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Siro Persichelli, militare, registrato all'anagrafe con il nome di Sila, nasce il 22 maggio 1890 a Montereale, e muore ad Arco il 25 luglio 1961.

Ufficiale superiore di fanteria del Regio Corpo Truppe Coloniali, proveniente praticamente dalla gavetta (ex sergente maggiore), è stato uno dei migliori tattici coloniali nel teatro di guerra dell'Africa Orientale Italiana dal 1936 al 1941.

Tre volte promosso per merito di guerra, sette volte ferito in azione, e pluridecorato (Una Medaglia d'oro, quattro d'argento, due di bronzo, una Croce di guerra al valor militare, e la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia).

Siro Persichelli, registrato però all'anagrafe con il nome di Sila, nacque a Montereale il 22 maggio 1890 figlio di Giovanni e Anita Rampelli.

Arruolatosi nel Regio Esercito, a partire dal 24 maggio 1915 prese parte alla prima guerra mondiale.

Nel giugno 1915, a soli 25 anni, conquist√≤ la sua prima medaglia di bronzo al valor militare, allorch√© da sergente maggiore del 2¬ļ Reggimento "Granatieri di Sardegna" svent√≤ e respinse con un pugno di uomini un insidioso attacco di un nutrito nucleo nemico nei pressi di Monfalcone.

Nel novembre 1917 gli fu concessa la prima medaglia d'argento al valor militare per il suo magnifico comportamento durante le tragiche giornate di Caporetto, quando, con il grado di tenente di una compagnia mitragliatrici, era in forza sempre al 2¬ļ Reggimento Granatieri.

Ricevette poi una seconda medaglia d'argento per il fatto d'arme del 9 dicembre 1917 a Caposile, in cui, al comando della medesima compagnia mitragliatrici, dimostrò un'audacia e uno sprezzo del pericolo incredibili.

Promosso capitano del 2¬į Granatieri, si distinse nella dura e vittoriosa battaglia del Piave del 2-6 luglio 1918.

Benché gravemente ferito continuò a restare sul posto, soccorrendo con i suoi uomini alcuni reparti in gravi difficoltà, ottenendo una seconda medaglia di bronzo al valor militare.

Allo scoppio della guerra d'Etiopia, nel 1935, aveva 45 anni, ma chiese ed ottenne il comando di un battaglione indigeno e fu assegnato al VI Battaglione coloniale denominato "Agah".

Nel febbraio 1936 prese parte alla conquista dell'Amba Aradam meritandosi la Croce di guerra al valor militare.

Nel susseguente mese di aprile, sempre con gli ascari del VI, sbaragliò le colonne dei guerrieri abissini in ripiegamento sulle rive del lago Ascianghi, conquistandosi una promozione straordinaria per merito di guerra da primo capitano al grado di maggiore.

Dopo la battaglia di Lechemti-Gore, nel dicembre 1936, gli fu conferita la terza medaglia d'argento al valor militare, e nel 1938 venne insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia per le sue brillanti operazioni di contrasto ai ribelli nella zona di Marabetiè, pur avendo forze ai suoi ordine nettamente inferiori a quelle del nemico.

Non solo abile soldato, fu anche instancabile tessitore di rapporti con i capi indigeni con cui strinse patti e alleanze, riuscendo cos√¨, nel volgere di pochi mesi, a ristabilire l'ordine e la pace in tutto il vasto territorio da Marabeti√® a Caia Zaret, da Gior√Ļ a Mored.

Per questi successi nel luglio 1939 ottenne la promozione al grado di tenente colonnello per merito di guerra.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale si trovava ancora di guarnigione in Africa orientale, al comando del Gruppo Bande dell'Altipiano, forte di 5.000 ascari, attestato nella zona di Buriè nel Goggiam.

Ricevuto l'ordine di reprimere le azioni di guerriglia delle bande di ribelli arbegnuoc, non deluse le aspettative dei superiori, ottenendo alcuni successi contro i rivoltosi e riportando cos√¨ la calma nelle zone di Bulga, Noari, Gior√Ļ, Mofer, Marabeti√® e Sostamba.

Persichelli ottenne così un nuovo avanzamento per meriti di guerra a gradi di colonnello.

Duramente provato nel fisico dalle molte ferite di guerra, dai continui strapazzi per il tipo di combattimento, guerriglia e controguerriglia, degli ultimi anni e dai climi malsani in cui da tempo era stato costretto ad operare, fu ricoverato nel convalescenziario di Gorgorà sul lago Tana.

Fattosi mandare in convalescenza nelle vicinanze del fronte, a Cheren, e benché non rimessosi del tutto, mosse mari e monti per ottenere un incarico operativo.

La sua richiesta fu accontentata dal generale Orlando Lorenzini, che cadde poi da prode da lì a qualche settimana a Cheren guadagnandosi la medaglia d'oro, e gli fu assegnato il comando del glorioso IV battaglione ascari "Toselli", appartenente alla 2ª Brigata coloniale.

A Cheren lui e i suoi ascari del IV si coprirono letteralmente di gloria; l'intrepido colonnello, ancora una volta ferito, fu sempre in prima linea, anche se dovette essere sorretto a braccia dai suoi soldati

Per il suo valore e per aver fatto molto di pi√Ļ di quello che viene normalmente chiesto ad un ufficiale combattente, venne decorato della massima onorificenza militare, la Medaglia d'oro al valor militare.

Un'altra medaglia d'oro (la seconda) fu concessa anche al IV battaglione coloniale Toselli.

Ricoverato per le sue condizioni prima nell'ospedale civile di Asmara e poi in residenza coatta a Cheren, favorì in ogni modo la lotta clandestina antinglese, fino a diventarne il capo carismatico.

A lui si dovettero la costituzione dei quattro depositi di viveri e di armi, vitali per la continuazione della guerriglia, nella zona di Adi Ugri, in quella di Dessi√®, nel territorio delle trib√Ļ degli Azebo Galla, da sempre filo-italiane, e lungo la strada di Agordat.

Sempre a lui si dovette la ribellione dei capi indigeni del Tigrai contro il negus e i suoi protettori britannici.

Per i suoi contatti con l'Italia fece poi segretamente installare una stazione radio nella zona dell'Agarè.

Fu internato dagli inglesi prima nel campo di concentramento di Cassala, poi in vari campi del deserto egiziano.

Tornato in patria, si dedicò alla compilazione delle sue memorie di guerra nel teatro africano; vennero pubblicate nel 1955 a Milano dall'editore Gastaldi col titolo "Eroismo eritreo nella storia d'Italia".

Morì all'età di 71 anni ad Arco, in provincia di Trento, il 25 luglio 1961.

Per onorarne la memoria la città dell'Aquila gli ha intitolato una via, mentre la città di Roma gli ha intitolato un plesso scolastico.

Onorificenze

            Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄĒ 16 giugno 1939

            Medaglia d'oro al valor militare

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęUfficiale superiore di altissime virt√Ļ militari, dette nell'eroica e lunga difesa di Cheren le pi√Ļ illuminate prove di singolare capacit√† di comando, della sua intrepidezza, del suo alto valore personale, del suo elevatissimo sentimento del dovere. In aspri combattimenti su posizioni fortemente contestate dall'avversario fu l'anima delle azioni eroiche della sua unit√†, e riusc√¨, dopo molte ore di tenaci e persistenti corpo a corpo, a vincere la resistenza di forze nemiche decisamente superiori di mezzi e di numero e a ricacciarle dalle posizioni raggiunte. Minorato fisicamente per gravi ferite riportate in successive cruenti azioni e in condizioni ambientali difficilissime, non volle mai cedere il suo comando, e sorretto a braccia dai suoi dipendenti, si tenne sempre, negli attacchi e violenti contrattacchi alla testa della sua unit√†, entusiasmando con il suo indomito valore e con l'esempio di saldo spirito e abnegazione tutti i suoi dipendenti s√¨ da moltiplicarne le virt√Ļ guerriere cavallerescamente riconosciute ed esaltate dallo stesso avversario.¬Ľ

‚ÄĒ Cheren (Eritrea), febbraio-marzo 1941

            Medaglia d'Argento al valor militare

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęComandante di una compagnia mitragliatrici, cooper√≤ validamente alla protezione del proprio battaglione di retroguardia durante il ripiegamento e merc√© il suo ascendente pot√© ottenere che nessun'arma della compagnia andasse perduta e raccolse anche materiale abbandonato da altri, portando tutto a salvamento.¬Ľ

‚ÄĒ Romans-Piave, 27 ottobre ‚Äď 9 novembre 1917

            Medaglia d'Argento al valor militare

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęComandante di una compagnia mitragliatrici riusciva con slancio, decisione e ardimento ammirevoli e dopo lotta accanita a riconquistare insieme ad un piccolo reparto di altro reggimento un importante sbocco al di l√† di un corso d'acqua, catturando avversari e facendo abbondante bottino. Esempio magnifico ai suoi dipendenti di audace coraggio e sprezzo del pericolo.¬Ľ

‚ÄĒ Capo Sile, 9 dicembre 1917.

            Medaglia d'Argento al valor militare

¬ęComandante di battaglione indigeni valoroso e capace, durante lungo ciclo operativo faceva sempre rifulgere le sue elette doti di soldato e di capo. Col suo prestigio e con la virt√Ļ dell'esempio dava ai reparti dipendenti coesione, slancio ed aggressivit√†. Partecipava all'occupazione di Gore e di altri paesi dell'Etiopia occidentale travolgendo le notevoli resistenze opposte dal nemico che veniva posto in fuga ed inseguito. Esempio di virt√Ļ militari.¬Ľ

‚ÄĒ Lechemti-Gore, 10 ottobre ‚Äď 31 dicembre 1936.

‚ÄĒ Regio Decreto 27 luglio 1938

            Medaglia di Bronzo al valor militare

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęDava prova di grande fermezza e sangue freddo nel respingere un improvviso e vicinissimo attacco del nemico. Gi√† distintosi in precedenti ardite ricognizioni.¬Ľ

‚ÄĒ Monfalcone, 30 giugno 1915.

            Medaglia di Bronzo al valor militare

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęSprezzante del pericolo, durante il combattimento tenne sempre valoroso contegno. Chiamato a sostegno di reparti impegnati, assolse il proprio compito con perizia e coraggio. Anche in successive azioni si comport√≤ sempre lodevolmente, e leggermente ferito non abbandon√≤ il proprio reparto.¬Ľ

‚ÄĒ Piave Nuovo, 2-6 luglio 1918

            Croce di guerra al valor militare

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęUfficiale di collegamento al comando di una grande unit√† impegnata in una azione offensiva, durante un tentativo di aggiramento da parte del nemico, volontariamente si offriva di recarsi con elementi esploranti, in ricognizione sulla sinistra dello schieramento e oltre gli elementi avanzanti, riuscendo in tal modo a fornire utili notizie al comando della grande unit√†.¬Ľ

‚ÄĒ Belesat (Amba Aradam), 15 febbraio 1936

            Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

            Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄĒ Regio Decreto 21 aprile 1940

tutti pazzi per la Civita

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