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Pietro Piccirilli, letterato, nasce il 18 luglio 1849 a Sulmona, in una modesta famiglia, dove muore l’8 marzo 1921.

“Egli ha appartenuto ad una schiera d’uomini, che vanno, purtroppo disparendo, di sinceri amatori dell’Arte, nella quale videro le patrie idealità prender figura”.

Nel 1871 prese il diploma di calligrafia.

Nel 1875 si diplomò presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli con il professore Edoardo Dalbono.

Dal 1872 iniziò l’attività di insegnante che svolse per tutta la vita nella sua città natale.

Prima insegnò calligrafia nell’Istituto Tecnico e poi passò alla Scuola d’Arti e Mestieri che egli stesso contribuì ad istituire e che poi diresse a partire dal 1905 fino al 1909.

Ben presto Piccirilli dette avvio alla sua produzione letteraria che sarĂ  numerosa, varia e costante.

Il primo scritto è uno Schizzo artistico (così viene definito da lui in un foglio allegato) dal titolo Fin dal 1885 Piccirilli collaborò a diverse riviste, la Rassegna d’arte antica e moderna, L’Italia artistica e la Rivista Abruzzese, che fondò insieme a Giovanni Pansa.

Nel 1905 ebbe l’incarico di curare l’allestimento della grande mostra d’arte antica abruzzese che si tenne a Chieti in quell’anno.

Quella fu l’occasione per esprimere il suo genio di critico. Partendo dalla raccolta del materiale più vario egli riuscì a ricostruire la storia delle correnti artistiche che erano penetrate nella nostra regione. Il suo genio consisteva nel ricostruire la storia dei fatti del passato a partire dalla raccolta e dalle critica delle fonti.

Di lui così scrisse il critico Federico Hermanin: “Quest’uomo semplice era infatti innamorato delle memorie della sua bella terra, innamorato di quel vero amore per cui alla cosa amata tutto si sacrifica…”.

Nel 1907 divenne socio corrispondente per la classe di storia, archeologia e filologia nell’Accademia Pontaniana e socio benemerito della Società di Storia Patria Abruzzese.

Sempre in quell’anno assunse la carica di Regio Ispettore onorario per i monumenti e scavi per la zona di Sulmona, fino a quel momento detenuta da Antonio De Nino.

Nel 1909 ottenne la nomina a socio corrispondente dell’Accademia Properziana del Subasio e nel 1910 entrò nel Consiglio Direttivo della Società di Storia Patria trasformata proprio quell’anno in Regia Deputazione.

Rivestì anche incarichi meno importanti sempre all’interno di istituzioni che si occupavano di arte ed architettura.

All’interno di questi istituti Pietro Piccirilli ottenne sempre rispetto e considerazione. La maggior parte delle sue opere letterarie sono a carattere storico-artisticoarcheologico.

Di grande interesse è l’opera Monumenti architettonici sulmonesi descritti e illustrati che raccolse i fascicoli da lui pubblicati tra il 1888 e il 1901 dalla Carabba di Lanciano.

Obiettivo dell’opera era quello di valorizzare i monumenti medievali sulmonesi.

Piccirilli curò personalmente l’illustrazione dei testi con disegni e schizzi, mettendo in luce le sue capacità artistiche nel campo del disegno, della pittura e della fotografia.

Largo spazio dedicò all’oreficeria cui aveva da tempo dedicato studio ed impegno acquisendo una profonda conoscenza dell’oreficeria abruzzese.

A questo argomento Piccirilli aveva in mente di dedicare un grande volume illustrato dal titolo L'arte dell’orafo nella terra d’Abruzzo dal secolo XIII al 1700 ma non riuscì a realizzare questo progetto.

Del 1891 è l’Elenco cronologico delle pergamene e carte bambagine che era il frutto del lavoro di riordino dell’Archivio della SS. Annunziata.

Nel 1913, insieme a Benedetto Croce, curò l’edizione degli scritti di Panfilo Serafini. Resoconto dei suoi viaggi all’interno della regione abruzzese è Su e giù per l’Abruzzo che è una serie di comunicazioni apparse sulla rivista milanese Pagine d’arte tra il 1916 e il 1929.

Particolare attenzione egli riservò all’area della Marsica colpita dal devastante terremoto del 1915 che vide Piccirilli impegnato in un’opera di recupero di sculture, dipinti e arredi.

Per molti anni il Piccirilli lavorò ad una monumentale pubblicazione dal titolo L’arte medioevale negli Abruzzi che non arrivò mai alle stampe perché durante la Prima Guerra Mondiale il materiale andò disperso.

tutti pazzi per la Civita

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