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Riziero Fantini, anarchico, nasce il 16 aprile 1892 a Coppito, una frazione del comune dell'Aquila, e muore a Roma il 31 dicembre 1943, fucilato dai nazisti.

Riziero Fantini nasce a Coppito da Adolfo e Maria Apollonia.

Di umili origini, frequenta la scuola elementare fino alla terza classe.

Giovanissimo, milita nel circolo socialista di Coppito, per passare successivamente all'anarchismo.

In questi anni, il movimento anarchico nell'aquilano è animato da un gruppo composto da attivisti e giovani artigiani e studenti, che adottano la linea malatestiana ed il Programma socialista-anarchico.

Per ragioni di lavoro, nel 1910 Fantini è costretto ad emigrare, e raggiunge gli USA, stabilendosi a Boston.

Trova lavoro come terrazziere, frequenta scuole serali, conosce Luigi Galleani e partecipa alle attività del movimento anarchico di lingua italiana, nonché al periodico locale «La Scintilla», e per firmare i suoi articoli usa lo pseudonimo ‘Jack'.

Torna all'Aquila per qualche tempo, dove entra in relazione con i militanti del gruppo comunista-anarchico aquilano Sorgiamo! aderente all'UAI e alla Federazione Anarchica Abruzzese (FAA).

Si sposta quindi nelle Marche, dove fonda un comitato per salvare Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

Intraprende un giro di comizi e conferenze attraversando alcune cittadine e piccoli centri della regione, che gli costa la schedatura della polizia: "lui era amico di Sacco e Vanzetti - ricorda Adolfo Fantini - mio fratello ancora conserva una lettera di Sacco e Vanzetti che gli scrissero dal carcere perché lui tornò in Italia nel 1922 proprio per questa campagna per salvare Sacco e Vanzetti e fece una serie di comizi nelle Marche che era una zona di anarchici e loro gli scrissero per ringraziarlo…".

Compila un resoconto sull'attività svolta, pubblicato sulle colonne di Umanità Nova con il titolo Note retrospettive ad un giro di conferenze, da cui si legge:

«È strano ma vero. Un nome può diventare un simbolo, una bandiera. Strana e singolare efficacia quella di un simbolo.

La mobilissima psicologia delle folle sfugge all’analisi coordinata. Un grido, un inno, un colore, e il popolo combatterà una guerra, scriverà un’epopea, farà una rivoluzione.

E nell’ora grigia e manchevole, nell’ora in cui la vigliaccheria sembra prevalere; nell’ora di maggiore disperazione, in un nome fatto simbolo, il popolo è capace di ritrovare se stesso e… risorgere.

Sacco e Vanzetti! Simbolo e bandiera! [...] »

Di Nicola Sacco, Fantini conserverà alcune lettere, che saranno ritrovate dai figli e pubblicate nel dopoguerra.

Per la sua attività antifascista viene prima arrestato e schedato, quindi dopo il rilascio si trasferisce nel quartiere Montesacro di Roma, dove sarà tra gli organizzatori della resistenza.

Arrestato a causa di una delazione e torturato dai nazisti, lo fucilarono a Forte Bravetta con Italo Grimaldi e Antonio Feurra nel dicembre 1943.

La sezione del partito comunista di Coppito viene a lui intitolata.

Un ricordo di Riziero Fantini appare su Umanità Nova nel 1983:

«Ricordiamo volentieri il compagno Fantini Riziero. Anarchico e combattente nelle formazioni comuniste, dietro la delazione di una spia, fu catturato da 15 SS e fucilato all’alba del 31 dicembre ‘43 al Forte Bravetta a Roma.

Al quartiere Montesacro, appena passato il ponte sull’Aniene, un marmo ricorda anche il suo sacrificio:

Dopo aver vissuto in una comunità anarchica ai confini del Messico ed aver attraversato a piedi tutta l’America Centrale sino all’Equador, tornò in Italia per prendere parte alla campagna pro Sacco e Vanzetti, parlando in loro difesa in numerose conferenze per l’Italia. Per queste notizie ringraziamo cordialmente il nostro compagno Levino Ciavatta, lettore di U.N. fin da quando era quotidiano, con i nostri migliori auguri per il suo 86º compleanno. [...] »

tutti pazzi per la Civita

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