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Carlo Bianco, emigrante, nasce l’11 marzo 1898 a San Vito Chietino, da Giuseppe e Maria Di Sante (o De Santis), e morì sul lavoro, nel 1928, nella costruzione del “Welland Ship Canal” in Canada.

di Geremia Mancini*

A quel tempo l’Abruzzo non offriva grandi possibilità lavorative e allora Carlo, nel 1924, decise di emigrare insieme al fratello Giuseppe verso il Canada.

Andarono a vivere nella cittadina di Thorold nella zona del Niagara in Ontario.

Giuseppe trovò lavoro nella costruzione di una ferrovia mentre Carlo fu assunto dalla “J.P. Porter & Sons” che aveva in appalto lavori nella costruzione del “Welland Ship Canal”.

Il “Canale di Welland” collegò, in maniera navigabile, il lago Ontario al lago Erie.

Carlo era conosciuto a Thorold come Carlo White.

Lavoratore instancabile aveva già messo da parte dei buoni risparmi.

Si disse necessari per far giungere in Canada la moglie con tutta la famiglia.

Ma l’aspettava invece la tragedia.

Carlo e la sua squadra stavano lavorando nel cantiere di Allanburg quando si verificò una imprevista e devastante esplosione.

Giorni prima erano state posizionate, in quella zona, mine per un quantitativo di quasi tre tonnellate: una enormità.

La devastante deflagrazione colse di sorpresa le quattro squadre che stavano lavorando in zona.

La pioggia di massi fece una serie innumerevole di feriti, molti subirono gravi menomazioni, e purtroppo due morti.

Il Dr. MacMillan di Thorold precipitatosi immediatamente nel cantiere fu il primo a soccorre il povero Carlo Bianco che però dopo soli venti minuti spirò.

Nella relazione del Dr. MacMillan si parlò di “Causa della morte: grave esplosione, successivo shock e compressione del cervello”.

L’altra vittima fu un certo Whitwell.

La vicenda scosse l’opinione pubblica e fu istruita una “commissione d’inchiesta”.

Dieci testimoni furono sentiti dalla Commissione riunita, il 9 febbraio, presso il municipio di Allanburg.

I testimoni, tutti con una notevole esperienza, non riuscirono a dare né una giustificazione né una spiegazione su ciò che aveva causato la prematura esplosione.

Si trovò una motivazione sull’utilizzo di cavi probabilmente usurati.

La giuria consegnò un laconico verdetto che non puniva la ditta, “J.P. Porter & Sons”, limitandosi a raccomandare che "tutti i cavi elettrici fossero posti e sospesi sette metri sopra la superficie del suolo".

Da notare che, l’8 ottobre del 1926, fu proprio Carlo Bianco a prestare gli inutili primi soccorsi ad un altro caduto della “Welland Ship Canal” il molisano Carmine Pirro.

Finiva così, in maniera tragica, il “sogno” del giovane ragazzo di San Vito Chietino.

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

tutti pazzi per la Civita

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