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Nicola Castagna, patriota, filologo e letterato, nasce il 21 ottobre 1823 a Città Sant’Angelo, figlio di Michelangelo, e muore il 2 marzo 1905.

Compì gli studi prima ad Ortona presso il teologo Domenico Pugliesi, poi presso il Liceo dell’Aquila ed infine a Napoli, dove conseguì due lauree, quella in Lettere e Filosofia e quella in Giurisprudenza.

Sin da giovane Nicola manifestò un grande interesse per lo studio della lingua e della filologia.

Entrò così in contatto con diverse accademie dell’epoca e con grandi personalità del mondo della cultura come Niccolò Tommaseo.

Con quest’ultimo collaborò alla realizzazione del Dizionario della lingua italiana, proponendo termini e vocaboli accompagnati dagli esempi di scrittori.

La sua attività letteraria fu varia e si estese alla scrittura di versi e prose, racconti e recensioni, riflessioni politiche e giuridiche.

Pose attenzione anche alla poesia popolare attraverso la raccolta di racconti e leggende abruzzesi.

Ricordiamo Le indagini storiche della chiesa dell’Angolana e la sua cattedra vescovile e Alcuni vocaboli e modi del vernacolo angolano col riscontro italiano e toscano, entrambe dedicate alla sua città natale.

Altre opere sono: Di una ragione penale che ebbe vasta eco nel mondo giuridico europeo, La vita e le opere di Agostino Cagnoli e Edoardo Fabbri e le sue tragedie.

Inedita è la sua opera maggiore, La storia del reame di Napoli, continuata dal Colletta fino al 1860, il cui manoscritto si trova ancor oggi presso l’Archivio della famiglia Barcaroli a Città Sant’Angelo.

All’attività letteraria Nicola Castagna affiancò l’impegno politico per il quale fu tenuto sotto costante osservazione da parte della polizia borbonica.

La frequentazione di amici liberali e patrioti gli comportò, nel 1847, l’accusa di cospirazione e attentato alle leggi dello stato.

L’arresto che ne seguì fu breve grazie all’intercessione di un amico che faceva parte del consiglio di guerra.

Nel 1848, in seguito alla concessione della Costituzione da parte del re Ferdinando II, Nicola partecipò alla spedizione dei volontari per la liberazione della Lombardia.

Tornato a Napoli il Castagna si adoperò per salvare la costituzione, già in pericolo; a tal fine ebbe l’incarico di supplente del Giudice Regio.

Dopo la revoca della costituzione egli rifiutò la carica detenuta fino a quel momento e si dimise piuttosto che tradire gli ideali di libertà.

Da allora Nicola Castagna si dedicò esclusivamente ai suoi studi di filologia e letteratura a Città Sant’Angelo dove morì il 2 marzo 1905.

tutti pazzi per la Civita

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