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Giulio Barattucci, alchimista imprenditore, nasce il 4 marzo 1834 a Guilmi, e muore a Pescara il 27 dicembre 1898.

di Carlo Maria d’Este*

Ha legato indissolubilmente il suo nome alla creazione di quello che è stato, insieme all’Aurum, il liquore più famoso d’Abruzzo: il Corfinio Barattucci.

Giulio nacque a Guilmi da una famiglia originaria di Teano, nel cui albero genealogico figurava Antonio Barattucci, Giudice della Gran Corte della Vicaria nel 1523 e Avvocato Fiscale del Real Patrimonio nel 1534.

La figlia di Antonio, Isabella, andò sposa in Abruzzo a Ferrante Caracciolo, signore di Villa Santa Maria e Montelapiano, dal cui matrimonio nacque, nel 1563, San Francesco Caracciolo, fondatore dei Chierici Regolari Minori.

Ancora giovane, Giulio Barattucci si trasferisce a Chieti dove inizia a svolgere il mestiere di pasticciere ma imperante emerge ben presto la passione che lo aveva caratterizzato fin da bambino, quella delle piante officinali.

Nel 1858 riuscì a miscelare sapientemente, in vari ed appropriati dosaggi, ben 42 elementi tra erbe, semi e radici della Majella; attraverso l’alchimia dei suoi alambicchi, seppe estrarre un bouquet di odori e sapori.

Nacque così il Corfinio Barattucci, un liquore di 39°, distillato di erbe scelte e colorato con lo zafferano di Navelli per ottenere il colore del sole, che per oltre un secolo riuscirà a recitare un ruolo di primissimo piano dentro e fuori le mura di Chieti.

In Italia, infatti, dall’atto della sua commercializzazione in poi, non vi furono cafés à la page o foyers di teatro dove il Corfinio non venisse gustato e apprezzato per genuinità, calore e per il suo sottile aroma.

Il nome dato a questo profumatissimo liquore proviene dall’antica Corfinium, che fu la Capitale della Lega Italica contro Roma, i cui resti, visitati dal Barattucci, destarono enorme ammirazione in lui al punto da ispirargli la denominazione.

La sua personalità creativa e geniale, gli consentì di essere accolto amichevolmente nel Cenacolo Artistico del “Convento Michetti” di Francavilla, composto da Gabriele D’Annunzio, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella, e dallo stesso Michetti con molte altre personalità.

Fu D’Annunzio, estasiato dall’aroma del Corfinio, a coniare per esso l’espressione “forte e gentile”, che in seguito finirà per connotare il carattere degli abruzzesi.

Alla sapienza dell’erborista, Giulio Barattucci unì la lungimiranza dell’imprenditore.

Si rivelò geniale anche nel lancio pubblicitario dei suoi prodotti che vennero reclamizzati contemporaneamente nelle più grandi città italiane.

Per destare la curiositĂ  della gente faceva affiggere gruppi di manifesti pubblicitari, tre capovolti e uno nel verso giusto.

Durante le festivitĂ  piĂą importanti si serviva di uomini-sandwich che Giulio Barattucci in una foto di Francesco Paolo Michetti passeggiando tra la folla pubblicizzavano il liquore Corfinio.

Occupò con la pubblicità intere pagine dei quotidiani dell’epoca, iniziative impensabili nella metà dell’Ottocento.

Sfrutta l’amicizia di D’Annunzio che recensisce calorosamente il prodotto in una cronaca giornalistica del 1885, definendo il liquore odoroso.

Il musicista Vittorio Pepe gli dedica una gavotta per pianoforte.

Fu soprattutto l’amicizia con Francesco Paolo Michetti a favorire notevolmente la pubblicità del Corfinio che, oltre alla sua indubbia bontà, veniva imbottigliato in eleganti anfore di terracotta, vagamente ellenico-etrusche, istoriate di donne altocinte con felini al guinzaglio, ideate disegnate e realizzate dalle mani dell’artista.

Barattucci con il suo metodo di produzione della trasformazione a caldo fu il primo ad ottenere in Abruzzo la licenza Utif n.1, diventando così il primo “industriale” moderno della Città di Chieti.

Nel corso della vita avrà due mogli, vedovo della prima e separato dalla seconda, che gli daranno complessivamente quattordici figli i cui nomi inizieranno con la lettera “A” per i maschi, e con la “E” per le femmine.

Farà eccezione l’ultimo, Paolo.

Al Corfinio seguirono altri prodotti altrettanto validi e fortunati come l’Amaro Majella, l’Aternum, ed il Centerba.

Ad una prima distilleria, sita in Chieti alla via Gaetani d’Aragona, seguirono quelle di Pescara e Napoli e altrettanti locali che non saranno soltanto Caffè, ma veri salotti culturali.

Il piccolo Caffè nella città partenopea, sito in via Toledo, per la vendita dei suoi prodotti, fu affrescato ancora dall’amico Francesco Paolo Michetti con gli stessi soggetti riprodotti sulle anfore ellenico-etrusche, ottenendo un effetto così estremamente piacevole da essere conosciuto dai napoletani, come la Bomboniera di Toledo.

Qui, tra le pareti affrescate da Michetti, si davano appuntamento Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao, Gennaro Finamore, Silvio e Bertrando Spaventa, Ferdinando Russo, oltre a gente comune.

L’amico Michetti dipinse anche le pareti del Caffè di Chieti, è Edoardo Scarfoglio a darne testimonianza in un articolo dedicato al pittore del 1884: “in Chieti ci è ora un caffè, che può fornir materia d'invidia a qualunque più splendido palazzo moderno. Il proprietario, un tal Barattucci, è un uomo onesto coraggioso e intraprendente, che ha pel Michetti un'ammirazione fanatica, e Ciccillo gli ha dipinto a fresco tutto il caffè”.

La fama dell’odoroso liquore arriva anche nei salotti reali di Casa Savoia e nel 1879 Barattucci divenne ufficialmente “Fornitore della Real Casa”, riconoscimento concessogli dal re Umberto I.

La morte lo sorprese prematuramente in Pescara il 27 dicembre 1898, il necrologio nel Corriere Abruzzese così recitava: “E' morto a Pescara Giulio Barattucci, l'inventore del Corfinio. Era uno dei più gioviali tipi abruzzesi. Industriale intraprendente, ha portato il suo Corfinio in ogni Locandina pubblicitaria luogo d'Italia, e l'ha sostituito alla Chartreuse. Tuttavia non è morto ricco.

Commoventi funerali ebbe a Pescara ed a Chieti, dove fu sepolta la sua salma”.

Alla morte del fondatore, lo stabilimento passò ai figli maschi e nel 1900 il prodotto viene presentato all’Esposizione Universale di Parigi e ad altre rassegne internazionali: Napoli, Torino, Milano, Tripoli, Bologna, ricevendo ambiti premi e medaglie, che purtroppo sono andati distrutti durante un bombardamento della II Guerra Mondiale, unitamente ad attestazioni e ricordi di Gabriele D’Annunzio, Francesco Paolo Michetti e degli altri artisti del Cenacolo Abruzzese.

Tra immancabili liti e lutti familiari, lo stabilimento fu rilevato dal figlio Alceo che ne perpetuò la fortuna ma nel 1925 un violento incendio distrugge irreparabilmente la distilleria di via d’Aragona, per altro non coperta da assicurazione.

La produzione del liquore più famoso d’Italia subisce un brusco arresto.

Successivamente lo stabilimento fu costruito ex novo a poche centinaia di metri dal vecchio opificio, in via Ferri, dove la caparbietĂ  di Attilio, figlio di Alceo, insieme alla moglie Vittoria unitamente alle figlie Adriana ed Anna, riportarono in auge il Corfinio ed altre specialitĂ .

Purtroppo nel dopoguerra il commercio andò in crisi per le nuove strategie di mercato e lotte familiari, e la distilleria chiuse i battenti nel 1984, dopo 126 gloriosi anni.

Oggi, la “favola bella” di questa eccellente specialità continua grazie a Fausto Napoli Barattucci, figlio di Anna Barattucci, che con grande coraggio ha inteso recuperare e riproporre la linea dei prodotti che più di 150 anni fa realizzò il trisavolo Giulio, restituendo all’Abruzzo qualcosa di prezioso che è legato al passato ma che può ancora dire molto nel futuro.

A lui si deve anche la realizzazione di un vero Museo dedicato al Corfinio in viale Amendola a Chieti dove si possono ammirare cimeli e testimonianze del passato: il documento firmato dal Re d’Italia che nominava Giulio Barattucci fornitore della Real Casa; le bottiglie di fine Ottocento, in splendide ceramiche di Michetti, poi i tantissimi documenti affissi sulle pareti a ricordare tra l’altro le esportazioni del Corfinio in America avvenute negli anni 30.

Sempre nel museo si trovano gli attestati di partecipazione alle fiere di Napoli, del 1900, di Tripoli, 1929, e Parigi 1937.

Un ricordo ma anche una sfida che Fausto è pronto a raccogliere oggi, dopo aver riportato sul mercato il Corfinio e gli altri prodotti.

*Centro regionale Beni Culturali   

tutti pazzi per la Civita

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