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Alessio Tulli, storico, letterato, erudito, nasce il 31 gennaio 1739 a Teramo, da Silvestro e da Eufemia Michitelli, entrambi appartenenti a notabili famiglie teramane. e muore il 2 maggio 1799.

di Carlo Maria d’Este*

E’ stato uno dei personaggi di maggior rilievo del gruppo teramano della fine del Settecento.

Forte e sanguigno di temperamento, viene ricordato soprattutto come patriota ma Tulli fu anche storico e buon poeta sia in lingua italiana che in quella latina.

Ebbe una rete di relazioni con studiosi e personalità abruzzesi del suo tempo tra i quali l’arcivescovo aquilano Anton Ludovico Antinori, lo storico lancianese Omobono Bochache, Niccola Sorricchio di Atri e molti altri letterati abruzzesi.

Tra i suoi amici e corrispondenti va certamente annoverato Fulgenzio Lattanzi, letterato di Morro d’Oro, che proprio ad Alessio Tulli dedica la sua opera più importante, Lezioni di Fisica e di Storia Naturale, del 1787: «Al Nobil uomo Don Alessio Tullj Barone di Faraone. All’uomo di lettere, all’ottimo Cittadino, all’Amico benefico […] Voi non vivete che per l’avanzamento delle conoscenze, che rispandete con tanta soavità, e pel bene della patria, di cui siete l’ornamento e l’amore.».

Si tratta di un evidente panegirico in perfetto stile ma è segno che tra gli intellettuali abruzzesi del suo tempo riscuoteva grande stima.

La potenza e la creatività di Alessio Tulli, unite forse ad una certa dose di intolleranza, si riscontrano chiaramente nelle sue opere più importanti ma soprattutto nella sua “ Memorie storiche teramane dalla dominazione Sveva a lla fine della Monarchia Aragonese nel Regno di Napoli (secoli XIII-XV) ”, la quale pur se rimasta inedita e sebbene limitata al solo intervallo tra il regno di Ruggero e quello di Ferdinando il Cattolico, quindi dal 1130 al 1516, sarebbe stata utilissima agli studiosi che in seguito si sono cimentati a ricostruire le vicende e le gesta delle genti di Teramo. 

Lo storico Niccola Palma, con una certa ironia, attribuisce la mancata edizione dell’opera agli impegni dell’autore ad accrescere il già pingue patrimonio familiare, grazie al quale Tulli potè acquistare il feudo di Faraone con il titolo di baronia dai signori Caucci di Ascoli Piceno.

Dal 1770 fino alla sua morte fu protagonista di un gruppo di intellettuali che recepirono le idee dei filosofi e degli illuministi francesi ma si accostarono pure alla “massoneria”, che era veicolo di trasmissione di quelle idee.

A Teramo furono spregiativamente appellati come “setta dei miscredenti” per meglio esporli alla repressione delle autorità religiose.

Nel 1775 fu coinvolto, con altri “miscredenti”, in un clamoroso processo per eresia: secondo l’accusa, Tulli e gli altri avrebbero fomentato una ribellione delle monache del convento di San Matteo, contrarie alla decisione di allocare nel convento, senza il loro consenso, tre monache napoletane.

Dal processo uscì in qualche modo assolto ma dovette riparare fuori Teramo dove patì “noje e dispiaceri non pochi”.

Al rientro in città, nonostante i continui ostacoli delle autorità religiose, visse una stagione florida per cultura, grazie al genio di Melchiorre Delfico che, in quel di Teramo, riuscì ad amalgamare intorno a sé un circolo di ingegni che creò le premesse per un profondo rinnovamento sociale, politico ed economico del territorio in cui agiscono.

Nel circolo, oltre ad Alessio Tulli, i fratelli di Delfico, Gianfilippo e Gianberardino, Michelangelo Cicconi, Vincenzo Comi, Fulgenzio Lattanzi, Gianfrancesco Nardi, l’abate Berardo Quartapelle, Antonio Nolli, Giovanni Thaulero, come pure Orazio Delfico, il figlio di Gianberardino, e l’altro nipote, Eugenio Michitelli.

Quando nell’estate del 1798 si diffuse la voce di un imminente arrivo dei francesi nel Regno, a Teramo furono effettuati vari arresti dei franco sostenitori e il Tulli per sfuggire all’arresto fu costretto a rifugiarsi in terra marchigiana.

All’arrivo dei francesi l’11 di dicembre, il gen. Francesco Rusca chiama Alessio Tulli a far parte della Municipalità di Teramo ma durante una reazione contro la presenza francese in città, la sua casa viene saccheggiata e data alle fiamme il 19 dicembre.

Al grido di “morte ai giacobini, viva il Re”, furono saccheggiate anche le case dei Thaulero, Michitelli e Nardi.

Nelle fasi convulse e concitate dei tumulti, venne ammazzato, nei primi di gennaio del ’99, uno dei due suoi figli, Angelo, ancora giovanetto e di buone speranze nel campo della pittura, al quale da bambino il padre aveva saputo trasmettere il talento artistico influenzandone la sensibilità.

Il corpo del giovane venne seppellito dove fu ucciso, nella valle di Canzano.

Quando i francesi lasciarono il Regno di Napoli, nell’aprile del 1799, i teramani che si erano maggiormente esposti a favore della repubblica e dei francesi, tra cui Tulli e l’altro figlio Matteo, presero la via dell’esilio dirigendosi, al seguito dei transalpini, verso lo Stato Pontificio.

In un agguato teso contro i francesi in fuga, il 2 maggio, nei pressi di Borghetto, oggi Borgo Velino nella provincia di Rieti, furono trucidati oltre mille uomini tra cui Alessio Tulli mentre il figlio Matteo, sfuggendo alla morte, riparò a Napoli.

Con il saccheggio e l’incendio della sua casa, oltre al fatto gravissimo in sé, non va trascurata la perdita dei suoi manoscritti e di molti documenti originali d’archivio dei quali si era servito per compilare i suoi manoscritti. 

Si salvarono solo le due opere a stampa: “ Catalogo di Uomini illustri per santità, d o t t r i n a e d i g n i t à ,  u s c i t i i n d i v e r s i t e m p i d a l l a C i t t à d i T e r a m o ,  c o l l ' e p i g r a f e Pauper aqua Tordine fluis, non pauper honore (pover o d'acqua scorri, o Tordino, n o n d i f a m a ) ”, Teramo, Consorti e Felcini, 1766; e “ J o a n n i s A n t o n i i C a m p a n i Episcopi Aprutini vita ”, Teramo, Consorti e Felcini, 1765.

Lasciò inedito un inno in latino, “Inno a San Berardo ”, pubblicato poi da Niccola Palma nel volume V della sua “Storia della città e Diocesi di Teramo” nel 1832.

Pochi altri frammenti storici furono in parte editi, all’inizio del Novecento, da Francesco Savini.

*Centro Regionale Beni Culturali

tutti pazzi per la Civita

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