Stampa
Visite: 1016

Attilio Susi, politico, nasce il 26 marzo 1874 a Introdacqua, da Giovanni e Bambina Susi, e muore a Metz il 27 dicembre 1935.

Ricevette un'educazione quale si addice ad una famiglia in cui tradizionali sono l'austerità dei costumi, il sentimento religioso, l'amor di patria e l'osservanza delle leggi.

Conseguita presso la R. Scuola Tecnica di Sulmona, con una votazione lusinghiera, il diploma di licenza, si trasferì a Roma per rendersi utile alla sua famiglia, la quale, ridotta in pessime condizioni economiche, sfrattata perfino dalla sua abitazione, si era pure trasferita a Roma (esattamente nella campagna romana) per esercitare - come altre famiglie di Introdacqua - il commercio della legna e del carbone.

A Roma Attilio Susi si sobbarcò ai servizi più umili, pur di soccorrere la sua famiglia, la quale era veramente caduta nella povertà e nei debiti e con molta difficoltà stava ora riprendendosi: fece il giornalaio, il messo di negozio, il canneggiatore al compaesano Geom. Eusebio Ventresca, perfino l'addetto alla pulizia dei locali della Direzione dell'Avanti, dove ebbe modo, peraltro, di farsi conoscere per le sue doti di scrittore e di pubblicista ed ammirare anche per le sue qualità di socialista convinto e militante.

All'inizio della Guerra del 1915-18 - quando si verificò una frattura nella compagine del Partito Socialista - Attilio Susi, con Bissolati, Bonomi, Barzilai e moltissimi altri fu per l'intervento.

Partecipò pertanto come volontario a quell'immane conflitto nel quale si distinse per ardimento, per coraggio, per fede, per patriottismo in modo da meritare due medaglie al v.m. ...

A guerra finita e in occasione del "Natale di Fiume" Attilio Susi fu uno dei prescelti e dei componenti la Commissione parlamentare che a Gardone Riviera nella splendida Villa di Cargnacco visitò D'Annunzio.

Il poeta fu così lieto della visita del Susi che nel maggio 1921 gli spedì un quadro ad olio su tela con la dedica "ad Attilio Susi - questa effige del Dante Adriaco - perché sollevi la virtù della nostra gente". ...

Libero dal servizio militare, tornò al giornalismo e con Mussolini millitò in Italia e all'Estero come agitatore, sindacalista e giornalista, quando questi era direttore de l'Avanti.

Ma se ne distaccò quando si decise a rinnegare il socialismo per fondare, il 23 marzo 1919, a Milano (Piazza San Sepolcro) i Fasci di Combattimento col proposito della rivendicazione in politica estera e della collaborazione tra capitale e lavoro in politica interna.

Distaccandosene, poté rimpiazzarlo nella redazione dell'organo socialista. Il 7 novembre 1921 i Fasci di Combattimento si trasformarono in P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) e il 28 ottobre 1922, con la storica Marcia su Roma, lo Squadrismo -fondato sull'azione violenta contro tutti i partiti- conquistò il potere.

Precedentemente, nella primavera del 1920 Attilio Susi, era stato da Mussolini, compreso nella lista fascista come "socialista nazionale".

Avendo accettato, si attirò l'odio e le antipatie di molti; qualcuno lo accusò anche di tradimento: ciò nonostante, riportò una brillante vittoria nel Collegio di Montefiascone-Viterbo, favorito però dalla classe operaia dell'Alto Lazio che egli aveva sempre prediletta, assistita, difesa.

Ebbe modo così di pronunziare, nella tornata della Camera del 9 agosto 1920, quel mirabile discorso "sul Trattato di San Germano": discorso, che, se fu continuamente disturbato ed interrotto, fu assai apprezzato e applaudito.

"Noi Italiani - disse allora - dobbiamo propugnare che in un tempo non determinato allo stesso tavolo possano riunirsi Inglesi e Francesi, Russi e Tedeschi e fra loro gli Italiani: solo dopo questo primo grande accordo, verrà garantita la possibilità dell'esistenza per tutte le altre piccole nazionalità".

E ancora, avviandosi verso la conclusione, "Credo che in un tempo non lontano noi Italiani faremo la pace in noi e saremo utili alla collettività umana. Io continuerò, per quanto mi riguarda, vogliate o non vogliate voi, a prestarmi per il proletariato; ma non dimenticherò mai, la grande proletaria: l'Italia".

In altre sedute della Camera Attilio Susi ebbe anche il coraggio di manifestarsi apertamente contrario al Fascismo e, successivamente, di difendere a spada tratta e di coprire Cesare Rossi, quando dalla pubblica stampa fu accusato come uno dei mandanti del delitto Matteotti (10 giugno 1924) insieme a De Bono, Finzi, Marinelli ed altri.

Questo ultimo atteggiamento fu la sua rovina.

Sorpreso di nottetempo dagli squadristi nella sua Villa della Marinella presso Civitavecchia, fu, difatti, insultato, deriso, percosso e crivellato di ferite.

Fu allora che si vide costretto a rifugiarsi dalla figlia Brunilde maritata Virgili a Metz dove morì il 25 dicembre 1935 per trombosi cerebrale, fortunato però di non aver visto l'Italia vilipesa e distrutta da quel Fascismo che egli tanto aborriva e detestava ....

Invano durante la sua permanenza in terra starniera, Mussolini aveva tentato di farlo rientrare in Patria offrendogli anche un dicastero, come altre volte gli aveva offerto l'ufficio di Prefetto di Bologna. ...

Dimorando a Roma Attilio Susi non dimenticò mai i suoi conterranei: fu lieto perciò quando, nella primavera del 1920, poté favorire il Concerto Musicale di Introdacqua, allora diretto dal maestro Giovanni Manpieri, e metterlo in condizione non solo di conseguire il primo premio (medaglia d'argento dell'Associazione della Stampa Periodica Italiana), ma di essere anche solennemente ricevuto in Campidoglio.

da Susi Gaetano. Introdacqua nella storia e nella tradizione. Sulmona, Tipografia La Moderna, 1970.

tutti pazzi per la Civita