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Rocco Arquilla, anarchico, nasce il 22 ottobre 1901 a Raiano.

Nel 1914 è segnalato dalla PS per «assidua attività sovversiva».

Renitente di leva, nel 1918 espatria clandestinamente in Francia.

Torna a Raiano nel 1920.

È tra i militanti più attivi del locale nucleo anarchico, al fianco di Argentino Vallera, Venanzio Vallera, Giulio Arquilla, Antonio Sabatini, Filiberto Tammaro, Oscar Cavicchia.

È tra gli organizzatori della mobilitazione contadina del 18 aprile 1920 contro l’inasprimento del canone sull’acqua d’irrigazione.

La protesta si conclude con quindici feriti e cinque morti, tra cui il regio commissario e un ragazzo di quattordici anni.

Vengono immediatamente accusati e processati Rocco Arquilla, Venanzio Vallera e Filiberto Tammaro.

Vallera verrà assolto.

Per Arquilla mandato di cattura per violenza pubblica, poi assoluzione.

Per Tammaro mandato di cattura per aver spinto 73 persone a commettere violenza e per possesso abusivo di rivoltella.

Dell’eccidio riferisce «Umanità Nova», con una serie di articoli redatti dal tipografo anarchico aquilano Francesco Cellamare.

Nella ricostruzione dei fatti la responsabilità della strage è interamente attribuita ai carabinieri che, avendo perso la testa, «sparano all’impazzata sulla folla inerme».

Durante il biennio rosso Arquilla è in prima linea nelle lotte in corso su questioni concomitanti sul piano nazionale e locale quali il caroviveri, il pacifismo e l’antimilitarismo, l’emancipazione politica ed economica dei ceti subalterni, le libertà e i diritti sindacali.

È assai attivo nella propaganda, nel processo di ricomposizione del movimento anarchico locale, nell’orientare lo sforzo comune verso la sollecitazione delle masse alla formazione dei gruppi del Fronte Unico Rivoluzionario.

Sul finire degli anni Venti ripara in Francia.

Nel 1933 è a Differdange, Lussemburgo. Iscritto nella Rubrica di frontiera.

Vigilato fino al 1940 per attività anarchica e antifascista.

tutti pazzi per la Civita

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