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Francesco MarcacciFrancesco Marcacci, musicista, nasce il 25 maggio 1884 a Montorio al Vomano, da una semplice famigliola, in una modesta casa posta in un'angusta stradicciola del rione San Filippo, e muore a Roma il 13 giugno 1960.

Fin da piccolo si recava puntualmente, tutte le sere, ad assistere alle prove del concerto cittadino, e non trascurava occasione per ascoltare bande, nel paese e nelle vicinanze.

Ottenne, infine, a soli nove anni, il sospirato permesso dei genitori, di iscriversi come allievo alla scuola di musica locale, allora assai fiorente.

La banda rappresentava la sola possibilità offerta al popolo di ascoltare musica e di fare musica, e Francesco impara a suonare il clarinetto giovandosi, dall'età di 9 anni, degli insegnamenti del bolognese Bertini e del montoriese Petrei, rispettivamente maestro e vicemaestro appunto della banda.

Dopo due anni è ammesso nei ranghi e può suonare in pubblico, avendo già fama di virtuoso del suo strumento.

Volendo dare dimostrazione tangibile di non essere solo un valido esecutore di composizioni altrui, pensa ad una marcia per banda, che una volta composta e intitolata allusivamente «Primo Fiore», i suoi amici musicanti imparano ed eseguono, all'insaputa di Bertini e Petrei.

A 18 anni parte per Roma, dove lo attendono i severi programmi di studio dell'Istituto nazionale di Musica diretto dall'Hartman e successivamente da Pietro Mascagni.

Titolare della cattedra di composizione è Riccardo Storti, musicista di notevole levatura, apprezzato autore, tra l'altro, di un'opera intitolata «Venezia»”.

La stampa dell'epoca elogerà esplicitamente Marcacci, 'degno allievo' di tanto maestro.

L'occasione per collezionare i primi giudizi lusinghieri è offerta a Marcacci dal suo stesso esordio di compositore d'orchestra.

Il debutto avviene il 4 maggio 1910: alla Sala Pia di Roma ha luogo il concerto di cui tutti i giornali tesseranno l'elogio.

Il successo di pubblico e di critica ottenuto alla Sala Pia sugella sotto i migliori auspici la conclusione del corso di studi superiori di Marcacci, che gli hanno consentito di conseguire i diplomi in composizione e direzione d'orchestra.

Fa ritorno a Montorio, dove il meno che possano fare i suoi compaesani è affidargli la direzione della banda, della sua banda perché vi ha incontrato le prime emozioni artistiche, la loro banda perché appartiene all'intera comunità ed è una delle istituzioni più consacrate dalla tradizione.

Il soggiorno nel luogo natio si protrae per circa un anno, durante il quale aiuta il concerto locale a migliorare gli standard di rendimento e gli affida la prima esecuzione di una nuova marcia, che chiama 'Venezia'.

Con questo omaggio affettuoso al suo illustre maestro Storti, Francesco Marcacci si lascia alle spalle le gratificanti esperienze di discepolo. D'ora in poi lo chiameranno tutti «maestro Marcacci».

La rentrèe romana di Marcacci è curata dai corregionali residenti nella capitale, riuniti nell'ASSOCIAZIONE ABRUZZESE.

Dopo il primo memorabile concerto, c'è un susseguirsi di eventi musicali, apprezzamenti rivoltigli da parte di personaggi illustri, quali la regina Margherita di Savoia (considerata una fine intenditrice di musica), e l'avvicinamento alla lirica, con la supervisione del famoso musicista padovano Andrea Boito.

Così scrive Quirino Celli sugli incontri di Marcacci con la regina e con il musicista:

“(...)L'amicizia e la protezione del nostro grande conterraneo Felice Barnabei di Castelli (...), gli procurarono una presentazione e un incontro ambitissimo, quello con la (...) sovrana (...).

Fra le sue predilezioni musicali, molti ricordano che l'augusta Signora soleva riunire ogni venerdì nel suo palazzo un quintetto di Corte, diretto da Giovanni Sgambati.

Felice Barnabei era accompagnato dalla diletta figliola Margherita, già tenuta a battesimo dalla stessa Regina, (...). La ornatissima ragazza sonò al pianoforte una composizione del Marcacci «In sogno», che la Sovrana ascoltò con molta attenzione e infine commentò con queste parole: «Caro Barnabei, chi ha scritto questa musica ha del talento», e rivolgendosi a Marcacci, disse: Maestro, si mantenga sempre italiano nell'arte. Ciò la spingerà verso più luminose ascese». E con queste lusinghiere parole l'udienza ebbe termine”.

“L'incontro avvenne in casa dell'on. Barnabei il 24 aprile 1914. Marcacci lo riferiva compiaciuto, in tutti i suoi particolari. Allo squillare del campanello, Barnabei si era recato personalmente ad aprire l'uscio, e, scorto l'immortale autore del Mefistofele, aveva esclamato: «Ti ringrazio, caro Arrigo, per l'onore che rendi alla mia casa».

Al che quello, pronto, aveva replicato: «Ti assicuro, caro Felice, che l'onore è mio». Introdotto nel salotto, ove imbarazzatissimo attendeva il Marcacci, Barnabei glielo presentò con lusinghiere parole, e quindi lo pregò, come già convenuto, di ascoltare al pianoforte la «Nadeida», suonata dall'autore con indicibile trepidazione, davanti a tanto giudice.

Il quale, durante il primo e secondo atto, tenne sempre dinanzi a sé la partitura, che depose in seguito, dicendo: «Non è necessario che io segua l'opera con la partitura. Lei conosce molto bene l'orchestra».

Alla fine del terzo atto osservò: «Troppa musica, giovanotto. Se lei continua così, si esaurirà presto».

Durante l'audizione, varie volte il Boito aveva fatto fermare il Marcacci per impartire, quasi paternamente, consigli e suggerimenti, e far praticare qualche taglio.

In ultimo elogiò Marcacci, formulando auguri ed accendendo speranze, esprimendosi - pur così parco di parole e prudente nei giudizi - testualmente così: «Lei Marcacci ha una vena musicale limpida e ricca; quando avrà trovato un buon libretto, farà certamente delle cose assai notevoli»”.

LA NADEIDA, IL CHRISTUS ED E L'EVANGELINE

Nel 1921, quando la Nadeida andò in scena, il successo di pubblico fu enorme, e quasi a sottolineare le previsioni del Boito, critiche negative vengono rivolte, dai critici del tempo, allo “squallore” del libretto di Vicenzo Marcellusi.

Grazie alla grande autorità artistica di Arturo Toscanini, Marcacci può approdare nelle Americhe (il 27 gennaio del 1923), dove venne accolto dai compaesani, corregionali e connazionali lì residenti.

Di lì a poco ci fu un gran concerto in cui diresse una delle orchestre più rinomate al mondo: la Philadelphia orchestra.

Venne quindi presentato al principe don Gelasio Gaetani, ambasciatore d'Italia in America, e diede poi molti applauditissimi concerti, passando per Baltimora, e tornando poi a Filadelfia dove fondo una sua scuola di musica.

Durante la sua permanenza in America compose il Christus, poema sacro, eseguito la prima volta al “Merìtropolitan” di Philadelphia (con enorme successo).

Lasciò l'America nel 1928 per tornare in patria. Il Cristus fu eseguito in Italia per la prima volta il 24 luglio 1929.

Tornò in America nel 1930, chiamato per un giro artistico con il Christus, allo scopo di farlo conoscere al pubblico americano che tanto aveva apprezzato l'artista Marcacci.

In quel periodo si propose di presentare anche la sua nuova opera, l'Evangelina, su libretto di Antonio Lega.

Non passò molto tempo che nacque L'Evangeline, altro opera importante che rese ancor più celebre in America il compositore montoriese.

La presentazione di alcuni brani salienti dell’Evangeline si tenne il 24 maggio 1932 a Philadelphia.

Ma quest'opera dovette aspettare circa un ventennio prima di essere presentata a Roma il 13 novembre 1955 (per vari motivi, tra cui la seconda guerra mondiale, la caduta del Fascismo, la nascita della Repubblica, la ricostruzione), dove non fu accolta di buon grado dalla critica per la sua anima “ormai passata”.

Il pubblico invece si manifestò entusiasta dell’opera.

*FRANCESCO MARCACCI: La vita e le opere

(Tratto da “Memorie e Glorie di Montorio al Vomano” di Quirino Celli,

e da “Omaggio a Francesco Marcacci” di Egidio Marinaro )

Montorio al Vomano vanta con orgoglio di aver dato i Natali ad un grande musicista e compositore dello scorso secolo: Francesco Marcacci.

tutti pazzi per la Civita

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