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Camillo Corradini, politico, nasce il 23 aprile 1867 ad Avezzano, e muore a Roma il 30 dicembre 1928.

«Simbolo di precisi momenti e di definite stagioni politiche»

Fulvio D'Amore

Camillo Corradini fu funzionario amministrativo presso il Ministero della Guerra e il Ministero della Pubblica Istruzione, ove divenne ispettore generale prima (1905), e Direttore generale della Scuola Primaria dopo (1908-1915).

Eletto a larga maggioranza alla Camera dei deputati nel 1908, non ricoprì mai la carica per l'incompatibilità con la funzione di direttore generale nel Ministero della Pubblica Istruzione.

Fu uno dei principali artefici della Legge Orlando (1904) per la lotta all'analfabetismo.

Nel 1915 fu nominato Consigliere di Stato.

Diventato nel 1916 Capo di Gabinetto nel Ministero degli Affari Interni, allora retto da Vittorio Emanuele Orlando, fu in seguito allontanato dall'incarico (settembre 1917) per la sua opera di mediazione e pacificazione tra le fazioni degli interventisti e dei neutrali, che allora si fronteggiavano sin dallo scoppio della prima guerra mondiale, poiché la sua attività fu oggetto di controversi apprezzamenti da parte dell'opinione pubblica.

Impegnatosi nella ricostruzione della sua cittadina d'origine, Avezzano, sconvolta dal sisma del 13 gennaio 1915, e diventato in seguito sottosegretario agli Affari Interni con Giovanni Giolitti ministro (1920), fu oggetto di persecuzioni fasciste, per via delle sue simpatie socialiste, e quindi allontanato da tutte le sue cariche, compresa quella di Consigliere di Stato (1928).

A tal proposito, ebbe a scrivere al suo mentore, Giovanni Giolitti:

"Carissimo Presidente, finalmente la commedia del Consiglio di Stato è finita. Il 23, il giorno del mio compleanno, ricevetti dalla Ragioneria del Ministero dell'interno un avviso litografato col quale mi si comunicava che quell'ufficio aveva provveduto ad emettere un ruolo di spesa fissa in mio favore, con l'assegno provvisorio di pensione.

Ho visto poi Lusignoli, il quale per l'interessamento di Tittoni fu salvato, altrettanto pare sia avvenuto di Giuffrida per l'intervento del Pirelli.

Non so di Meuccio Ruini, forse questo sarà il solo compagno (seppure è vero) che mi fu dato.

Io preferisco questa soluzione a qualunque altra che sapesse di equivoco.

So che la cosa ti fa dispiacere, per le conseguenze che può avere per la mia vita materiale, ma non ti dar pensiero, siamo ancora nell'anno francescano e noi siamo di quella scuola, e per quanto gli italiani siano restii a dar lavoro, quando non si è in piena armonia col governo, pure ho fiducia di andare avanti.

Non ne parliamo più, se no, questa diventa quasi una lettera sovversiva e perciò incriminabile.

Goditi la primavera e arrivederci a Roma. Con i saluti più affettuosi aff.mo Corradini"[4].

Morì a Roma in miseria (nella quale d'altronde era nato, essendo stato figlio di calzolaio), pur avendo avuto una vita pubblica ricca di onori.

"Ai suoi funerali", come ebbe a rilevare la polizia, "parteciparono circa settanta persone, fra le quali vennero notati Meuccio Ruini, Ivanoe Bonomi, Aristide Carapelle, Alfredo Lusignoli e il deputato Amedeo Sandrini".

tutti pazzi per la Civita

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