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Vincenzo Zecca, storico, archeologo, nasce il 25 gennaio 1832 a Chieti dove muore il 1¬ļ gennaio 1916.

Figlio di Enrico e Luisa Ricca, studiò nel Regio Collegio di Chieti conseguendo il massimo premio della medaglia d'oro.

Continuò gli studi nel Liceo Universitario dell'Aquila e quindi nella Regia Università di Napoli dove nel 1851, a soli 19 anni, si laureò in legge dopo aver conseguito il Cedolato in belle lettere e filosofia.

Finché fu sede del Tribunale Provinciale, esercitò la professione di avvocato nel Foro di Chieti.

Nel 1856 Sposò Filomena Domizio dalla quale ebbe dieci figli tra cui Smeraldo, avvocato penale e deputato al Parlamento nazionale nella XVIII legislatura.

Quando il Tribunale di Chieti perse le sue prerogative decise di lasciare l'attività forense. Partecipò ad un concorso, lo vinse e nel 1880 assunse l'ufficio di Segretario capo provinciale carica che mantenne per quasi trenta anni.

Fu comunque un intellettuale di vasta e profonda cultura, che si dedicò principalmente allo studio della storia.

Le sue numerose pubblicazioni sono di notevole importanza per l'Abruzzo poiché coprono variegati aspetti della storia e dei monumenti di questa regione.

Zecca fu anche un esperto archeologo e per primo si dedicò alla ricerca delle testimonianze e della toponomastica della città romana, l'antica Teate, sottostante alla città di Chieti.

In particolare sovrintese i lavori effettuati per il prolungamento dell'attuale Corso Marrucino (1896-97), per raccogliere e catalogare le strutture e i materiali archeologici che emersero.

Nel 1886 fu nominato segretario della Commissione istituita dal Consiglio Comunale per la costituzione del Gabinetto storico-artistico per la conservazione del patrimonio archeologico di Chieti.

Zecca raccolse nel museo tutti i reperti trovati durante le ricerche, effettuate nel territorio teatino, e contribuì ad ampliarlo donando anche il suo personale archivio archeologico.

Agli inizi del 1900 il Museo fu chiuso e la Collezione Zecca, formata da bronzetti, ornamenti, ceramiche, strumenti e utensili, fu ceduta al Museo di Ancona.

Alla fine del XX secolo tutta la Collezione rientrò a Chieti per far parte del Museo Archeologico.

tutti pazzi per la Civita

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