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Giuseppe Anelli, una Vita per la Patria, nasce il 19 ottobre 1891 a Vasto, e muore a Pescara il 20 ottobre 1958

Ufficiale vastese che si è messo in evidenza come combattente per la Patria agli inizi del Ventesimo secolo.

La vita di questo valoroso viene marcata sin dalla nascita, 19 ottobre 1891, in quanto la madre Teresa Celano muore in conseguenza del parto.

Da allora il punto di riferimento diviene il padre Luigi, polivalente e "popolare" figura di intellettuale autodidatta.

La sua giovinezza è positivamente influenzata dalla frequentazione della tipografia e della cartoleria familiare in piazza Caprioli, in cui alla luce degli studi del padre incontra la cultura e le tradizioni vastesi, e dall'ambiente scolastico del Regio Istituto Tecnico "Rossetti" e del Commerciale di Chieti.

Agli inizi del '900 il sentimento patriottico era elemento essenziale dell'educazione dei giovani, che risultano ancora affascinati dalle gesta degli eroi del Risorgimento.

Per capire come mai i ragazzi più vivaci aspirassero alla carriera militare basta considerare due avvenimenti che nel 1907, quando Giuseppe aveva solo 16 anni, sconvolgono la tranquilla quiete della sonnolenta cittadina di provincia.

A luglio la Società di Tiro a Segno, presieduta dallo zio Gelsomino Zaccagnini, erige una lapide nel palazzo della Sottoprefettura per ricordare il sacrificio di Ricci, Marchesani e Bosco, tre concittadini morti nelle battaglie di Mentana, Porta Pia e Lissa.

Il 30 agosto, con una commemorazione ufficiale, sono accolte le spoglie del capitano Cordella, superstite della epica e disastrosa battaglia di Adua, esploratore morto due anni prima nel Congo Belga.

Il giovane Giuseppe, infervorato da questi nobili ideali, parte volontario come allievo ufficiale due anni prima della leva che lo interessa e quando ancora non ha compiuto vent'anni è già sottotenente di complemento.

A soli dieci giorni dalla dichiarazione di guerra alla Turchia, il 9 ottobre 1911 Anelli si imbarca a Napoli, alfiere dell'84° fanteria, per le sponde africane.

Dopo il battesimo del fuoco ai pozzi di Bu-Meliana a sostegno dei marinai di Umberto Cagni, partecipa ai combattimenti di Sciara-Sciat, di Sidi Messri, del forte Henni e della presa di Ain Zara; tutti nomi oggi senza significato che indicano in realtà battaglie epiche allora raccontate in diretta e celebrate sul "Corriere della Sera" dalle Canzoni dannunziane.

Dopo la pace di Losanna ed un brevissimo soggiorno in Patria, Giuseppe torna stabilmente in Libia e il 22 marzo 1914 al comando di un drappello di ascari esploratori conquista una collina dominante la zona di Nufilia, e nonostante venga ferito tre volte gravemente, la difende dall'assalto arabo fino all'arrivo della colonna italiana.

Per questa azione gli viene concessa con decreto luogotenenziale del 5 giugno dello stesso anno la medaglia di bronzo al valore.

Trascorre poi oltre un anno di degenza e di convalescenza negli Ospedali Militari di Napoli e di Torino.

II 9 maggio 1915 nominato tenente, pur inabile al servizio, ottiene di partire per l'alta valle del Cordevole.

Da qui passa a Monfalcone, e poi nelle trincee avanzate di Seltz e del Carso, dove viene ferito da una scheggia di granata il 16 marzo 1916.

Dopo appena un mese di convalescenza rientra su sua richiesta nel reggimento di appartenenza, operante in trincea, e viene trasferito in Trentino al Passo di Buole, dove partecipa alla strenua difesa del 3° battaglione contro l'offensiva austriaca.

Il 1° giugno dello stesso anno, in conseguenza di reiterati bombardamenti nemici, ferito gravemente da una granata è trasportato nel posto di medicazione.

Dimesso dai luoghi di cura e, pur dichiarato permanentemente inabile a qualsiasi servizio, dirige nel giugno 1917 un corso di addestramento al lancio di bombe, rimanendo due volte ferito.

Dopo la disfatta di Caporetto, il tenente Anelli riunisce nei pressi di Tarcento i soldati sbandati in un campo di accoglienza, e riesce a farsi assegnare il comando delle compagnie destinate alla difesa del monte Bernadia; argina l'avanzata nemica e protegge il ripiegamento di truppe e comandi riportando anche i suoi sottoposti incolumi oltre il Tagliamento.

Il 30 luglio 1918 viene nuovamente insignito con decreto Reale di altra medaglia al valore.

In concomitanza della fine della guerra parte con un corpo di spedizione che assolve le sue funzioni nelle isole dell'Egeo, in Siria, Palestina e Anatolia.

Rientrato il 19 marzo del 1919 riparte a novembre per l'Albania come aiutante di campo della Brigata Puglie, curandone l'ordinato ripiegamento.

Mentre continua la sua carriera militare il 28 ottobre 1920 sposa la pescarese Maria Schiera, da cui nasce nel 1923 la figlia Maria Teresa.

In quegli anni si consolida il rapporto di amicizia con Francesco Paolo Michetti che aveva partecipato al matrimonio come padrino di Maria.

Il 27 luglio 1925 mentre assolve alla funzione di Aiutante Maggiore nel distretto militare di Campagna, nel Salernitano, salva un bimbo che stava per annegare nelle acque di un fiume.

Ottenuta, sempre nel 1925, l'onorificenza dell'Ordine della Corona d'Italia viene nominato due anni dopo Maggiore e nel 1936 Tenente Colonnello.

Infine, a coronamento di una vita dedicata alle armi ed alla Patria, si imbarca nell'aprile del 1938 nuovamente per la Libia, chiamato a comandare il Presidio Militare di Barce (Bengasi).

Qui prepara e dirige la visita del 30 giugno del Re Vittorio Emanuele III.

Rimasto in Libia fino al settembre 1939, viene congedato definitivamente nel luglio 1942 e si trasferisce a Pescara, dove vive da pensionato alternando agli affetti familiari l'impegno per l'Associazione Mutilati ed Invalidi.

Per ironia della sorte, quest'uomo che in lunghi anni di combattimenti in balia di innumerevoli pericoli è rimasto sempre illeso per miracolo, mentre sta attraversando la strada davanti alla sua casa, il 10 ottobre 1958, viene investito da un motociclista e muore pochi giorni dopo per le ferite riportate.

Stralcio da art., a firma Paolo Calvano, apparso su "Vasto domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 10 - ottobre 2009

tutti pazzi per la Civita

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