Pin It

Luigi Tenco, cantautore, nasce il 21 marzo 1938 a Cassine, un comune della provincia di Alessandria, in Piemonte, e muore a Sanremo il 27 gennaio 1967.

Insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Umberto Bindi è uno degli esponenti della cosiddetta scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana.

È considerato da gran parte della critica uno dei più grandi e talentuosi cantautori italiani di tutti i tempi.

La sua morte, avvenuta in un albergo di Sanremo durante l'edizione del 1967 del Festival della canzone italiana è stata per lungo tempo avvolta in un velo di mistero.

Nel 2006 è stata confermata l'ipotesi inziale del suicidio.

La rivoluzione artistica di Tenco è riscontrabile nella volontà di una profonda rottura con la musica tradizionale italiana e la necessità di trattare tematiche all'epoca all'avanguardia quali il sentimento umano nella sua crudezza, l'amore sotto le sue molteplici prospettive, le esperienze esistenziali, fino alla critica sociale come la politica, l'ideologia, i diritti della donna, la guerra e ai temi dell'emarginazione, con forti accenni individualisti e spesso ricollegandosi ai toni dell'esistenzialismo francese, spesso anticipando i temi del sessantotto.

A detta di Morgan la filosofia dietro alle canzoni di Tenco si potrebbe accostare al pensiero di pensatori esistenzialisti quali Jean-Paul Sartre, e non esistenzialisti come Jacques Derrida, Louis Althusser, Carlo Michelstaedter, mentre Fabrizio De André ha più volte espresso pubblicamente profonda stima ed amicizia nei confronti di Tenco arrivando a dichiarare che "senza Tenco io non ci sarei stato", sottolineando il vuoto artistico che Tenco ha provocato a seguito della sua morte.

Secondo Salvatore Quasimodo la musica di Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio, oramai dormiente rispetto al cambiamento dell'emergente protesta della critica sociale ai dogmi e alle vecchie tradizioni della società.

Tenco nacque da una relazione extraconiugale della madre, Teresa Zoccola (1906-1977), separata dal marito e cameriera presso una famiglia molto benestante di Torino (la famiglia Micca) con Ferdinando (1921-1983), il figlio sedicenne della famiglia.

La madre venne poi allontanata e ritornò a Cassine, e Luigi prese il cognome del marito della ragazza (come previsto dalla legge del tempo), Giuseppe Tenco, che morì prima che lui nascesse per un incidente sul lavoro il 21 settembre 1937.

I due avevano già un figlio, Valentino, morto nel novembre del 1997.

Tenco scoprì da ragazzo che il defunto Giuseppe non era il suo vero padre.

Ferdinando Micca aveva intanto tentato di riconoscerlo come proprio figlio già da subito.

Ma il padre glielo impedì, così come un simile rifiuto opposero a Teresa i genitori del marito, che diseredarono il piccolo Luigi.

Ferdinando sposerà poi un'altra donna e non avrà altri figli.

Trascorse la prima infanzia tra Cassine e Ricaldone, paese originario della madre, fino a che nel 1948, la famiglia si trasferì in Liguria, dapprima a Nervi, nella casa del nonno Giovanni Zoccola, e poi a Genova, dove la madre aprì un negozio di vini.

Nel 1951 si iscrisse al Liceo Classico "Andrea Doria" che frequenterà solo un anno, per poi trasferirsi al Liceo Scientifico "Galileo Galilei".

Conseguirà la maturità scientifica il 29 luglio 1956, unico privatista su 257 a superare l'esame.

La madre che pure aveva grosse ambizioni per il primogenito, si rifà su Luigi prospettando per lui un avvenire più ambizioso.

Affida il figlio ad una maestra Sandra Novelli per delle ripetizioni e Luigi per ben tre anni avrà il domicilio presso la casa di questa donna, sarà la Novelli ad introdurlo al pianoforte che risulta essere per Tenco una passione inaspettata, mostra una naturale predisposizione allo strumento e riesce ad eseguire i passaggi più complicati con molta naturalezza vista la sua giovane età.

Ma la sua passione per la musica non viene vissuta bene in famiglia.

Tino Tenco lo zio ricorda “Luigi aveva una memoria straordinaria, gli bastava leggere una cosa per ricordarla perfettamente.

In seconda media risolveva con disinvoltura complicate equazioni differenziali.

A me e alla mamma sembrava logico, inevitabile che proseguisse gli studi fino alla laurea. Sprecare un talento del genere ci appariva un delitto.

Ce lo immaginavamo ingegnere, o professore di fisica e di matematica.

A quell'epoca cantare non era affatto considerato un mestiere.”

Nel 1953 fondò un gruppo musicale, la Jelly Roll Boys Jazz band, composta da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra ed egli stesso al clarinetto, che propone, tra i tanti brani, Nat King Cole e Kid Ory.

Nel 1956, diciottenne, per assecondare il desiderio della madre e del fratello che volevano per lui un futuro da laureato, si iscrisse al corso di laurea in Ingegneria Elettronica.

Superò l'esame di Disegno 1 il 2 giugno 1957 riportando la votazione di 20/30, ma in seguito fallì due volte l'esame di Geometria analitica e proiettiva con Eugenio Giuseppe Togliatti e per due anni non sostenne più esami.

Nel 1959 si iscrisse al corso di laurea in Scienze Politiche.

Il 18 giugno 1960 sostenne l'esame di Geografia politica ed economica, superato con votazione 24/30.

Il 27 giugno sostenne anche l'esame di Sociologia, anch'esso superato con votazione finale 24/30.

Non sosterrà più esami, abbandonando gli studi universitari nel 1965.

Sempre nel 1956 entrò a far parte, anche se saltuariamente, come sassofonista del Modern Jazz Group del pianista Mario De Sanctis, che vedeva fra i componenti Fabrizio De André alla chitarra elettrica.

Nel 1957 venne chiamato da Marcello Minerbi (in seguito fondatore dei Los Marcellos Ferial e arrangiatore per Claudio Lolli in Aspettando Godot) nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte; proprio per il trio Tenco scrive la sua prima canzone, la sigla di apertura dell'orchestra.

Seguì nel 1958 la costituzione del gruppo I Diavoli del Rock con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria e Gino Paoli alla chitarra.

Nel 1959 si trasferì a Milano ospite, con l'amico Piero Ciampi, di Gianfranco Reverberi che, lavorando come arrangiatore alla Dischi Ricordi, lo fece partecipare come session man alle registrazioni di La tua mano di Gino Paoli e Se qualcuno ti dirà di Ornella Vanoni.

Si trasferì poi con Ciampi alla Pensione del Corso, in Galleria del Corso 1, dove alloggiavano anche Paoli, Sergio Endrigo, Franco Franchi, Bruno Lauzi e altri artisti.

Ottenne poi un contratto discografico con la Dischi Ricordi come cantante; il suo esordio con il gruppo I Cavalieri risale al 1959.

Il gruppo - che gravitava intorno alla casa discografica Tavola Rotonda, sotto etichetta della Ricordi, da cui il nome, e del quale facevano parte Gianfranco Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca - incise un EP con quattro brani, Mai/Giurami tu/Mi chiedi solo amore/Senza parole, che vennero anche pubblicati suddivisi in due 45 giri, pubblicato a nome «Tenco».

Dopo questa incisione, Tenco adottò gli pseudonimi di Gigi Mai, Dick Ventuno e Gordon Cliff, chiedendo a Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d'immagine essendo studente di scienze politiche e iscritto al Partito Socialista Italiano. Come accadrà ad altri considerati artisti di sinistra e a molti cittadini, Tenco venne in seguito schedato e inserito in una "lista nera" del SIFAR, ritrovata nei cosiddetti "fascicoli".

Nel 1961 uscì il suo primo 45 giri inciso come solista e con il suo vero nome, intitolato I miei giorni perduti.

Nel 1962 cominciò una breve esperienza cinematografica, con il film La cuccagna di Luciano Salce, con Donatella Turri tra gli interpreti, pellicola nella quale cantò il brano La ballata dell'eroe, composta dall'amico Fabrizio De André.

Il primo 33 giri di Tenco uscì proprio quell'anno; conteneva successi quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra che non fu ammessa all'ascolto dalla Commissione per la censura (per quest'ultimo brano fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni). Sempre negli anni sessanta strinse un'amicizia importante con il poeta anarchico genovese Riccardo Mannerini.

Nel 1963 si ruppe l'amicizia con Gino Paoli, a causa della relazione di questi con la giovane attrice Stefania Sandrelli, che Tenco non approvava, perché anche lui aveva avuto nel frattempo un breve rapporto sentimentale con lei.

Pare che Tenco avesse avuto questa relazione per tentare di salvare il matrimonio dell'amico, il quale aveva tentato il suicidio di recente, allontanandolo dalla giovane.

Nel settembre dello stesso anno le sue canzoni Io sì e Una brava ragazza furono nuovamente bloccate dalla censura.

Poco prima aveva abbandonato la Dischi Ricordi per la Jolly.

Agli inizi del 1965 fa la sua seconda apparizione cinematografica, nel film musicale 008: Operazione ritmo, di Tullio Piacentini, distribuito con successo in tutta Italia.

Nel 1965, dopo vari rinvii che aveva ottenuto, partì per il servizio militare, che completò tuttavia in gran parte con ricoveri ospedalieri.

L'anno successivo stipula un contratto con la RCA Italiana e incide Un giorno dopo l'altro, che diventa sigla dello sceneggiato televisivo Il commissario Maigret. Altri successi dell'epoca sono Lontano lontano (in gara a Un disco per l'estate 1966), Uno di questi giorni ti sposerò, E se ci diranno, Ognuno è libero.

A Roma, conobbe la cantante italo-francese Dalida, con la quale ebbe una relazione, contemporanea forse a quella con una ragazza di nome Valeria, la quale, incinta, perse il figlio dopo che fu investita da un'automobile.

Nello stesso periodo collaborò con il gruppo beat The Primitives, guidato da Mal, per i quali scrisse, in collaborazione con Sergio Bardotti, il testo italiano di due canzoni: I ain't gonna eat my heart out anymore, che diventa il grande successo Yeeeeeeh!, e Thunder 'n' Lightnin, tradotta in Johnny no! e contenuta nell'album del gruppo Blow Up.

Nel 1967 si presentò (Fabrizio De André sostenne che non ne era affatto entusiasta e andò controvoglia) al Festival di Sanremo con la canzone Ciao amore ciao, cantata, come si usava a quel tempo, da due artisti separatamente (in questo caso si trattava dello stesso Tenco e di Dalida).

In realtà il brano aveva un altro testo e un altro titolo, Li vidi tornare (il provino con il testo originale venne pubblicato qualche anno dopo in un'antologia della RCA Lineatre), ma Tenco decise di modificare le parole originali di tono antimilitarista ("dicevano domani / domani torneremo / Chiedevo alla gente / quando torneranno / la gente piangeva / senza dirmi niente"), per non incorrere nella censura, poiché parlavano di alcuni soldati che partivano per la guerra durante il Risorgimento ed erano ispirate ai versi della poesia di Luigi Mercantini La spigolatrice di Sapri sulla sfortunata spedizione di Sapri di Carlo Pisacane ("Erano trecento / erano giovani e forti"). Soltanto il ritornello ("ciao amore, ciao amore, ciao") era uguale. Il testo presentato invece era una canzone d'amore sullo sfondo dell'emigrazione italiana verso le Americhe ("in un mondo di luci, sentirsi nessuno").

Il brano di Tenco non venne apprezzato dagli organizzatori del Festival e non fu ammesso alla serata finale, classificandosi al dodicesimo posto. Fallito anche il ripescaggio, dove fu favorita la canzone La rivoluzione di Gianni Pettenati, pare che Tenco sia stato preso dallo sconforto.

Già poco prima di salire sul palco la sera del 26 gennaio, Tenco aveva detto al conduttore del Festival Mike Bongiorno:

L'esibizione di Ciao amore, ciao da parte di Tenco fu condizionata dall'assunzione di un farmaco e di un alcolico (una grappa alle pere), tanto che lo stesso maestro Giampiero Reverberi fece fatica a seguire il cantautore.

La cognata Graziella ha invece dichiarato che l'esecuzione lenta fu una scelta di Tenco stesso, in polemica con la versione di Dalida da lui giudicata una "marcetta", e ne aveva parlato nel pomeriggio a Reverberi che però aveva rifiutato di cambiare l'arrangiamento. Tenco decise quindi di fare per conto suo, eseguendo con ritmo lento a rischio di apparire fuori tempo.

La stessa Dalida ebbe invece modo di lamentarsi dietro le quinte, pronunciando le seguenti parole: «Così mi rovina la canzone».

Al termine di tutte le esibizioni, Ciao amore, ciao aveva ottenuto solamente 38 preferenze su 900, risultando dodicesima su sedici brani in gara e fu quindi, per il momento, eliminata.

L'ultima speranza era affidata alla commissione di ripescaggio, composta da Gianni Ravera, Ugo Zatterin, Lino Procacci, Lello Bersani e Gianni Delli Ponti.

La commissione alla fine, pare su pressione di Zatterin, a Ciao amore, ciao preferì La rivoluzione interpretata da Gianni Pettenati e Gene Pitney.

L'eliminazione di Ciao, amore ciao fu comunicata a Tenco, mentre il cantautore stava dormendo su un tavolo da biliardo: appena saputo dell'eliminazione definitiva del suo brano, prima riconfermò di volersi dedicare solo alla carriera di compositore e abbandonare quella di interprete, poi se la prese con Marcello Minerbi del gruppo Los Marcellos Ferial, imputandogli di essere stato colui che l'aveva introdotto nel mondo della musica e con l'amico Piero Vivarelli.

A prendere con maggior filosofia l'eliminazione di Ciao amore, ciao fu invece Dalida, che invitò Tenco a un brindisi.

Il cantante infine se ne andò contrariato.

I nastri dell'ultima esibizione di Tenco (come di altri cantanti) andranno perduti negli archivi RAI; rimangono solo fotografie, la registrazione filmata delle prove, e la registrazione audio recuperata in seguito grazie all'archivio radio.

Da quel momento le informazioni sono più frammentate. Secondo l'ultima ricostruzione ripresa anche dai programmi televisivi d'inchiesta TV7 (Rai Uno) e Chi l'ha visto? (Rai Tre) Luigi Tenco si recò nella sua stanza, la 219, ed effettuò due telefonate.

La prima a Ennio Melis (capo della Rca) non ottenne risposta; la seconda a Valeria (sua fidanzata dal 1964) ebbe buon esito.

I due parlarono di progetti, di intenzioni da realizzarsi a breve, di ricontrarsi il giorno dopo e di partire per il Kenya e Luigi Tenco - secondo quanto avrebbe riferito la stessa Valeria ad alcuni giornalisti nel 2002 - asserì di avere scritto dei fogli con nomi e cognomi denunciando «fatti che vanno ben al di là della manifestazione».

La telefonata sarebbe terminata all'una di notte del 27 gennaio 1967.

Un'ora dopo, il corpo di Tenco verrà ritrovato da Dalida nella stanza 219.

Il decesso fu stimato a dopo la mezzanotte, quindi nelle prime ore del 27 gennaio.

I primi a rinvenire il cadavere furono, presumibilmente, il suo amico Lucio Dalla, e successivamente la stessa Dalida con cui, soltanto qualche ora prima, aveva cantato al Salone delle feste del Casinò di Sanremo.

L'ultimo a immortalare vivo il cantante fu il fotografo e giornalista Renato Casari, nella tarda serata; Tenco appare sorridente ad una battuta del fotografo, ma con lo sguardo assente: l'originale di questa foto è attualmente conservata nella casa del fotografo (scomparso il 17 novembre 2010 in una casa di riposo a Lecco), a Mandello del Lario.

Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa, l'entrata del foro era sulla tempia destra, quello d'uscita era sulla tempia sinistra.

Nessuno sentì lo sparo.

Venne trovato un biglietto vergato a mano - che più perizie calligrafiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco - contenente il seguente testo:

«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»

Questo fece subito pensare al suicidio come spiegazione della morte.

Tanto più che Tenco aveva acquistato una pistola l'anno precedente per difesa personale. Tuttavia, per molti decenni, sono sussistiti dubbi alimentati da gravi deficienze nelle indagini, come la rimozione e il successivo riposizionamento del corpo nella stanza e da una serie di teorie più o meno plausibili. Farà discutere, ad esempio, l'appartenenza del commissario capo di Sanremo, Arrigo Molinari, che si occupò dell'indagine, alla loggia P2 e forse all'organizzazione Gladio.

Tenco aveva inoltre sostenuto che poche settimane prima, a Santa Margherita Ligure, due automobili, dopo averlo speronato, avevano tentato di mandarlo fuori strada, senza alcun motivo apparente.

Perciò aveva acquistato una pistola per autodifesa (possedeva in tutto un fucile e tre pistole: una carabina Beretta 22 modello Olimpia, un revolver Arminius calibro 22, una Dwp P08Luger calibro 7.65 Parabellum e la Walter Ppk ritrovata nella camera del Savoy).

Per questi e per altri motivi, dopo anni di pressioni esercitate da una parte della stampa e dal fratello Valentino, il 12 dicembre 2005, a trentotto anni dai fatti, la procura generale di Sanremo ha disposto la riesumazione della salma per effettuare nuovi esami (per la prima volta viene eseguita un'autopsia) che il 15 febbraio 2006 hanno confermato l'ipotesi del suicidio, chiudendo definitivamente il caso.

La famiglia, dopo il 2006, ha affermato, tramite la nipote Patrizia Tenco, di condividere la tesi ufficiale come veritiera, considerando speculazioni le altre ipotesi.

Anche i colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni (così come l'amico Fabrizio De André) hanno sempre sostenuto la tesi del suicidio come verosimile; Tenco era rimasto turbato dal tentativo di suicidio con arma da fuoco di Paoli stesso nel 1963, prima di rompere la loro amicizia, e negli ultimi giorni di vita aveva fatto allusioni a un epilogo drammatico.

Sebbene non fosse depresso, Lauzi disse in seguito che Tenco, in momenti di sconforto, gli aveva più volte detto di volersi sparare.

Inoltre la sera della morte era apparso stravolto anche prima di esibirsi, mentre dopo, secondo Ezio Radaelli, "aveva lo sguardo strano di chi era già in un altro mondo".

Paoli e la Vanoni (presente al Festival) affermano che, quella sera, per smaltire la delusione dell'eliminazione, Tenco avesse bevuto cognac o whisky e assunto di nuovo molte pastiglie di Pronox, un tranquillante appartenente alla classe dei barbiturici (nella stanza ne fu ritrovata una scatola vuota) che tra gli effetti indesiderati ha il possibile aumento di ideazione suicida, e che queste sostanze gli avessero causato uno stato di forte alterazione psicologica, tale da spingerlo al tragico gesto.

Luigi Tenco è sepolto nel cimitero di Ricaldone.

tutti pazzi per la Civita

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna