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Tito Luciani, prestigioso ingegnere argentino, era abruzzese.

Nasce ad Atessa e muore nel 1925

di Geremia Mancini*

Sin da ragazzo mostrò una straordinaria capacità di apprendimento.

All’inizio studiò presso un convitto di Chieti, successivamente all’Aquila ed infine conseguì la laurea in ingegneria a Napoli.

A lui, prima che emigrasse, si deve la realizzazione del quartiere Vicaria (oggi noto come il Vasto) di Napoli.

Nella città partenopea fu assunto dalla impresa “Dini & Carabelli” che gli assegnò, nel 1889, la responsabilità dei cantieri destinati a far nascere a Napoli il quartiere Vicaria (oggi noto come il Vasto) nel contesto dell’operazione denominata “risanamento”.

Questo gli consentì di conoscere una serie di personaggi assai influenti e lo rese assai popolare.

Non dimenticò mai l’Abruzzo. Il 22 giugno del 1882, nella sua Atessa, tenne un memorabile discorso commemorativo per la morte di Giuseppe Garibaldi (l’editore-tipografo R. Baker pubblicò l’intervento).

Continuò ad esercitare in Campania dove realizzò importanti opere.

Qualche anno dopo decise di emigrare verso l’Argentina.

Qui seppe affermarsi sia come ingegnere che come personalità di spicco nella società argentina.

Fu riferimento della intera comunità italiana e Presidente del “Comitato Massonico Italiano”.

Come ingegnere progetto e portò a realizzazioni opere che ancora oggi vengono ritenute preziose.

Nel 1900, succedette al Dott. Boraschi, nella presidenza della Società Comitato Bonaerense “Dante Alighieri” e ne rimase responsabile fino all’aprile del 1902.

Ricoprì importanti incarichi in tutte le maggiori associazioni italiane e, in particolare, fu Presidente di “Feditalia”.

Fu anche prezioso e zelante ispettore scolastico nominato dalla “Colonia Italiana”. Presidente del “Circolo Italiano” e della “Camera Italiana del Commercio e delle Arti”. Ebbe un importante ruolo nella massoneria ricoprendo l’incarico di Presidente del “Comitato Massonico Italiano” con il grado del rito scozzese.

La rivista “La massoneria italiana” lo definì “l’animatore e quasi il creatore della fiorente famiglia massonica argentina”.

Ebbe l’occasione di conoscere e divenire amico di Edmondo de Amicis.

Fu sempre molto vicino alla comunità abruzzese divenendone un riferimento costante.

Quando morì, nel 1925, nell’orazione funebre fu ricordato così: “d’animo nobile e di sentimenti liberali ha rappresentato, per la nostra nazione, un elemento tra i più utili e disinteressati”.

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

tutti pazzi per la Civita