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Francesco da Montereale, soprannome di Francesco di Paolo, pittore attivo in Abruzzo nel XVI secolo, nasce nel 1466 circa, a Montereale, e muore all'Aquila nel 1541.

Fu, dopo Saturnino Gatti, il pittore aquilano pi√Ļ apprezzato del suo tempo.

Figlio dello scultore Paolo, realizzò un gran numero di dipinti oggi all'Aquila, e il suo capolavoro è la Pala di Sant'Eusanio (1516, Museo Nazionale d'Abruzzo).

La sua arte ispirò un gran numero di artisti ignoti.

Le notizie sulla sua vita sono alquanto scarse.

Se l'anno di morte del pittore, il 1541, è ormai certo, su quello di nascita vi sono alcuni dubbi. Ufficialmente la data di nascita è considerata il 1466.

L'anno 1466 è ricavato da un'iscrizione nella chiesa di San Francesco all'Aquila, contemporanea al periodo del pittore, in cui si ricorda la sua morte all'età di 75 anni nel 1541; quindi, facendo il calcolo, si può risalire all'anno di nascita.

Oggi a volte si mette in dubbio tale informazione, perch√© non √® pi√Ļ possibile avere un confronto diretto con quell'iscrizione (la chiesa di San Francesco √® stata distrutta nel 1876) e nell'iscrizione viene solo indicato il nome di battesimo, senza cognome o eventuali soprannomi.

Francesco nacque quindi molto probabilmente a Montereale nel 1466 da uno scultore-pittore abbastanza apprezzato all'Aquila: Paolo da Montereale detto Paolo Aquilano, perché pur non essendosi stabilito in città, all'Aquila teneva bottega ed eseguì la maggior parte dei suoi lavori.

L'apprendistato di Francesco dovette svolgersi all'inizio nella bottega del padre, quindi quest'ultimo (notando la particolare predisposizione del figlio alla pittura) lo mandò prima a bottega da Saturnino Gatti (uno dei "grandi" del Rinascimento italiano secondo Ferdinando Bologna) e poi dal Perugino a Perugia, in Umbria.

Poi, alla fine del Quattrocento, andò a Roma, dove prestò particolare attenzione al Pinturicchio e ad Antoniazzo Romano.

Nel 1498, mentre era ancora a Roma, muore il padre Paolo: Francesco quindi torna in Abruzzo. Delle opere realizzate durante l'apprendistato aquilano, realizzate in collaborazione con il padre, non rimane nulla.

Dopo alcuni lavori eseguiti all'Aquila con il padre, tra il 1490 e il 1500 eseguì alcuni lavori autonomi, pur non essendo firmati e datati, che però sono privi di quella bellezza e di quella grazia che caratterizzano le opere dal 1508 in poi.

Si tratta della tavola Madonna con Bambino, Angeli e santi eseguita tra il 1490 e il 1500 e oggi all'Aquila al Museo Nazionale d'Abruzzo, e un affresco eseguito intorno al 1490 che occupa tutta la parete dietro l'altare maggiore e rappresenta una Crocifissione in alto e sotto un polittico murale con al centro il Cristo ai suoi lati santi legati all'Ordine dei Francescani, nella chiesa della Beata Antonia sempre all'Aquila.

Il secondo si caratterizza di molti accenti umbri, mentre il primo risulta pi√Ļ interessante soprattutto per lo stile dei santi e degli angeli, di stile pinturicchiesco, per la natura morta presente e per le decorazioni del trono della Madonna, che ricorda le opere di Carlo Crivelli.

Gli anni successivi saranno segnati da alcune commissioni provenienti da ricchi signori e da alcuni religiosi di cenobi importanti, tra cui la stessa Collemaggio.

Nel 1508 esegue le sue due prime opere firmate nelle chiese di Collemaggio e san Leonardo, ma queste sono andate perdute.

Perciò, la prima opera documentata e firmata giunta fino a noi è il Trittico con Madonna tra i santi Sebastiano e Rocco eseguito nel 1509 per la chiesa di san Silvestro e poi spostato prima nel Museo Civico e poi nel Museo Nazionale d'Abruzzo.

In questa tavola iniziano a vedersi i primi influssi di Cola dell'Amatrice, che per√≤ si faranno sentire di pi√Ļ verso la fine della sua attivit√†.

Sarà dopo la realizzazione delle due tavole per il convento di Sant'Angelo di Ocre, commissionate molto probabilmente nel 1510 e consegnate entro il 1515, dove si vede molto bene la maniera di Pietro Perugino, che il pittore verrà consacrato come il degno successore di Saturnino Gatti (che nel frattempo, malato, aveva abbandonato la pittura e morirà di lì a poco) sulla scena artistica aquilana.

I due dipinti raffigurano un Santo francescano (forse identificabile con il Beato Bernardino da Fossa) e Sant'Elisabetta d'Ungheria. Le due tavole, nel corso del XIX secolo, furono separate e anche modificate nei contorni: infatti le due tavole risultano avere alcune differenze di dimensione.

Il Santo Francescano andò a finire poi nella Museo d'Arte "Costantino Barbella" di Chieti, mentre Sant'Elisabetta al Museo nazionale d'Abruzzo. Da quel momento iniziò a ricevere commissioni anche da località limitrofe, mentre a L'Aquila lavorerà nelle chiese di Santa Maria del Soccorso, San Bernardino (1511), San Quinziano (1512), San Marciano, Santa Maria degli Angeli e San Basilio (1510-1520).

Tra il 1510 e il 1520 il pittore apre una bottega all'Aquila, dove si formeranno alcuni pittori molto attivi nell'aquilano nella metà del secolo.

In questo periodo lo stile di Perugino viene quasi "dimenticato", mentre si avvicina di pi√Ļ all'arte di Antoniazzo Romano e ritorna a rinfoltire i modi di Pinturicchio di cui flebili accenni gi√† si sentivano nelle primissime opere: molto probabilmente dovr√† essere venuto a contatti con quei pittori operanti tra Rieti e Viterbo (come Antonio del Massaro).

A questo periodo risalgono molte nuove commissioni per le chiese aquilane e dei paesi vicini, come Fossa e Ocre.

Nonostante la presenza in città, dal 1520, della Visitazione di Raffaello, Francesco resterà sempre legato alla sua particolare maniera che continuerà a riscuotere numerose consensi fino alla morte.

Ad esempio, infatti, nel testamento del 1528 di Tancredi Scala di Sulmona riceve l'incarico di decorare la cappella di famiglia in San Bernardino all'Aquila.

Le commissioni religiose vengono soprattutto dall'ordine dei Francescani, ma i suoi capolavori assoluti (ora nel Museo Nazionale d'Abruzzo) vengono dalle chiese di Sant'Eusanio (Pala di Sant'Eusanio, 1516) e Santa Maria della Misericordia (Natività della Vergine, 1531).

Sarà proprio quest'ultima opera, di notevoli dimensioni e che segna la fine del periodo di massima attività del pittore, a ricevere numerose elogi e a diventare un modello per vari artisti locali.

Come già detto, Francesco riceverà ancora numerose commissioni negli ultimi anni di vita, ma forse lo stesso pittore si accorge che ormai a L'Aquila la maniera raffaellesca è imperante.

Se inizialmente infatti era stato bistratto, ora lo stile monumentale e delicato allo stesso tempo del pittore urbinate avrà maggiore successo grazie all'attività di pittori locali usciti (o, comunque, venuti a contatto) dalla bottega di Raffaello Sanzio, come Pompeo Cesura e Cola dell'Amatrice.

Francesco, arricchitosi grazie alle precedenti commissioni (al 1538 risale l'acquisto di un terreno a Preturo), tentando di essere aggiornato, si avvicina alle movenze di Cola, ma così facendo le sue figure si fanno piatte e finiscono per essere collocate in uno spazio non definito che rende la scena rappresentata immersa in un alone di irrealtà e immaterialità.

In questo periodo eseguì alcune opere anche per zone fuori dall'Aquilano, come Tagliacozzo e Carapelle Calvisio.

Nel 1540 si iscrive alla Corporazione romana dei pittori e miniatori; l'ultima opera è del 1541, una Resurrezione per la chiesa di San Pietro di Coppito all'Aquila.

Una Resurrezione che però forse non contentò del tutto i committenti, visto che intorno al 1570, circa 30 anni dopo, si decise di sostituirla con un quadro di Giovan Paolo Cardone.

La morte lo coglie nel 1541: in suo onore si celebrano solenni funerali e viene sepolto nella chiesa di san Francesco, oggi distrutta.

Lasciò due figli: Maria, andata in sposa al notaio Tommaso di Martino, e Pier Francesco, che proseguì l'attività paterna.

tutti pazzi per la Civita

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