reale Accademia delle Belle Arti.

Nel 1844 il Real Collegio di Napoli affidò a Carlo la cattedra di Meccanica e l’anno successivo pubblicò “Aritmetica filosofica. Ovvero esposizioni dei principi generali dell’aritmetica”, un volumetto di quindici pagine in cui raccolse le definizioni, le regole e i concetti analizzati anche dal punto di vista filosofico.

Nel 1855 pubblicò il volume di “Elementi di meccanica applicata alla costruzione ed alla macchine”, opera che raccolse gli studi comportamentali dei solidi sottoposti a varie forze e alle relative condizioni di equilibrio, la teoria dei solidi caricati di pesi, come travi armate e congegni per il sollevamento, e dei ponti sospesi a sistema rigido.

Il suo lavoro ricevette numerose critiche sia per non aver inserito i titoli della sue opere che per non aver citato gli autori che hanno collaborato al trattato.

Il 29 ottobre 1860 Carlo fu nominato, per decreto, professore di Meccanica razionale presso la Real Università di Napoli e ricevette nel giro di poco tempo, sia per le opere che la lodevole carriera d’insegnamento, il titolo onorifico di “professore emerito”.

Per qualche anno assunse anche la carica di preside della facoltĂ .

Nel 1862, dopo lunghe riflessioni, pubblicò “Catechismo di aritmetica.

Da servire d’introduzione allo studio dell’aritmetica”, un libro che confermava il dubbio sull’insegnamento delle sole regole di calcolo pratico agli studenti.

Uomo colto e modesto, Carlo visse la sua vita in disparte e nel focolare domestico intrattenendo, per moltissimo tempo, corrispondenza con illustri scienziati europei.

Addolorato per la morte dei suoi cari il D’Andrea si spense a Napoli il 3 febbraio 1885 e fu sepolto nel recinto degli uomini illustri nel cimitero di Poggioreale.

Le opere principali:

• Trattato elementare di Aritmetica e d’Algebra, vol.I, Napoli 1838

• Trattato elementare di Aritmetica e d’Algebra, vol.II, Napoli 1840

• Elementi di Aritmetica, Napoli 1844

• Elementi d’Algebra, Napoli 1848

• Aritmetica Filosofica. Ovvero Esposizioni dei principi generali dell’Aritmetica, Napoli 1845

• Elementi di Meccanica applicata alle costruzioni ed alle macchine, Napoli 1855

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