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Anthony MarchioneAnthony "Tony" Marchione, militare, nasce il 12 agosto 1925 a Pottstown in Pennsylvania, rimase ucciso, il 18 agosto 1945, mentre sorvolava Tokio.

“L’ultimo morto della Seconda Guerra Mondiale” era abruzzese.

di Geremia Mancini*

Il Sergente Anthony “Tony” Marchione, figlio di emigranti abruzzesi, fu l’ultimo caduto dell’esercito statunitense.

Nasce da Raffaele (nato a San Buono il 20 giugno 1897) e da Emilia Cincaglini (nata a Scerni).

Fu, probabilmente, il primo bambino nato in quella cittadina da una famiglia di immigrati italiani.

A solo 14 anni, dopo la scuola, andò a lavorare in una panetteria per contribuire a sostenere l’economia familiare.

La sua grande passione fu la tromba e con essa amava esibirsi con piccole “band” locali.

Nel 1943, dopo il diploma, trovò lavoro in una fabbrica locale.

Ma il 20 novembre del 1943 arrivò la chiamata dell’Army Air Corps.

Fu, inizialmente, inviato alla base di Manila in Florida.

Non ci fu, per lui, possibilità immediata di poter pilotare un aereo e gli venne assegnato il ruolo di mitragliere.

Successivamente venne inviato, con una squadra di aerei B-24 Dominator, all’aeroporto di Yontan sull’isola di Okinawa.

Marchione, come cannoniere aereo, partecipò coraggiosamente a diverse missioni di combattimento nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Udì anche lui il discorso di resa, pronunciato il 15 agosto del 1945 dell’Imperatore Hirohito, e ne gioì.

La Guerra era finita.

La Guerra era finita ma, purtroppo, non per lui.

Al fine di confermare che i giapponesi stessero seguendo correttamente le sue direttive, il generale MacArthur, ordinò voli di ricognizione sulle aree chiave del Giappone.

Tra queste, in particolare, quella di Tokyo.

Furono gli aerei di base ad Okinawa quelli assegnati al compito di ricognizione fotografica.  Il primo giorno tutto filò liscio.

Il giorno successivo invece ci fu un improvviso attacco giapponese.

Per fortuna senza alcuna conseguenze.

A questo punto si rese necessaria una ulteriore verifica.

Volontario, per quest’ultimo pericoloso volo, si offrì Anthony Marchione.

Stavano sorvolando Tokio e tutto sembrava tranquillo.

Quando all’improvviso, era il 18 agosto, gli aerei americani furono attaccati da quelli giapponesi.

Una vera pioggia di “fuoco nemico” (all’azione partecipò l’asso dell’aviazione giapponese Saburo Sakai).

E Anthony rimase gravemente colpito a petto. Cadde a terra lungo la fusoliera e perdeva sangue.

Le sue ultime parole, rivolte all’amico che lo teneva tra le braccia, furono: “Non mi lasciare solo”.

Poi il giovane, coraggioso abruzzese, chiuse gli occhi per sempre.

Era lui l’ultimo morto di quella tragica Seconda Guerra Mondiale.

Qualche giorno dopo arrivò, a papà Ralph, il laconico telegramma che gli annunciava la morte del figlio.

A noi il compito di restituirlo all’attenzione della sua terra d’origine.

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

tutti pazzi per la Civita

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