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Leopoldo Cassese, storico, archivista, nasce il 20 gennaio 1901 ad Atripalda, in provincia di Avellino, e muore a Roma il 3 aprile 1960.

Fu direttore degli Archivi di Stato dell'Aquila e di Salerno e docente di Archivistica all'Università di Napoli e all'Università di Roma.

La sua attività sul campo, prima da archivista e storico e, in seguito, anche da docente universitario, ne fece un precursore del rinnovamento della ricerca storica e documentaria del Meridione d'Italia, un filone che, nelle parole di Gabriele De Rosa, riceverà da lui, «appassionato e severo studioso dei problemi politici e sociali del Sud» «fermenti e [...] sollecitazioni storiografiche» raccogliendo da Cassese

È considerato un precursore degli studi e delle ricerche sulle fonti e sulla storia del movimento di lotta contadina del Mezzogiorno d'Italia fra Ottocento e Novecento.

Sono suoi figli i giuristi Antonio e Sabino Cassese.

Nacque ad Atripalda da Sabino e Marianna Ferullo, fu allievo del corso 1917-21 del Collegio Militare della Nunziatella e studiò all'Università di Napoli dove, allievo di Michelangelo Schipa, conseguì nel 1925 la laurea in Lettere.

Ebbe alcune esperienze come docente nella scuola secondaria, che culminarono nell'ottenimento dell'abilitazione all'insegnamento di materie letterarie nelle scuole medie.

Dopo questi brevi trascorsi didattici si iscrisse alla Scuola per archivisti e bibliotecari paleografi di Firenze dove, ancora allievo, collaborò con Luigi Schiaparelli all'impostazione della «Guida storica e bibliografica degli archivi e delle biblioteche d'Italia».

A Firenze conseguì il diploma di archivista paleografo, per divenire, l'anno dopo, direttore dell'Archivio di Stato dell'Aquila e, dopo quattro anni, dell'Archivio di Stato di Salerno.

Negli anni dal 1923 al 1932 Cassese entrò in contatto con intellettuali della cultura antifascista come Piero Gobetti, Giorgio Pasquali, Luigi Russo, Carlo Muscetta e i meridionalisti Guido Dorso e Tommaso Fiore.

Queste frequentazioni intellettuali si accompagnarono alla maturazione di una sensibilità democratica avversa al fascismo che lo condurrà, terminato il conflitto mondiale, a prendere posizione nella sinistra marxista dell'immediato secondo dopoguerra.

Cassese rimase all'Archivio di Stato della città abruzzese per quattro anni, durante i quali si dedicò a un'ampia opera di ricognizione, inventario e ricerca archivistica sui materiali conservati nell'archivio provinciale e negli archivi comunali, parrocchiali e privati della provincia dell'Aquila.

A questo periodo risale la pubblicazione di uno Studio sull'antico Archivio del Comune di Aquila e la trascrizione del Codice degli Statuti del Comune di Aquila dei secoli XIII e XV; quest'ultima, rimasta ancora inedita, è ora conservata presso l'archivio aquilano.

Uno dei risultati più importanti di questa ricerca fu la valorizzazione del corpus documentario delle antiche Cronache aquilane, un filone letterario di epoca medioevale, che fu precorso da Buccio di Ranallo da Popleto (XIV secolo) e che fu poi continuato da numerosi epigoni, come Niccolò da Borbona (autore del XV secolo, che si occupò del periodo 1362-1424), Francesco di Angeluccio di Bazzano (che scrisse del periodo 1436-1485), l'Anonimo dell'Ardinghelli e beato Bernardino da Fossa (entrambi cronisti per gli anni 1254-1423) e, infine, Alessandro de Ritiis (XVI secolo), che scrisse sul periodo dal 1362 al 1424. Un corollario di questo lavoro sarà, anni dopo, la prima edizione critica del manoscritto latino della Chronica civitatis Aquilae di Alessandro de Ritiis.

Le linee complessive di questo intenso lavoro furono oggetto di una relazione presentata al Convegno archivistico abruzzese-molisano svoltosi a Roma nel 1931, che sarà oggetto di autonoma pubblicazione nel 1935 (Gli archivi della provincia di Aquila, Casalbordino, 1935). Ad essa farà seguito la Guida storica e bibliografica degli Archivi e delle Biblioteche della città e della provincia di Aquila, pubblicata nel 1940.

Dopo gli anni trascorsi all'Aquila, Cassese fu trasferito nel 1934 a Salerno per succedere a Paolo Emilio Bilotti (1860-1927) nella direzione del locale l'Archivio di Stato di piazza Abate Conforti, che il Bilotti aveva tenuto dal 1892 fino alla morte.

Solo due anni prima, il regio decreto 22.9.1932, n. 1391, aveva indirizzato gli archivi provinciali a una sorte migliore, trasformandoli in archivi di stato.

Cassese si diede immediatamente al riordino e alla ricostruzione dei fondi e delle serie archivistiche, riguardanti una mole documentale accumulatasi in oltre un secolo di attività.

Il risultato del suo lavoro sarà la redazione finale della Guida storica dell'Archivio di Stato di Salerno, pubblicata nel 1857.

A Salerno, Cassese si dedicò anche allo studio del passato medioevale della città: nel solco tracciato da Michelangelo Schipa, pose particolare attenzione sulla più importante istituzione medica di epoca medievale, la Scuola medica salernitana.

Il suo esame critico si incentrò sulla poca documentazione sopravvissuta riuscendo a focalizzare, in particolare, il «ruolo e l'importanza che essa aveva avuto come istituzione accademica e universitaria, e la validità scientifica, nei suoi molteplici aspetti, dei manoscritti e dei documenti di archivio della "Scola" in relazione ai trattati di medicina arabi e medievali», in un'indagine che ne pose la conoscenza su più solide basi storiche e documentarie, facendo luce su «periodi oscuri della istituzione» e «correggendo alcuni dati erronei o incerti che gli storiografi antichi e anche moderni avevano tacitamente accolti sulla base della tradizione che si era tramandata attraverso i secoli».

Nell'immediato dopoguerra fu redattore della Rassegna storica salernitana, pubblicata a cura della Società salernitana di storia patria.

Della rivista ricoprì anche la carica di direttore dal 1945 al 1946.

Il suo ingresso nel mondo accademico italiano avverrà solo dopo il 1951: quell'anno infatti, per la prima volta in Italia, fu indetto un concorso universitario per una docenza in Archivistica, del quale Leopoldo Cassese uscirà vincitore assoluto nazionale.

La libera docenza così ottenuta gli aprirà le porte alla professione universitaria, che lui condusse senza lasciare l'incarico istituzionale di direttore di un Archivio di Stato: insegnerà all'Università di Napoli, dal 1952 al 1955, e quindi all'Università di Roma, nei pochi anni che lo separarono dalla morte, occorsa nel 1960.

«Primissimo storico del movimento contadino», Leopoldo Cassese fu un precursore nel campo della storia del ribellismo e dei movimenti di lotta contadina del Mezzogiorno d'Italia fra Ottocento e Novecento, ambito al quale egli applicò i suoi metodi di ricerca sulle fonti primarie tra i documenti d'archivio.

Fu proprio l'inattesa scoperta di alcuni documenti fino ad allora trascurati, avvenuta nel 1948 durante il riordino di fondi archivistici, che lo sollecitò alla «revisione storiografica» del «ruolo e della partecipazione delle classi subalterne salernitane alla rivoluzione quarantottesca» e al riesame critico dell'interpretazione data dalla storiografia liberale al movimento di rivolta del 1848.

Gli anni in cui scriveva Cassese, tra il 1946 e il 1948, erano quelli in cui il Meridione d'Italia, e la Campania in particolare, erano percorsi da ampi movimenti di rivolta contadina che mettevano in discussione le questioni degli assetti proprietari della terra e portavano in primo piano l'urgenza di una riforma agraria.

Questi fermenti ne «acuirono la sensibilità» di storico e «gli rivelarono l'importanza della questione demaniale»

tutti pazzi per la Civita

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