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Saverio Saltarelli, nasce il 25 maggio 1947 a Pescasseroli, e muore a Milano il 12 dicembre 1970.

E’ stato un manifestante italiano, simpatizzante del movimento Studentesco, morto durante gli scontri di piazza avvenuti a Milano il 12 dicembre 1970.

Abruzzese, era nato da una famiglia di pastori. Si trasferì giovanissimo a Milano, frequentò il liceo e poi l'università, alternando studio e lavoro.

Morì nel 1970 all'età di 23 anni nei pressi della Statale di Milano, durante la manifestazione indetta dagli anarchici ed appoggiata dal gruppo di Rivoluzione Comunista, ucciso da una bomba lacrimogena sparata ad altezza uomo.

Dario Fo e Paolo Ciarchi musicarono il fatto con una canzone, cantata tra gli altri da Pino Masi. Citato anche da Virgilio Savona nella canzone "Nella testa di Nicola".

Era uno studente dell’università statale di Milano.

Fu ucciso, a 23 anni, da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo durante la manifestazione milanese indetta nel primo anniversario della strage di piazza Fontana.

Un corteo non autorizzato in una città blindata, per chiedere la liberazione dell’anarchico Pietro Valpreda, tenuto in carcere come responsabile dell’attentato.

Era il tardo pomeriggio del 12 dicembre 1970 quando il candelotto spaccò il cuore a Saverio.

Gli fu subito dedicata una canzone, una sorta di rap ante litteram: “Chi ha ucciso Saltarelli”.

Poi la sua memoria è andata quasi del tutto perduta.

Non aveva alle spalle né un gruppo politico forte, né una famiglia attrezzata a comunicare.

Era figlio di pastori abruzzesi, Saverio, e si era trasferito a Milano per studiare, prima al liceo Berchet, poi all’università.

Si manteneva agli studi facendo il fattorino, il facchino all’Ortomercato e mille altri lavori.

Era un giovane generoso, come migliaia in quegli anni di fuoco.

Uno studente figlio del ’68 che riteneva inaccettabile il divieto di manifestare a Milano, un anno dopo la strage di piazza Fontana, al grido dello slogan che già allora proclamava la verità proibita, quella che in seguito diventerà, se non compiuta verità processuale, almeno verità storica: “Valpreda è innocente, la strage è di Stato”.

tutti pazzi per la Civita

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