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Raffaello CelommiRaffaello Celommi, pittore, nasce il 19 aprile 1881 a Firenze, da Pasquale e da Giuseppina Giusti, e muore a Roseto il 2 marzo 1957

“Fra le mostruosità dell’arte d’avanguardia spiccava, come un miracolo, un quadro d’eccezione, una marina; la firma era di Raffaello Celommi un abruzzese noto agli amatori d’arte” (“Tamara”)

Appena qualche mese dopo la sua nascita si ammalò e, su indicazione del medico, venne portato a Rosburgo, oggi Roseto, dove avrebbe potuto respirare aria marina.

Questa fu la residenza nella quale rimase per tutta la vita, fatta eccezione per alcuni brevi periodi vissuti a Roma per motivi di studio.

“Felluccio”, così il pittore veniva chiamato da bambino, frequentava quotidianamente lo studio nel quale il padre dipingeva e, come “figlio d’arte”, fu per lui naturale avvicinarsi al disegno e alla pittura.

Il giovane Celommi mostrò presto di essere degno erede dell’arte paterna e, dopo la formazione accanto al genitore si iscrisse, all’età di vent’anni, all’Accademia di Belle Arti di Roma, che frequentò con grande profitto.

Al suo ritorno a Roseto trovò un nuovo studio, fatto costruire dal padre in un’invidiabile posizione nei pressi della costa.

In questo “castelletto”, come la costruzione veniva comunemente chiamata per la sua architettura in stile medievale, i due artisti operavano l’uno al primo piano e l’altro al piano terra.

Il luogo era frequentato anche da “Don Ciccillo”, vale a dire Francesco Paolo Michetti, il quale apprezzò subito il talento di Raffaello e lo seguì nell’evoluzione del suo percorso artistico.

I temi dell’arte di Raffaello erano legati agli elementi fondamentali della sua esistenza, il mare, le colline, i pescatori, che divenivano soggetti vivi del suo mondo artistico, così come era stato per il padre Pasquale.

Quando quest’ultimo morì, nel 1928, si concretizzò in Raffaello, in maniera più pressante, il timore per l’inevitabile paragone che sarebbe sorto con il tanto apprezzato padre.

Dopo un periodo di inattività egli tornò a dipingere e, poggiata una tela vergine sul cavalletto che era stato sempre utilizzato dal padre, diede inizio alla seconda fase della sua vita artistica, dimostrandosi grande prosecutore della dinastia artistica dei Celommi, che oggi trova una ulteriore continuità attraverso l’attività di Luigi Celommi.

Nel 1929 sposò Luigia Rosati, figlia del direttore dell’Accademia di Santa Cecilia e maestro del grande tenore Beniamino Gigli.

Da tale unione nacquero due figli, Pasquale e Luigi.

L’attività di pittore di Raffaello continuò lontano da mostre, esposizioni, concorsi e manifestazioni artistiche; egli preferiva avere contatti privati con galleristi, collezionisti e mercanti, così da potersi dedicare senza grandi interruzioni alla sua pittura.

L’arte di Raffaello risentiva inequivocabilmente dell’influenza del suo predecessore; egli scelse autonomamente di proseguire su quello stile ed in tal senso riuscì a reggere il confronto.

Scriveva a tal proposito il critico Dino Satolli: “Conservò nelle sue tele la luce ed i motivi cari al padre, acquistando anche qualcosa in morbidezza, forse a scapito di un’autonomia o, se si vuole, di una contestazione che allora sarebbe apparsa sterilmente polemica”.

I suoi dipinti continuarono a concentrarsi sui motivi legati alle tradizioni della gente d’Abruzzo, al mondo dei contadini e dei pescatori; affinò progressivamente Raffaello Celommi, La famiglia del pescatore, olio su tela la sua tecnica attraverso la quale riusciva a ricreare suggestive scenografie.

Tre importanti dipinti di Raffaello Celommi sono conservati nel Museo civico di Teramo, altre opere si trovano nella Civica Raccolta d’Arte di Roseto e in una galleria di Chicago. Le restanti presenziano in altri musei, gallerie, sedi di istituzioni pubbliche e collezioni private.

Raffaello si dedicò anche alla pittura sacra dipingendo una Santa Teresa ed un Sant’Antonio conservato presso l’omonima chiesa di Pescara.

Di rilievo fu anche la sua produzione ritrattistica, che interessò i più illustri personaggi abruzzesi del periodo.

tutti pazzi per la Civita

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