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Vincenzo ManciniVincenzo Mancini, con il suo pane conquistò Pittsburgh.

Vincenzo (James “Jimmy”) Mancini nasce a Sant’Eufemia a Maiella, il 18 dicembre del 1906, dai contadini Francesco e Maria Di Pietrantonio.

di Geremia Mancini*

I suoi genitori si sposarono, 21 anni lui e 18 lei, l’11 gennaio del 1906.

Nel 1910 i Mancini decisero di emigrare e si stabilirono a Pittsburgh in Pennsylvania.

All'età di quattordici anni “Jimmy” si recò come apprendista presso un fornaio.

Imparato il mestiere “Jimmy”, che amava sperimentare, sviluppò una sua propria formula per fare il pane.

E tutto somigliava a quel pane che lui, da bambino, aveva assaporato nella “sua” Sant’Eufemia.

Prese in affitto uno piccolo locale, lo attrezzò come meglio gli riuscì, ed iniziò a produrre in proprio.

La prima notte sfornò 100 “pagnotte” che la mattina seguente consegnò a conoscenti ed amici.

Tutti rimasero entusiasti del “pane abruzzese” e questa fu la vera svolta.

Il padre di "Jimmy", Frank, decise di appoggiare la scelta del figlio e, non senza enormi sacrifici, gli costruì un piccolo edificio dove allocare la panetteria.

Nel 1926 “Jimmy”, solo venti anni, aveva già posto le basi per quella che poi si sarebbe chiamata “Mancini’s Bakery”.

Successivamente “Ernie”, il fratello più piccolo, tornato dalla Guerra gli si affiancò nel guidare l’industria. Iniziarono a nascere nuove realtà la “Mancini Land Co.” (alimentari e drogherie), la “Mancini Restaurant” (ristoranti e pizzerie) e si rafforzò, naturalmente, la “Mancini Bakery”.

Il “pane abruzzese” era ora, per molti, quasi un rito.

La produzione era passata dalle iniziali 100 “pagnotte” a cifre cento volte superiori. L’omonimo e corregionale Henry Mancini, il famosissimo musicista, era un estimatore di quel pane che gli ricordava le sue origini, lo definiva “The best in the World”.

Nel 1977 “Jimmy”, a causa di un brutto male morì (occupava ancora importanti ruoli nelle associazioni del settore e non solo).

Nello stesso anno, solo qualche mese dopo di lui, morì anche Frank il vecchio padre.

Ma già dal 1971 le redini dell’azienda erano nelle mani di Frankie, il figlio di “Enie”, che aveva raccolto il “testimone” dallo zio. Frankie, diversificando la produzione, preparò l’azienda per il “futuro” che purtroppo, a causa di incidente avvenuto nel 1977, non potè vedere.

Ancora oggi la “Mancini Bakery” occupa importanti spazi nel settore della panificazione.

La “Mancini Bakery” ha retto al tempo che passa.

Vincenzo “Jimmy” Mancini, nel 1926, gettò un seme che ancora oggi, tutte le mattine, germoglia in Pennsylvania.

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

tutti pazzi per la Civita

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