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Gaspar Spadafora, (Gaspare Spadafora), pittore, nasce il 1° giugno 1876 a Pratola Peligna, da Antonio, muratore, e Maria Santilli, e muore nel 1955.

di Geremia Mancini*

Da piccolo stette molto male con febbre altissima (probabile ebbe il tifo) e per lui si temette il peggio.

La cattolicissima madre, oramai disperata, rivolse le sue preghiere alla Madonna del luogo perché salvasse il suo bambino.

Una mattina, improvvisamente, la febbre sparì e il piccolo Gaspare sembrò rinascere per la seconda volta.

Crescendo il bambino, facendo proprio i racconti materni, sembrò ogni giorno più attratto dalle immagini religiose ed iniziò lui stesso a disegnarle.

Il padre, bravo muratore, iniziò a portarlo con lui per insegnargli il mestiere ma Gaspare era decisamente più portato per la pittura.

Un insegnante del luogo fu il primo ad intuire le potenzialità del ragazzo e spinse il padre ad assecondare la passione di Gaspare.

Ottenuti pastelli, tavolozze e pennelli il ragazzo iniziò a disegnare e dipingere di tutto.

Gli abitanti di Pratola Peligna furono i primi ad appassionarsi ai lavori di questo ragazzo e in numerose abitazioni iniziarono ad apparire i suoi “dipinti a muro” che spesso ritraevano immagini sacre.

Con ogni probabilità il giovane Gaspare ebbe, recandosi a Roma, la straordinaria possibilità di entrare in contatto con Teofilo Patini e con Francesco Paolo Michetti.

Di certo affinò le sue capacità e anche nella capitale iniziò a riscuotere un certo successo.

Fino a quando nel 1908 non decise di lasciare l’Italia per l’Argentina.

Qui lo attendeva un compaesano che gli offrì di vivere, per qualche tempo, con lui nella città di San Miguel de Tucuman.

In questa bella città, definita “El Jardin de la Republica”, il giovane Gaspare all’inizio si adattò anche a lavori che poco avevano a fare con il suo vero talento.

Poi un domenica mente era seduto su una panchina intento a disegnare gli si sedette accanto un sacerdote.

Era il parroco di una Chiesa di quella città che, notata la bellezza del disegno, chiese a Gaspare se la sentiva di dipingere per lui.

Fu per il pittore abruzzese, che accettò la proposta, l’incontro che gli cambiò la vita.

Da quel momento in poi poté lasciare gli altri, poco remunerati, lavori per dedicarsi solo e soltanto alla pittura e alle decorazioni.

In più la domenica la dedicava a realizzare per privati cittadini ritratti e “murales” che venivano, anche questi, ben retribuiti.

Intanto era nata la “leggenda” del pittore “delle Madonne” o anche vista la sua incredibile capacità di manovrare ad arte, mentre dipingeva, più pennelli, quella di “Cinco Pinceles”.

La sua capacità si manifestò con opere che ancora oggi fanno bella mostra in musei e chiese di San Miguel de Tucuman ma anche di Buenos Aires, dove visse per qualche anno, o in altre città dove fu chiamato per dipingere affreschi.

Tra questi spiccano per importanza: Il dipinto della “Immacolata Concezione” nella chiesa di san Pedro a Tucuman, l’affresco nella Cappella del Collegio Salesiano “Tullio Garcìa Fernàndez” sempre a Tucuman, il dipinto “San Antonio Maria Claret” e il "Corazon de Maria".

Nel 1948 Evita Peron, in visita nella Provincia di Tucuman con il marito Juan Peron, ebbe l’occasione di vedere, rimanendone colpita, uno dei suoi dipinti e volle conoscere e stringere la mano al pittore “delle Madonne”.

Intanto Gaspar  (era oramai sparita dal suo nome la e finale) era divenuto anche un abile critico d’arte e scriveva, per questo,  apprezzati  articoli per giornali e riviste.  Gaspar Spadafora morì nel 1955.

*Presidente Onorario “Ambasciatori della fame”

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